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CONTROLLO SOCIALE DELLA DONNA: L'INFIBULAZIONE La storia dell'infibulazione rimonta a tempi remotissimi ed origina nei territori dell'alto Egitto pre faraonico, con diramazioni nelle culture tribali dell'area subsahariana del Sahel e lungo la valle del Nilo arrivando alle ambe abissine. In ambito arabo non a caso è indicata anche come circoncisione faraonica. A tutt’oggi in Egitto, nonostante sia vietata per legge, la modificazione genitale femminile coinvolge tra l'85% e il 95% delle signore. In Somalia è subita dal 98% della popolazione femminile, tanto che è stato definito il paese delle donne cucite dall'antropologa Anni de Villeneuve in "Étude sur une coutume Somalie: le Femmes cousues", in journal de la Société des Africanist del 1937. Contrariamente alla vulgata diffusa tra i profani l'infibulazione (cucitura delle labbra vaginali lasciando aperta solo una breve sezione nella parte inferiore per consentire minzione ed uscita del liquido mestruale) e l’escissione del clitoride non sono contenute nel Sacro Corano e non sono menzionate in alcun ḥadīth autentico enumerato nella Sunna. Autentici sono i racconti di cui si conosce l'intero iter di trasmissione dalla bocca del Profeta Mohamed alla parola scritta, che consentano di certificarne l’origine certa ed incorrotta. La pratica è citata come circoncisione femminile solo in alcuni racconti a catena incerta e non certificata da nessun importante studioso islamico. Non ne parlano i noti al-Bayhaqī, Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, al-Nawawī e al-Albānī. Quindi possiamo definirli senza remore apocrifi ed escussi dal novero della Sunna e perciò dalla giurisprudenza della legge islamica, non avendo alcun valore giuridico. Non possono in conclusione essere impiegati come base per stabilire una norma religiosa. L’università di Al Azhahar al Cairo, centro di diffusione dottrinale sunnita ed altre istituzioni islamiche contemporanee hanno sottolineato l’incompatibilità della pratica con la Sharia, in quanto istituto culturale preislamico di origine tribale e definito l’infibulazione Haram in quanto nociva e pericolosa, sulla scorta dell'Hadith certificato di Ibn Majah: «Non vi sia danno e non si rechi danno». [NDA] Al contrario la circoncisione maschile è ritenuta, se fatta con criterio, salubre ed igienica. E lo fa sembrare più grandicello. L'infibulazione è diffusa in alcuni paesi totalmente o in parte islamici: principalmente la parte meridionale dell'Egitto, Somalia, Eritrea, Senegal e Guinea, dove viene consigliata come sistema ritenuto utile a controllare e provare la condotta sessuale “corretta” della donna. In Kenia nella prima stagione post coloniale era stata difesa come pratica tradizionale sia tra cristiani, animisti che islamici. In Somalia una donna non cucita viene ritenuta tutt'oggi impura e non riesce a trovare marito, rischiando l’esclusione sociale. In Nigeria l'infibulazione è stata ufficialmente vietata nel 2015 e in Sudan nel 2020. Nel Cristianesimo tutte le mutilazioni sono considerate un peccato contro la santità del corpo e sono ufficialmente proibite. Nel contesto africano però circoncisione e infibulazione rimontano a stagioni precedenti la cristianizzazione o sono il frutto del contatto con altri popoli che la praticano, quindi possono essere riscontrate. In Nigeria buona parte degli uomini sono circoncisi, indipendentemente dal credo. Per quanto riguarda l’infibulazione la troviamo soprattutto tra i copti, sia ortodossi che cattolici d’Eritrea e d’Etiopia, eccetto che nella provincia del Gojjam. Casi ulteriori si riscontrano altrove per esempio tra la minoranza cristiana del Niger ove il 55% delle donne è infibulata, rispetto al 2% delle islamiche. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify