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🔼🚀 Ti hanno detto che il transfemminismo è “un’esagerazione”, “una moda”, “una deriva”. Bene: fermati un secondo. Perché se lo riduci a uno slogan, stai guardando il dito e non la luna. Il transfemminismo non è una nicchia identitaria: è una lente. Nasce dal femminismo, ma allarga il campo e mette al centro una domanda scomoda: chi decide quali corpi contano, quali voci sono legittime, quali vite sono sacrificabili? Parla di donne, sì. Ma anche di persone trans, non binarie, precarie, razzializzate. Di lavoro, salute, linguaggio, potere. Dice che il patriarcato non opprime tutti allo stesso modo e che il genere, da solo, non basta a spiegare le disuguaglianze. Serve incrociare classe, razza, orientamento, controllo dei corpi. Il transfemminismo non chiede permesso, non addolcisce il conflitto: lo rende visibile. E proprio per questo spaventa. Se vuoi capire il presente — non quello dei talk show, ma quello reale — devi partire da qui. Segui, perché le cose semplici che ti hanno raccontato… semplici non sono mai state. ❤️🍉 Segui Capibara Media