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Il wokismo e l'anti-wokismo due facce dello stesso intorpidimento? E' ormai noto, lo era sin dai tempi de "L'uomo a una dimensione" di Marcuse che nelle società tardo-capitaliste (ancor di più nelle nostre che in quella di Marcuse) il potere permetta, più che vietare. La maggioranza della società si concentra sulle libertà "concesse", più che su quelle tolte in una sistematica operazione di atomizzazione. Marcuse saggiamente apre il libro dicendo "Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata". Questo è per certo vero nel Nord Globale, dove per la verità anche il conflitto sociale è stato assopito per decenni. La grande strategia delle élite è stata quella di creare una pace socialdemocratica diffusa (lo stesso Macron ne parlava annunciandone la fine all'inizio dell'operazione speciale russa). La società occidentale è vissuta per decenni in una sorta di età della gioia di vivere. Dalla conquista dello spazio al crollo del muro dei Berlino, dall'entrata nell'euro ai voli super-economici, intere folle hanno accolto festanti questo, quello o tutti questi eventi, come segno di progresso. Questa mobilitazione ha fatto squadra con la diffusione dei diritti civili ed economici (non quelli sociali, intendendo il diritto ad investire, fare impresa, banalizzerei dicendo: le liberalizzazioni). A partire dal 2007, con l'apertura della crisi occidentale e la fine del movimento no global, l'ultima utopia autoctona (al di là dei pareri): la storia viene riaperta per la prima volta dopo seicento anni dagli Altri. La torta si restringe, il PIL non cresce più così velocemente (anzi), i salari non stanno al passo con l'inflazione, cresce ovunque l'ingiustizia sociale. Persino gli Stati presentati come paradisi (col nostro solito auto-razzismo) presentano tagli al welfare e mini-job con una traiettoria che presto o tardi arriverà a situazioni analoghe alle nostre. In questo clima cresce il bisogno di elaborare un nemico da tutte la parti; complici anche decenni di riduzione del dibattito pubblico a talk show. Per qualcuno (i più ricchi o quelli più esposti ai grandi media di ogni orientamento politico, in mano ad un'oligarchia di miliardari) sono i putiniani, l'Iran, Hamas o la Cina. Per altri diventano invece le minoranze interne di ogni tipo. Difficile ammetterlo, ma i movimenti xenofobi trovano forza tra i lavoratori, proprio perché spesso questi diventano l'unica tutela nei confronti della manodopera non formata locale, quella più esposta lavorativamente alla concorrenza dei grandi flussi migratori. La globalizzazione ha creato mercati del lavoro ultra-competitivi, contratti precari e manodopera abbondante. La soluzione non può essere chiaramente quella di chiudersi a riccio, ma non può neanche ignorare le condizioni in essere. La torta si stringe e se sei un maschio bianco (categoria a caso...) che non vuole prendersela con gli arabi devi pur trovare un modo per difendere la tua posizione nel mondo... Perché andare lontano? Nasce così un gran pastone (favorito dai grandi media della contro-informazione, che spesso prendono i soldi dagli stessi miliardari o da micro-donazioni fatte dalle persone che guardano per lo più i media dei miliardari) para-complottista che spazia dal "non ci sono più le donne di una volta", fino al ci da fastidio stare attenti alle parole, per finire nella negazione del cambiamento climatico (perché mettere in discussione quello che ho fatto fino ad oggi?). Ci si trova così schiacciati tra un diritto-umanitarismo messianico delle libertà individuali ovunque ad ogni costo e un ritorno idilliaco agli anni '50, dove sedicenti comunisti duri e puri scrivono post indignati contro le femministe dei social media, una guerra tra bande attorno a temi personali, ai limiti del gossip, ricalcando la grande informazione. Uno dei più tenaci esempi di socialismo a livello mondiale, Cuba ha oltre il 48% dell'assemblea nazionale composto da donne e dal 2022 ha riconosciuto matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni e gestazione per altri per queste stesse