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Dico questo per pessimismo antropologico? No. Il mio pensiero è che oggi possediamo tutti gli strumenti teorici e tecnologici per iniziare ad immaginare almeno uno scampolo di spazio di liberazione personale e politica. Mai come in questi giorni mi sembra chiaro che il vero dramma che stiamo vivendo è il modo in cui questo malessere si ripiega su di noi, mi par chiaro leggendo Fromm e recuperando anche uno scampolo di Marcuse in "Eros e Civiltà". Abbiamo perso la speranza perché non siamo in grado di amare noi stessi e di amare gli altri, in finale siamo diventati la civiltà della repressione fine a se stessa, del potere e dell'accumulazione. Tutto questo nega la nostra natura di animali relazionali, il piacere di incontrare gli altri, di passarci del tempo insieme, di produrre qualcosa per la comunità (lavoro realizzato) e di riprodurci (generare la generazione successiva, passando un bagaglio di valori condivisi). Il mio timore è che siamo a fine corsa come gruppo e che i nostri vampiri finanziari e sessuali i vari Epstein, Gates, Clinton o chi per loro, non siano che l'estremizzazione del mondo che abbiamo così tanto voluto, ahimè. ⏳ Per altre pillole di ottimismo: Segui il Capibara ⚡️