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"Come sempre, le scelte politiche si ammantano di ideologia e nobili parole. [...] Oggi l’ideologia si chiama «democrazia», una parola vuota, ripetuta alla nausea, ridotta solo a coprire la feroce determinazione dell’Occidente ricco a difendere il proprio privilegio storico. [...] l’Occidente è a un bivio storico: scatenare l’inferno per cercare di preservare ancora per un po’ il dominio militare e politico sul mondo. Oppure accettare il multilateralismo, le legittime aspirazioni di vastissime aree del pianeta a seguire la loro strada, culturale e politica, senza piegarsi al volere occidentale. [...] Con tutto quanto in esso non mi piace, il «National Security Strategy» degli Stati Uniti mi fa pensare che forse non tutto è perduto. Forse qualcuno capace di guardare un po’ più in là del suo naso, nelle stanze dei bottoni, c’è. [...] Il nostro continente, [...] sta reagendo alla svolta politica americana con sgomento, e in maniera scomposta. [...] Invece di trincerarsi dietro l’ipocrisia delle alate dichiarazioni sulla «democrazia» [...] cominciamo piuttosto a guardare un po’ più in là del nostro naso, e articoliamo proposte. [...] L’Europa non ha ragione di avere paura della Russia, che da sempre non cerca altro, talvolta in maniera troppo brusca e scomposta, certo, che un modo di essere invitata a tavola e non essere schiacciata. La Russia è stata ripetutamente attaccata e invasa dall’Europa nella storia (dalla Francia, dalla Germania, persino dagli italiani nella guerra di Crimea) e non ha mai attaccato l’Europa. Tantomeno si è mai sognata di attaccare un paese Nato: ha attaccato l’Ucraina proprio perché non era nella Nato e per evitare che lo diventasse. L’Europa non ha necessità di «punire» la Russia e sentirsi l’arbitro del mondo. [...] Usciamo dal delirio «democrazia verso autocrazia», in un mondo in cui cosiddette autocrazie crescono economicamente molto più di noi, raccolgono più consenso interno di noi, e migliorano la vita dei loro cittadini a livelli mai visti nella storia, e pensiamo al mondo come una comunità di popoli che ciascuno cerca la sua strada come vuole, che talvolta litigano fra loro, ma che devono imparare a farlo in maniera più civile, senza trucidarsi in continuazione. È una straordinaria opportunità, che il mondo chiede, e che ci aprono i cugini d’oltreoceano." (Carlo Rovelli - Corriere della sera) 🤕Entra nel canale telegram de @lafionda