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Fare fuoco e fiamme Di qualche giorno fa la notizia dell'apertura, da parte di Rifondazione Comunista, alla possibile partecipazione a una potenziale coalizione di centrosinistra. La motivazione è chiara: esiste un'internazionale di estrema destra che colpisce ovunque e che a fronte della crisi egemonica degli Stati Uniti sta diventando sempre più aggressiva. Il rischio concreto è che tra poco l'Argentina di Milei con i buoni pasto per gli straordinari saremo noi e non "gli altri". Viviamo in un paese che negli ultimi anni ha assistito a un imbarbarimento complessivo dei rapporti economico-sociali: gli operai vengono aggrediti fuori dalle fabbriche, gli scioperanti si vedono arrivare auto a tutta velocità quasi ad investirli, non mancano poi minacce di violenze fisiche, psicologiche o economiche. Un paese che ha sventato di recente un attacco alla Costituzione. Un paese che sta appoggiando (e quindi normalizzando) un genocidio e una guerra in Asia Occidentale in totale violazione del diritto internazionale; guerra che per giunta ci renderà tutti più poveri. Questa è la realtà, non un film alla tv. La risposta a questa crisi non può che essere coraggiosa e allargare gli spazi di manovra delle forze progressiste, democratiche e socialiste. In altre parole, finiamola con questa storia che non esistono più la destra e la sinistra, che invece esistono e hanno dei parametri ben specifici e iniziamo a rivendicarci le cose di sinistra (se lo siamo ancora). La stagione populista è chiusa; si deve tornare a parlare di segmenti sociali in competizione tra loro. Tra le cose che a me parrebbero di sinistra, c'è la riconversione energetica puntando anche a una maggiore autonomia dagli idrocarburi e quindi dagli sconvolgimenti geopolitici: certo, non basta e non c'è tempo, ma intanto iniziamo, perché il meglio è nemico del bene. Mi pare che il paese avrebbe necessita di ingenti investimenti in infrastrutture (ferrovie, ponti, scuole, università, sanità, strade, autostrade, ecc). Mi pare che il paese dovrebbe tornare indietro di qualche riforma del lavoro e iniziare a rendere i controlli reali. Mi pare anche che dovremmo puntare, nell'anno del Signore 2026, ad una società dell'abbondanza condivisa, programmando una graduale riduzione dell'orario di lavoro a parità salariale. Dovremmo infine smetterla di appoggiare gli USA in cose folli, come la questione Israele e la guerra in Iran (è inutile blaterare di uscire da UE e NATO, se nemmeno riusciamo a riconoscere lo stato di Palestina: ancora un volta, il meglio è nemico del bene). La soluzione non è Silvia Salis con la sua proposta neo-centrista (asse PD-Forza Italia), la soluzione è studiare i rapporti di forza REALI nel paese e imporre a persone che non ci piacciono e che fino a cinque anni fa hanno devastato il paese, di fare altro. A costo di essere noioso e ripetitivo, il punto non è comprare l'anima dei politici, ma quello di costringerli a fare cose che altrimenti non farebbero attraverso i rapporti di forza. La conquista del potere non è un processo morale o artistico, non è vendere tre copie in più di un libro alla sagra della castagna, ma è una strategia precisa fatta di compromessi, avanzate e ritirate strategiche che prevedono la capacità di catturare il consenso di chi non la pensa come noi. La natura del potere è confrontarsi con chi la pensa diversamente e portarlo sulle proprie posizioni. Bene che Rifondazione Comunista voglia entrare nella coalizione di centrosinistra, bene che questa coalizione sia la più a sinistra come non ne vedevamo dai tempi di Berlusconi. Aggiungo anche che Silvia Salis spunta fuori ora proprio per assopire questa svolta che tra movimento per la Palestina e vittoria referendaria arriva dalle strade. Dunque è più importante discutere brillantemente su come ci faccia schifo (comprensibilmente) il PD o imporre al PD un'alleanza con una forza almeno nominalmente marxista ed escludere da quella coalizione Renzi e Calenda?