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Politica

Intelligence for the People è una newsletter di politica internazionale su mondo multipolare, declino dell’Occidente, crisi della democrazia, rivoluzione biotecnologica, ed altro. (A cura di Roberto Iannuzzi) 👇 https://robertoiannuzzi.substack.com

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Pubblicato 18 giorni fa

Israele continua a costruire barriere, fortificazioni e avamposti militari a Gaza, in molti casi spingendosi al di là della linea gialla concordata all’inizio del cessate il fuoco. Israele ormai controlla il 60% della Striscia, e tutto indica che si tratti di un’occupazione permanente. —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 20 giorni fa

La Flotilla riaccende i riflettori su Gaza Il mio nuovo articolo su #IntelligenceForThePeople 👉https://robertoiannuzzi.substack.com/p/la-flotilla-riaccende-i-riflettori Il sequestro illegale e la detenzione violenta degli attivisti della Global Sumud Flotilla da parte di Israele ha riacceso l’attenzione internazionale sulle azioni indiscriminate del governo Netanyahu, in particolare in relazione alla questione di Gaza. Nel drammatico quadro mediorientale contrassegnato dal pericoloso stallo nel Golfo Persico e dalla devastazione israeliana del Libano, l’enclave palestinese, per certi versi la scintilla dell’attuale crisi regionale, era sprofondata nell’ombra. A partire dal 28 febbraio, il governo Netanyahu ha di nuovo stretto la morsa sulla Striscia, incrementando i bombardamenti malgrado il cessate il fuoco nominalmente in vigore dallo scorso ottobre, e riducendo dell’80% l’ingresso degli aiuti. Israele ha progressivamente spostato in avanti la linea gialla che separa l’area di Gaza sotto il controllo israeliano, praticamente spopolata, da quella controllata da Hamas, dove si concentra la quasi totalità della popolazione che ancora abita l’enclave palestinese. A causa di questo spostamento, Israele controlla ormai il 60% della Striscia. Lo ha dichiarato lo stesso Netanyahu. All’inizio del cessate il fuoco, le forze israeliane controllavano il 53% di questa esile lingua di terra. Gaza deve fronteggiare una vera e propria apocalisse ambientale: 61 milioni di tonnellate di macerie, fra le quali si nascondono 100.000 tonnellate di esplosivi, sostanze chimiche pericolose e metalli pesanti che inquinano il suolo. Secondo un rapporto dell’ONU, più del 60% della popolazione ha perso la propria abitazione, e circa un milione e novecentomila persone sono state costrette a sfollare più e più volte. La ricostruzione appare un sogno lontano. L’ONU ha stimato che ricostruire Gaza richiederà almeno un decennio e costerà oltre 70 miliardi di $. Il Consiglio di Pace guidato da Trump ne ha promessi 17, i paesi donatori hanno depositato solo l’1% di tale cifra. Secondo l’Unicef, i gazawi sono costretti a sopravvivere con una disponibilità media giornaliera di 7 litri di acqua potabile (di pessima qualità) e 16 litri d’acqua per uso domestico. Molte persone non hanno accesso neanche a queste minime quantità. In questo quadro di indicibile sofferenza, Israele ha lanciato volantini in alcuni punti di Gaza coi quali invita gli abitanti a diventare informatori per la forza occupante al fine di “proteggere il proprio futuro e quello dei propri figli”. Nel frattempo le forze armate israeliane hanno a più riprese lanciato attacchi aerei e bombardato numerose aree dal sud al nord della Striscia, uccidendo più di 800 persone dall’inizio del cessate il fuoco. Nickolay Mladenov, che presiede il comitato esecutivo del Consiglio di Pace, ha inviato a Hamas una proposta che prevede il totale disarmo del movimento. Qualora Hamas rifiuti, il piano esenta Israele da obblighi cui avrebbe già dovuto ottemperare. Nella fase 1 del cessate il fuoco, Israele avrebbe dovuto far entrare a Gaza almeno 200.000 tende e 60.000 abitazioni temporanee, termini che il governo Netanyahu non ha mai rispettato. Il rifiuto del piano Mladenov da parte di Hamas potrebbe fornire all’esercito israeliano il pretesto per riprendere operazioni militari su vasta scala nella Striscia. Alla catastrofica realtà di Gaza corrisponde la situazione anch’essa drammatica della Cisgiordania dove, fra violenze dei coloni, costruzione di nuovi insediamenti, espulsioni a Gerusalemme Est, prosegue il progetto di annessione condotto da Israele. A conferma del fatto che in tutti i territori palestinesi, non solo in quelli controllati da Hamas, l’obiettivo israeliano è lo stesso: liquidare la questione palestinese. Se vi va, leggete l’articolo 👇 —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 21 giorni fa

