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SOMALI DELL'AREA INTERFLUVIALE Per i Somali dell'area interfluviale la parentela continua a rimanere un cardine, ma il panorama politico si arricchisce gli altri elementi. L'origine eterogenea dei Sab ha portato ad una cultura ed istituzioni sociali caratteristiche, la loro struttura politica forgiata dalla progressiva avanzata verso sud non arriva a creare uno stato tribale, ma è più formalizzata e gerarchica che tra i pastori settentrionali. Nel caso dei Sab si può parlare di tribù dato che hanno una base territoriale e diritti fondiari. Tra i Bantu della Goscia (medio Giuba) allo scopo di potersi dare unità di gruppo essi crearono federazioni di lignaggi con scopi militari e politici o anche soltanto per sopperire all’assenza di un’ascendenza certa. Sul Giuba le federazioni si compiono tra gruppi e lignaggi di colore, ma rapporti di clientela si svilupparono con altre etnie: in epoca precedente tra i cacciatori e pescatori Boon e successivamente con gli Oromo o i Galla e infine con i Somali Tunni di Brava. Agli albori erano i Boon i patroni, ma nel corso dell'800 il rapporto prima virò in mero rapporto commerciale ed infine si invertì. La stessa traiettoria seguirono i Galla rimasti nella zona dopo un'espulsione della loro maggioranza. I Somali subentrati tentarono di mantenere politiche di Patronages, ma furono ostacolati dall'impossibilità di vivere vicino alle boscaglie ed infine sconfitti, a fine Ottocento, dovettero abbandonare l'idea di controllare i Goscia. Sull'Uebi Scebeli nonostante i pastori considerino i Bantu inferiori, nascono dei rapporti di dipendenza e clientela tra pastori e neri. Le alleanze nel Benadir (area gravitante sul basso Uebi Scebeli) non derivano dalla sola parentela, la necessità di essere protetti ha spinto i Bantu a sviluppare diversi gradi di dipendenza con i pastori che a loro volta ricevono da questo rapporto favori di tipo economico, come la possibilità di portare le bestie all'abbeverata sul fiume e lo sviluppo di scambi commerciali. Con il sistema di Patronages i neri conservano le loro tradizioni, ma cominciano ad integrarsi nel sistema politico e giuridico somalo. Anche nei casi di più forte patronage non si tratta di mera sottomissione, ma di rapporti di interdipendenza in cui i Bantu son ben più che passivi servi. Il Cerulli attribuisce questa forza all'unità dei Bantu e ai loro supposti poteri magici, che incutono il rispetto dei Somali. Fattori economici, la necessità dell’interdipendenza, l'unità delle federazioni Bantu e la loro furbizia, derivata da maggiori contatti commerciali con la costa, consentono ai Bantu di resistere ai vari conquistatori camiti. La struttura politica dei Sab e delle federazioni con i Bantu contempla il rispetto dell'autorità e della gerarchia. I maggiori rapporti sociali che si creano tra i contadini rispetto ai soli pastori impongono una più rilevante organizzazione socio-politica e il gruppo pagatore di Diya non basta più ai popoli sedentari o semi sedentari dell'area interfluviale. Tali popolazioni si danno più norme e le regole coinvolgono intere comunità gravitanti su un singolo pozzo o che lavorano collettivamente. Il gruppo pagatore di Diya amplia le sue prerogative, ma nello stesso tempo viene superato, si passa dai membri del singolo gruppo ai membri di collettività più estese. Il lavoro collettivo (Soddon) diventa oggetto di diritto e le regole vengono fatte rispettare con sanzioni. Gli anziani dell'unione contadina hanno maggiore potere. Le sanzioni qui spaventano di più, l'espulsione dal gruppo pagatore di Diya tra i contadini significa perdere la terra e si è così venuto a creare un sistema politico strutturato con capi rispettati. Negli Shir tribali il sistema della rappresentanza è più strutturato ed i clan più potenti rappresentano anche i clienti. I sultani tra le popolazioni Bantù sono rispettati e temuti in particolare se ereditari. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify