Contenuto
Sul disfattismo e la manifestazione di ieri Ieri abbiamo ri-bloccato Roma, la tangenziale e mandato un chiaro segnale di sfiducia al governo. Certo, i purissimi ci tengono a dire che loro con Fratoianni non ci andrebbero manco a bere un caffè, permane in costoro un retaggio cristiano: il bisogno della coerenza. Vogliono essere dalla parte del giusto, con le mani pulite, anche a costo di essere insignificanti e utili idioti del governo. Ad esempio, il primo comunicato del gruppo di ieri parificava Cina a Israele e USA, comunicato poi rivisto nel corso della formazione del movimento. Questa è la dialettica politica: entrare in gruppo e lentamente spostarlo. Ieri in piazza c'erano cartelli di sostegno all'Iran, a Gaza, bandiere di Hezbollah, Cuba e Venezuela, eravamo tutti vittime di un incanto collettivo o forse AVS e l'area moderata erano una minoranza? E cosa ci insegna Gramsci, se non che non importa la coerenza (vedi scritti su Machiavelli), ma la capacità di egemonizzare il campo? Mi sorge il dubbio che a criticare la piazza siano quelli poi che si trovano meglio con Forza Nuova o Marco Rizzo, che poi in piazza si trovano con l'associazionismo di destra contro gender, vaccini, famiglie nel bosco e auto elettriche. Sarebbe un po' il caso di dire che queste persone possono legittimamente fare critiche politiche, ma le fanno da un'altra area politica: il libertarismo di destra, che non ha nulla a che vedere con la sinistra. Magari anche care persone, a cui però non affiderei il governo del paese. La grande piazza di ieri è in continuità con quelle dell'autunno e che con l'acuirsi della crisi del capitalismo, interi segmenti dell'elettorato moderato si stanno inconsapevolmente radicalizzando. "Perché devo mandare armi all'Ucraina mentre crepo di appendicite?" "Perché devo pagare la benzina come un bene di lusso?" Da qui la chiusura sulle primarie del Campo Largo: i leader moderati temono un leader spostato in politica estera ed economica e l'importanza della piazza di ieri. Da qui anche l'importanza di sigle di sinistra (sinistra, non socialconfuse) come USB (e area politica di riferimento) che non hanno aderito alla giornata di ieri, ma hanno egemonizzato (specie il sindacato) il movimento filo-palestinese in autunno-inverno e che (ora si, ha senso, non l'anno scorso) fanno da pungolo esterno a un centrosinistra che altrimenti sarebbe moderato. La celebre frase di Lenin "dividersi per poi unirsi": per la costruzione di un blocco egemonico alternativo è qui chiara. Serve un'area più moderata in grado di traghettare alcuni snodi strategici e l'opinione pubblica verso aree più affini, nel mentre servirà un pungolo più radicale che continui come avanguardia a spostare a sinistra il dibattito pubblico. Non possiamo ipotizzare la rivoluzione oggi in un paese del G8, OCSE, NATO, UE. Dobbiamo invece ipotizzare un processo di costruzione del socialismo (alla chavista) che sappia cogliere l'acuirsi della crisi del capitalismo su un piano pluridecennale, creando un nuovo blocco egemonico nel paese. La chiave è una sana dialettica (anche di contrasto) tra USB, Movimento ProPal (in particolare il Global Movement) e movimentismo come quello di ieri e Movimento5Stelle che disinneschi i tentativi egemonici di AVS e indirettamente PD sulle piazze. Proprio come ieri, siamo noi a dover portare la loro base (CGIL e Arci) nel campo anti-imperialista, non il contrario. Certo, mi si dirà: "eh ma quante volte ci abbiamo provato e abbiamo fallito?" E a parte questo cosa pensate sia la costruzione di un'alternativa socialista in un paese imperialista se non ripartire dopo ogni fallimento precedente? 🗣 Gab ✍️ Segui il Capibara 👍🏿