A complicare ulteriormente i piani USA di un nuovo attacco all’Iran vi è il fatto che il 24 maggio inizia il periodo del pellegrinaggio (hajj) islamico alla Mecca, che si protrarrà fino al 29. In caso di attacco USA, la rappresaglia iraniana potrebbe creare gravi problemi logistici e di sicurezza alle centinaia di migliaia di pellegrini musulmani. Il danno d’immagine per gli USA sarebbe enorme in tutto il mondo islamico (Washington ha già attaccato l’Iran durante il mese di Ramadan). Ciò significa che Trump potrebbe rinviare l’attacco a fine maggio, oppure evitare di usare lo spazio aereo saudita, cosa che però complicherebbe molto la logistica delle operazioni. 👉https://www.middleeasteye.net/news/exclusive-trump-postponed-us-attack-iran-after-hajj-warning —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 23 giorni fa

Tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono state intercettate da Israele in mare aperto. I soldati israeliani hanno aperto il fuoco, non è chiaro se con proiettili veri o di gomma (questi ultimi in ogni caso possono provocare serie lesioni), in direzione di 5 barche. L’abbordaggio in acque internazionali è una grave violazione del diritto internazionale, ulteriormente aggravata dall’impiego di armi da fuoco, per di più contro imbarcazioni disarmate. Ancora una volta, Israele ha agito nella totale impunità. 👉https://t.me/globalsumudflotilla/2122 —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 24 giorni fa

Secondo numerose indiscrezioni, Trump e Netanyahu stanno preparando un rinnovato attacco all’Iran, che potrebbe essere imminente (questione di giorni, o di ore). Un secondo round del conflitto potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la regione e per l’economia mondiale. La rappresaglia iraniana si prefigura massiccia. Primo probabile obiettivo gli Emirati Arabi Uniti, che hanno dimostrato di essere totalmente schierati con USA e Israele. L’Iran potrebbe colpire i data center americani, ma anche gli interessi economici di Trump nel paese. Teheran colpirà duramente qualunque altro paese del Golfo da cui partiranno gli attacchi americani. Le infrastrutture energetiche e industriali di questi paesi sono potenziali obiettivi. Se venissero distrutte, le ripercussioni sull’economia mondiale sarebbero enormi. Un altro obiettivo iraniano potrebbero essere i cavi sottomarini attraverso cui passa il traffico internet dei paesi del Golfo, e miliardi di dollari di transazioni finanziarie. Gli Houthi nello Yemen, alleati di Teheran, potrebbero chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb bloccando il Mar Rosso. Sarebbe un ulteriore shock energetico ed economico globale. Trump e Netanyahu rischiano di spingere la regione e il mondo verso il baratro, se nessuno li fermerà. E la cosa incredibile è che nessuno sembra intenzionato a farlo. https://t.me/intelslava/87898 —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 25 giorni fa

In Libano gli USA hanno annunciato l’estensione di un cessate il fuoco che non esiste. Poche ore dopo l’annuncio, Israele ha ripreso a bombardare. Dal 16 aprile, data di inizio del cessate il fuoco, Israele ha ucciso più di 600 persone in Libano. 👉https://www.newarab.com/news/lebanon-israel-diplomacy-ceasefire-paper-war-ground —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 25 giorni fa

Avendo schierato aerei Typhoon dotati di nuovi missili antidrone a Cipro e in Qatar, e sistemi di difesa aerea in Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait, la Gran Bretagna si prepara a prendere parte al probabile 2° round della guerra contro l’Iran. 👉https://www.telegraph.co.uk/news/2026/05/17/typhoon-jets-new-missiles-iran-attacks/ —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 27 giorni fa

