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L'Occidente e il nichilismo felice Ieri pomeriggio camminavo sotto la pioggia battente, praticamente fradicio e cercavo di concentrarmi sulle facce di passanti. Si, io sono il passante fastidioso che ti guarda in faccia e cerca di capire cosa pensi (in realtà, perché sono sempre sovrappensiero e camminando nel quartiere rischio di non salutare gente che conosco se non ne vedo esplicitamente la faccia e il mio cervello fa una sorta di BIIP che mi richiama alla realtà). Nessuno di quei volti esprimeva una qualche forma di gioia o partecipazione natalizia, anzi. I più erano incazzati, qualcuno si lamentava del traffico, della "fretta di fare i regali" ("che coglioni signo, c'hai ragione", ho pensato); non pochi erano tristi; tanti erano soli anche quando erano in compagnia (cosa ancora più triste). Preso un po' dallo sconforto mi sono chiesto se l'umanità fosse sempre stata così. Devo dire che non sono un tecnofobo, ma innegabilmente un po' la digitalizzazione completa delle nostre vite non ha aiutato. La mia impressione è che scrollare 700 video di 30 secondi che parlano di tutto il pensabile, non faccia benissimo al cervello; forse non fa neanche così bene essere investiti da un flusso costante di informazioni (per lo più stronzate) h24: dai video sulla geopolitica centroafricana all'ultimo pezzo di Lady Gaga. Mi sono però chiesto se non ci fosse anche altro. Si, c'è altro, da marxista lo so. Il capitalismo trasforma i rapporti tra persone in rapporti tra cose: triste, molto. Il capitalismo ha la necessità che ognuno di noi si concepisca come libero e solo, che ognuno di noi sia un consumatore standardizzato e un lavoratore-atomo, preso dal proprio particolarismo esistenziale. I tuoi problemi sono i miei? No, i miei sono i miei e devo risolvermeli da solo e anche se fossero comuni, in realtà io vorrei provare ad uscirne da solo, piuttosto che tentare di risolverceli insieme. Potrei anche dire che la tecnica è solo un mezzo, non è nello strumento il problema, quanto nell'uso che ne facciamo e questo è pur sempre storicamente dato dal contesto. Il fatto di vivere in un mondo dove tutto è merce, rende gli usi della tecnica diabolici. La stessa infelicità viene divisa per fasce di reddito. I poveri hanno problemi concreti che se provano a dire vengono criminalizzati. La classe media invece ha vari fenotipi: - Gli eroi dei romanzi russi che per ogni problema piangono qualche lacrima, ma poi la risolvono grazie a Mastercard tra un aperitivo e Zara; - Gli invidiosi che vivono desiderando il raggiungimento di uno status maggiore, ma questi sono ormai fuorimoda, perché anche l'invidia è un sentimento relazionale, invece noi dobbiamo stare soli; - I finti allegri che devono continuare a ripeterti come tutto vada bene, tutto sia meraviglioso, salvo poi piangere al secondo bicchiere di vino; talvolta scadono nel tipo seguente. - I sedati, quelli che sviluppano dipendenze dal gioco, dai farmaci, dai luoghi, ecc. ecc. - I settari, loro neanche concepiscono questo discorso, perché hanno trovato la chiave di volta della vita e se ne sono autoconvinti, beati a loro. La gente se ne inventa di ogni pur di non domandarsi che cazzo stiamo facendo come comunità. Così pensavo ieri mentre camminavo sotto la pioggia, mentre il mondo sprofonda verso la III Guerra Mondiale, che probabilmente tra qualche anno mio figlio post-adolescente sarà chiamato a combattere, contro un paese con seimila bombe atomiche. Mi stavo per rattristare, ma per fortuna avevo le cuffie e Youtube Music mi ha suggerito un jingle di Natale: tutta vita!