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@gabgerm

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Pubblicato16 nov16/11/2025, 10:18
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Le nostre antenate hanno scelto partner più chiacchieroni e simpatici, favorendo così un processo di selezione auto-addomesticante? A un certo punto della nostra storia, potrebbe esser prevalsa la scelta per partner meno aggressivi e più propensi al dialogo. Il linguaggio avrebbe intrappolato la violenza fisica sul piano verbale e favorito il contenimento delle ambizioni individuali (specie in piccoli contesti demografici come quelli preistorici). Clastres nota come in Amazzonia il capo del gruppo sia costretto ad arringare il villaggio ogni sera, parlando al nulla. Il leader parla, parla, parla, mentre donne e uomini adulti fanno altro, spesso parlano tra loro, i bambini giocano rumorosamente attorno e infine tutti vanno a dormire. La parola intrappola il potere e lo limita, ribadendone la vacuità. Il linguaggio permette la creazione di un'intenzionalità condivisa, insieme elaboriamo un piano per risolvere il problema X; le competenze del linguaggio vanno di pari a passo a quelle della lettura della mente dell'altro, che ci permettono spesso di capirne le intenzioni anche senza una verbalizzazione esplicita. L'idea iniziale era che gli uomini avessero cominciato ad accordarsi per la caccia. Il mito della grande caccia legato all'eurocentrismo preistorico (pure!) è rimasto vivo molto a lungo. Oggi possiamo dire che i nostri antenati mangiavano per lo più piccole prede, vegetali, funghi, persino carcasse e insetti (è solo molto più difficile da dimostrare); non mancavano donne cacciatrici o guerriere (ma probabilmente la gravidanza favorì una qualche selezione; così oggi gli uomini hanno punteggi più alti nell'intelligenza spaziale, si orientano meglio, forse, sottolineo forse, proprio per una selezione positiva legata alla caccia). C'è poi la ricostruzione dell'albero genealogico del sito di Gurgy, in Francia, che ci mostra come fossero le donne a spostarsi presso la casa del maschio, ma che tutti lungo sette generazioni presentavano qualche parentela pur lontana. Possiamo ipotizzare una rete di famiglie, clan, piccole tribù nell'arco di qualche decina di chilometri che gestisse in forma rituale lo scambio genetico attraverso le giovani donne (beccati questo Hobbes). Queste avrebbero portato le conoscenze del gruppo d'origine: dove si trova la fonte X? Questi frutti sono commestibili? Questa pianta cura questa malattia? Sto un po' calcando la mano, ma se dovessimo scoprire un modello generale di questo tipo, potremmo dire che lo spirito cooperativo avrebbe anche in questo caso un discreto vantaggio sull'idea dell'uomo lupo solitario. Esiste poi l'altro grande problema degli studi preistorici-antropologici: non possiamo prendere un sito, ricostruire un aspetto e generalizzarlo a tutta l'umanità del periodo. C'è la concreta possibilità che a 50 chilometri da Gurgy le regole socio-familiari fossero completamente diverse. Non ci resta che continuare a studiare.