(Segue dal post precedente) Per Mosca, d’altra parte, le minacce non si riducono al fronte europeo. Vi è anche il tentativo americano di insidiare il confine russo meridionale attraverso la penetrazione nel Caucaso e in Asia centrale, in una sorta di manovra di accerchiamento. A Mosca gli umori stanno cambiando. A 9 mesi dall’incontro fra Putin e Trump, lo “spirito di Anchorage” lungamente invocato dall’inviato russo Dmitriev, dal portavoce del Cremlino Peskov e da altri, sembra aver perso il suo appeal. Gli sforzi compiuti da Dmitriev per giungere a un “grande accordo” con l’amministrazione Trump, incentrati su un approccio utilitaristico basato sugli affari, non hanno dato frutti. Washington continua a inviare armi e a fornire informazioni di intelligence all’Ucraina. Sebbene la speranza di giungere a un’intesa con la Casa Bianca stia scemando, è però l’Europa – e in particolare la Germania – che sta emergendo sempre più come una minaccia agli occhi dei politici e degli strateghi di Mosca. Dmitry Medvedev (vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa) e Fyodor Lukyanov (direttore della ricerca del Valdai Club) hanno concentrato la loro attenzione sul pericolo rappresentato dal riarmo di una Germania revanscista. Tra gli approcci più radicali, spicca quello di Sergey Karaganov, politologo di lungo corso, già consigliere di Gorbaciov e Eltsin, e attualmente fra i consiglieri di Putin. Fin dall’inizio del conflitto, Karaganov ha invocato la possibilità di impiegare armi nucleari in Europa. La tesi di Karaganov è che le élite europee sono completamente screditate, e non hanno alcuna legittimazione per restare al potere. Ma soprattutto, non sono in grado di giungere a una soluzione di compromesso con la Russia. Esse vanno fermate con la forza delle armi per impedire il dilagare di un conflitto in Europa. Innanzitutto colpendo obiettivi militari strategici e altamente simbolici sul territorio europeo con armi convenzionali. Secondo Karaganov, se ciò non fosse sufficiente a “persuadere” le élite europee a scendere a patti con la Russia, sarebbe necessario ricorrere a un attacco nucleare “dimostrativo” o anche volto ad eliminare le stesse élite europee. Simili idee, largamente minoritarie all’inizio del conflitto, stanno progressivamente prendendo piede sia negli ambienti militari che politici russi. Di pari passo, sta crescendo la pressione nei confronti di Putin per un cambio di strategia. L’apparente disimpegno americano dall’Europa ha convinto molti a Mosca che gli USA non correrebbero il rischio di un conflitto nucleare con la Russia per venire in soccorso degli europei. L’intransigenza delle capitali europee e la loro corsa al riarmo incoraggia il diffondersi di queste idee a Mosca, e accresce il rischio di un conflitto convenzionale o addirittura nucleare nel vecchio continente. Se vi va, leggete l’articolo completo 👉https://robertoiannuzzi.substack.com/p/scontro-con-la-russia-verso-una-guerra —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 27 giorni fa

Scontro con la Russia: verso una guerra su scala europea? Il mio nuovo articolo su #IntelligenceForThePeople 👉https://robertoiannuzzi.substack.com/p/scontro-con-la-russia-verso-una-guerra Dalle recenti dichiarazioni di Putin si evince che, a torto o a ragione, egli consideri in questo momento i paesi europei come una minaccia forse più grave degli USA. Questa persuasione, lungi dall’appartenere solo lui, sta prendendo piede negli ambienti politici russi. In quattro anni di conflitto, lo schieramento occidentale ha infranto tabù che mai erano stati violati durante la Guerra Fredda. Paesi NATO hanno fornito a Kiev dati di intelligence e missili per colpire il territorio russo. Nell’agosto del 2024, essi hanno appoggiato l’invasione ucraina dell’oblast russo di Kursk con armi e supporto logistico. E negli ultimi due anni hanno aiutato Kiev a colpire elementi chiave della deterrenza nucleare russa. Ultimamente stiamo assistendo a un nuovo salto di qualità. Berlino sta stringendo la cooperazione bellica con Kiev, diventando sempre più un paese cobelligerante nel conflitto con la Russia. Con il disimpegno americano, la Germania è ormai da tempo il principale finanziatore dell’Ucraina. Ma a metà aprile, per la prima volta il governo tedesco è entrato in una partnership strategica con il settore della difesa di un paese in guerra. L’accordo apre la strada alla coproduzione di sistemi d’arma, droni con gittata fino a 1.500 km, e missili a lungo raggio, insieme a Kiev. Stiamo assistendo alla nascita di un complesso militare-industriale tedesco-ucraino sotto l’egemonia di Berlino. La produzione congiunta di armamenti da parte di Germania e Ucraina, scrive l’ex parlamentare tedesca Dagdelen, pone una minaccia esistenziale alla Russia. La guerra contro Mosca viene combattuta con denaro e armi tedesche. Gli effetti dell’integrazione fra l’industria bellica ucraina e quella di altri paesi europei oltre alla Germania, in particolare nella produzione di droni, sono già riscontrabili nel crescente numero di attacchi condotti in profondità sul territorio russo negli ultimi mesi. Secondo Reuters, a marzo il 40% delle capacità russe di esportazione di greggio era stato cancellato dagli attacchi di droni ucraini ai 3 principali terminal sulle coste occidentali russe: Novorossiysk sul Mar Nero, Primorsk e Ust-Luga sul Baltico. A metà aprile, il ministero della difesa russo ha pubblicato nomi e indirizzi delle imprese europee (incluse alcune aziende italiane) coinvolte nella produzione di droni ucraini, affermando che i cittadini europei dovrebbero sapere. I droni che hanno colpito i porti di Primorsk e Ust-Luga hanno attraversato lo spazio aereo di diversi paesi baltici (Lituania, Lettonia, Estonia). Patrushev ha sottolineato che si tratta di una diretta partecipazione di paesi NATO ad attacchi contro il territorio russo. A ciò si deve aggiungere la militarizzazione della Finlandia, da poco entrata nella NATO, e le azioni di spionaggio che vengono condotte dal suo territorio ai danni di Mosca, elementi che stanno trasformando il paese scandinavo in una nuova minaccia per la Russia. (Segue)

