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@gabgerm

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Pubblicato9 dic09/12/2025, 10:16
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SE NON TI OCCUPI DEL MONDO POSTCOLONIALE E COLONIALE SARÀ LUI AD OCCUPARSI DI TE Forse dovevo scrivere questa introduzione all' ambito extraeuropeo prima di avviare la serie di pensieri su Somalia, Sudan, Birmania, Pakistan, ecc, ma non avevo trovato lo spunto quindi lo faccio ora Le continue lotte fratricide che funestano il sud del mondo provocando profughi, che finiscono per pesare anche sulle nostre realtà, non possono essere ridotti ad un questione etnica: “perché so neri”, ma neppure semplificate con spiegazioni esogene “conta solo il neocolonialismo”. Come insegna C. Meillassoux per la fase post coloniale e N. Labanca per quella coloniale, i problemi nascono dal concorso sia del piano endogeno che di quello estero. Quindi diventa essenziale padroneggiare da una parte l’antropologia dei popoli e le loro frammentazioni con anche uno studio dell'economia, dei ruoli e specializzazioni professionali, nonché dell’impatto del colonialismo su tutto questo. Colonialismo che va visto come apertura violenta del mondo precoloniale al capitalismo. In particolare va tenuto conto tra gli effetti del colonialismo: le divisioni delle etnie, la convivenza di gruppi ostili, la creazione di statualità artificiali ecc. Non parliamo nemmeno delle fantasie irredentiste che magari tentano di riunire clan e popoli divisi da secoli e con storie divergenti, che poi sfociano in stati teoricamente unitari, ma in cui l’unica realtà è la morte delle virtù dei singoli spezzoni di nazione ed il trionfo dei vizi, che invece si diffondono sull'intero popolo. Dall'altra banda comprendere i meccanismi che soggiacciono al sistema di dipendenze neocoloniali, che consentono di sfruttare le fratture endogene dei paesi soggetti e l’emergere di gruppi di potere locali per creare il sistema di legami simbiotici tra centro imperiale ed élite locale. Se il primo piano (endogeno) sembra lontano dal nostro mondo, anche se non ci metterei la mano sul fuoco: ristrettezze economiche, tensioni interne non hanno mai mancato di scatenate contese etniche anche in popoli a prima vista stabili. Il secondo invece è molto interessante perché quegli stessi meccanismi con cui il presidente africano ed il suo entourage vedono il proprio potere dipendere non più dai propri cittadini, ma dalla conferma imperiale, che consente anche di superare i difetti creati da scelte di politica interna, fatte sovente su base clanica. Aggiungiamo inoltre che questo si rafforza quando i figli studiano nella Metropoli, ci si cura a Los Angeles o Berlino e il denaro finisce in conti esteri ed in investimenti internazionali. Il risultato di tutto questo è la rottura del legame tra élite e nazione, successe così nella Repubblica Veneta nel ‘700. E sta succedendo ora in Europa, perché per restare a noi una Von Der Leyen sta a Mobutu Sese Seko come un Macron o Meloni a Compaorè, I meccanismi soggiacenti sono i medesimi. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify