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Si fa un gran parlare di “due popoli in due Stati”, come se questa fosse la soluzione del massacro in Palestina... Si fa un gran parlare di Stati Uniti d’Europa, come risposta positiva alla crescente critica populista anti-Ue... Si fa anche un gran parlare di Stato democratico di Israele, come sfoggio di superiorità rispetto al terrorismo (senza Stato) di Hamas... Insomma, non si parla d’altro sui giornaloni mainstream che di Stato, Stato, Stato. Eppure è evidente a tutti che il concetto di “Stato” non è mai stato (scusate il gioco di parole) così evanescente e rarefatto come in questo periodo storico. La crisi terminale della Democrazia, del Diritto e, più in generale, della Politica ci impone di ripensare anche la natura giuridica e culturale della forma-Stato. Provando a non fare del concetto di Stato un simbolo da rinnegare o da idolatrare su convenienza, a nostro piacimento. Il grande spartiacque della storia si potrebbe riassumere in questa semplice domanda: vogliamo uno Stato di Pace o uno Stato di Guerra? Rispondere sul serio a questa domanda non è affatto facile. Sulla carta potremmo già oggi dirci democratici, costituzionali, liberali, pacifisti, tolleranti, ma è davvero così? Forse, come tento di spiegare in questo bell’incontro che abbiamo realizzato nella Cappella Pontano di Napoli, questa stessa interrogazione andrebbe fatta innanzitutto a livello antropologico-interiore. Dovremmo quindi domandarci: in quale “Stato del mio essere” mi trovo ordinariamente? Il mio Stato interiore è nella Ricchezza della Pace o è nella Miseria della Guerra? Posso creare uno Stato-Mondo di Pace se dentro vivo costantemente in uno Stato di Morte e di Guerra? Questo è il punto rivoluzionario di partenza… non altro. Buon ascolto! Davide Sabatino https://youtu.be/T3kejjB84mg?si=HlhZkqt03e50dbJb