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Pubblicato 11 mag

Con il rifiuto americano dell’ultima proposta negoziale iraniana, siamo di fronte a un pericoloso stallo nella crisi del Golfo. Gli USA non hanno soluzioni militari realmente praticabili, il blocco navale non funziona, la chiusura di Hormuz è una bomba a orologeria che prospetta una crisi energetica mondiale senza precedenti. Con Fabio Cabrini ho esaminato quadro regionale e ripercussioni globali. 👉https://www.youtube.com/live/UBd4qeGiwUM —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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Pubblicato 10 mag

Ecco come il vostro telefonino può decretare la vostra morte. Non è uno scherzo, in Palestina e Libano è una realtà quotidiana. Può accadere a chiunque. Oh, ed è un sistema brevettato dal “mondo libero”.

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Pubblicato 8 mag

(Segue dal post precedente) Lo shock energetico è senza precedenti. A fine aprile, Goldman Sachs stimava che la chiusura di Hormuz avesse sottratto al mercato circa 500 milioni di barili di greggio. Al ritmo attuale l’ammanco potrebbe superare il miliardo di barili a giugno. Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha equiparato l’attuale crisi energetica all’effetto combinato dei due shock petroliferi degli anni ’70 (1973 e 1979) e di quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Il blocco di Hormuz provocherà non solo carenza di petrolio e di prodotti petroliferi come gasolio e carburante per aerei, ma anche di materie prime essenziali per la produzione di fertilizzanti (urea e ammoniaca), e per la produzione industriale (zolfo, elio, alluminio). Una crisi prolungata provocherà una distruzione della domanda su scala globale, portando a una dolorosa ristrutturazione: investimenti su elettrificazione, idrogeno e nucleare, efficientamento dei trasporti e dell’industria, diversificazione delle catene di fornitura. Il prezzo sarà molto alto. L’agricoltura moderna è dipendente da fertilizzanti sintetici e forniture energetiche. I paesi più colpiti dalla fame saranno quelli fragili, come Sudan e Yemen. Poi Egitto e Bangladesh, ma anche un gigante come l’India. Perfino in un paese sviluppato come gli USA, il 70% degli agricoltori non può al momento permettersi l’intera quantità di fertilizzanti di cui necessita per i propri raccolti. In Gran Bretagna sta emergendo un problema analogo. Amos Hochstein, ex inviato di Biden in Medio Oriente, ha candidamente ammesso che penuria energetica e carenza di materie prime essenziali sono già presenti, ma “in paesi di cui non ci importa…perché sono poveri”. Alcune di queste carenze, tuttavia, si estenderanno anche a paesi di reddito medio e ai paesi sviluppati, ha chiarito Hochstein, il quale ha poi spiegato che molte delle notizie che riceviamo sono false. In particolare in riferimento al cessate il fuoco, più volte violato nel Golfo, e inesistente in Libano. Ciò non lascia ben sperare per una soluzione pacifica della crisi. Ma all’attenzione mondiale non deve sfuggire che, se la guerra tra Iran da una parte, e USA e Israele dall’altra, dovesse riprendere a un’elevata intensità, le conseguenze sarebbero catastrofiche. Le infrastrutture energetiche e industriali della regione rischiano di essere spazzate via, sottraendo al pianeta il 20% del fabbisogno di gas e petrolio, e altre materie prime essenziali, per anni a venire. Ciò equivarrebbe a una demolizione (in)controllata dell’economia mondiale, con conseguenze incalcolabili per la sopravvivenza di milioni di persone e la stabilità del pianeta. Trovate ulteriori dettagli nell’articolo 👉https://robertoiannuzzi.substack.com/p/hormuz-lultima-follia-demolizione —————————— ➡️ Iscriviti a Intelligence for the People Sono anche su Twitter: @riannuzziGPC

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