Contenuto
TRUMP E LA FASE SUPREMA DELL'IMPERIALISMO AMERICANO. La stagione globalista pare chiudersi dopo decenni e il centro imperiale cercare un suo nuovo equilibrio che ne consenta il dominio. Torna alla memoria il testo di V. Lenin: “Imperialismo fase suprema del capitalismo”. Quando dopo una stagione segnata dal liberoscambismo favorita dalla primazia industriale del Regno Unito, con il sorgere di nuove potenze industriali, finanziarie e coloniali e il venir meno del ruolo prominente inglese, si apre la stagione del protezionismo, comunque non del tutto sposata da Londra che già da metà ‘800 aveva imboccato una via di sfogo finanziaria per il grande capitale nazionale investendo in infrastrutture, piantagioni e impianti all'estero, ma soprattutto si apre la fase più brutale del colonialismo che da controllo commerciale costiero passa ad effettivo dominio territoriale con la creazione di colonie ad economia protetta ed al servizio della Metropoli. Territori occupati anche per esigenze strategiche, ricerca di risorse, controlli delle rotte ed esclusione dei competitor: da ricordare le contese tedesco-inglesi in Africa orientale o a Papua, o quelle anglo-francesi in Sudan. Di questa stagione è lo “Scramble of Africa” e la corsa all'Asia sud orientale. Una seconda metà dell' 800 che ricorda molto la contemporaneità. Un imperò dominante in mutazione, diviso tra il desio di conservare gli elementi per sé positivi del globalismo: libera circolazione dei capitali e dollaro moneta di riferimento, ma anche la necessità di cambiare tutto: creare una ridotta imperiale militare e di dominio, stabilire riserve di pseudo liberoscambismo addomesticato, da qui i trattati bilaterali impari con controparti isolate, il controllo sul mercato globale di più classi di risorse per condizionare i competitor. PS. Vi invito a riprendere la mia analisi sul neocolonialismo occidentale rispetto alle politiche cinesi e russe col sud globale ove, contraddicendo alcuni analisti, si nota chiaramente l’incompatibilità del modello russo di cogestione delle risorse mondiali sulla base di cartelli di liberi produttori con lo schema americano che vorrebbe addivenire ad una spartizione del mondo delle commodities con i soli russi, chiaramente una concessione pro tempore. In seguito, in relazione a loro esigenze politiche e militari, gli americani potranno influenzare produzione e prezzi come fecero negli anni ‘80, colpendo proprio i russi. Infine una politica spiccatamente neo imperiale che a momenti sembra imporsi e in altri eclissarsi, su Gaza pare confermarsi toccando il fondo dell'abietto e anche con il “consiglio per la pace” una corte feudale per giubilare l’ONU, mentre quanto ci sia di di vero nella politica verso la Groenlandia è ancora tutto da valutare. Gli europei come galline senza testa si dividono, si tradiscono, non trovano il modo di reagire, se non in modo farsesco o peggio solo ad uso della plebe e propongono calate di braghe sullo stile della resa commerciale di Edimburgo. Come coniglietti godono o si illudono di scamparla nel vedere un altro di loro predato dal furetto, ma facciamo un gioco semiserio: Per dominare l’artide e garantirsi risorse il Satrapo rivendica la Groenlandia, poi a chi tocca Islanda? Faroe, Shetland, Svalbard? E nel continente americano a scopo strategico Clipperton e la Guiana dei francesi o le Malvinas di Londra? E non ci dimentichiamo dell'Antartide ad ognuno il suo tributo Parigi offra Kerguelen, Oslo Bouvet e Londra la Georgia del Sud. Il pacifico e i suoi arcipelaghi tanto esposti ai cinesi? Che i servi mettano tutto sull’altare dell' impero: la Nuova Caledonia, la Polinesia e via dicendo. E come dimenticare il Mediterraneo crocevia dei commerci! Colei che tanto è generosa con la roba d’altri lesta offra quel grosso triangolo al centro e vi si aggiunga pure Malta e Cipro. ✍🏻Andrea Segui il capibara 🐾