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@gabgerm

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Pubblicato30 dic30/12/2025, 11:32
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Si chiude un 2025 di lotte e speranze, ma anche di repressione. Ai lontani inizi del '900, il mondo viveva una ascendente fase multipolare. L'impero inglese si era affermato con le guerre napoleoniche e grazie alla conquista dell'India aveva avviato quel processo di colonizzazione interna verso le classi popolari. Nuovi attori comparivano sul mondo: Germania, Italia e Giappone. Le autorità di questi paesi avevano optato per una via centralistica allo sviluppo capitalistico e per una sfida espansionistica lungo i mari. Tre paesi che nel giro di un cinquantennio produssero varie gradazioni di nazifascismo, sconfitto dalla borghesia anglosassone alleata ai bolscevichi e al Sud globale. Durante la fase di transizione tra Londra e New York era emerso altro: per la prima volta la gente comune aveva preso il potere in una nazione. Millenni di condizione faraonica erano stati ribaltati, operai e contadini russi avevano fatto la rivoluzione. Ci ritrovammo così un sistema-mondo unificato con centro negli USA e un aspirante sfidante nell'URSS. Negli anni Settanta una serie di sonore sconfitte (dal Portogallo alla Cambogia, dall'Iran al Nicaragua, fino alle regionali italiane o alle elezioni svedesi) misero in difficoltà gli USA. Nessuna fascinazione per il primo uomo sulla Luna (1969), la gente chiedeva la riforma agraria e una ciotola di riso. Una serie di reazioni furono messe in campo: la classe dirigente mica sta a guardare. Nel corso dei decenni è caduta sull'Occidente una spirale repressiva senza precedenti. Questo Natale abbiamo visto la gogna mediatica per parlamentari e docenti colpevoli di avere opinioni. Processi sulla pubblica piazza da giornali prezzolati al soldo di potentati noti. Manifestanti repressi a suon di pugni in faccia dalla polizia tedesca. Il Regno Unito, in cui la gente viene lasciata morire in carcere per aver scritto un post (come questo). Le minacce agli attivisti filo-palestinesi, le aggressioni individuali. Gaza ancora una volta violata, ormai inabitabile. Gli olivi della Cisgiordania bruciati, padri di famiglia uccisi davanti ai figli dai coloni sionisti. Prigionieri palestinesi stuprati davanti le telecamera da interi gruppi di soldati israeliani, poi premiati dai superiori. Giornaliste della Sumud Flotilla anche loro violentate, droni "anonimi" bombardare navi umanitarie nei porti tunisini. Recenti le notizie di un attacco con droni, probabilmente della CIA, in territorio venezuelano; l'aggravarsi dello scontro tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita in Yemen; nuovi crimini genocidari del RSF in Sudan; proteste (probabilmente spinte da fuori) in Iran; bombardamenti USA in Nigeria, Somalia; ancora rivolte sulle coste siriane, ecc. Intanto alla COP30, i governanti del mondo hanno pensato bene che la produzione di armi è più importante che salvarci dall'impazzimento climatico che in pochi decenni trasformerà le nostre campagna nel Deserto del Gobi. Ora persino i giornalisti di La Repubblica sono diventati negazionisti. Quado c'è da salvare il nichilismo dei soldi si crea una grandissima coalizione da Hilter a Milei, da Elon Musk al PD. Intanto, la repressione crolla su ogni attivista, militante, divulgatore. Ognuno di noi è in pericolo. Leggi sempre più restrittive ci tolgono spazi di pensiero, dialogo, confronto e libertà. Grandi iniziative umanitarie devono essere spostate, riorganizzate, nascoste per timori organizzativi. Sarà un 2026 brutale, in cui ci faranno pagare la mobilitazione dell'autunno 2025. E' già successo altre volte nella storia di questo paese: prepariamoci, perché farà male. In mezzo ci sarà tanta poesia, come quella volta che nel '69 Leonard Cohen cantava ai romani: "Amore, fammi venire come la rivoluzione". Trovate i vostri spazi rivoluzionari e difendeteli, ne avremo tanto bisogno.