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🔵Ma alla fine Trump ha davvero fatto marcia indietro sulla Groenlandia, come scrivono molti giornali? Non esattamente: ancora una volta si è avvalso delle sue consuete, spregiudicate tecniche negoziali. Ha fatto la voce grossa per mettere in soggezione gli interlocutori. “Voglio annettere la Groenlandia!”, “Metterò i dazi a chi mi ostacola!”. Insomma, chiedeva cento, ma in realtà mirava a trenta. E così è stato: otterrà di creare molte basi militari e, statene certi, avvierà un massiccio piano di investimenti a cui, scemata l’emozione di questi giorni, le autorità locali e la Danimarca non si opporranno. Insomma, Trump rispetterà la loro sovranità, esercitando di fatto un protettorato economico e militare. A Davos ha dimostrato ai partner e al mondo chi controlla davvero la Nato, a cominciare dal suo segretario generale Rutte, che si piega e, all’occorrenza, si spezza. E isolando Macron, la cui risentita partenza anticipata da Davos oggi appare inappropriata, se non patetica, di certo da perdente. Come quelle di von der Leyen e Lagarde, offese dagli attacchi di esponenti dell’Amministrazione, che hanno smontato veementemente la narrativa trentennale del World Economic Forum e dunque della Commissione europea, del Fondo Monetario Internazionale e dell’OMS. Emmanuel, Ursula e Christine: il magnifico trio ha sbattuto la porta in segno di plateale dissenso e si è trovato isolato, permettendo, peraltro, a Donald di individuare amici e nemici. Tutti gli altri, incluso Merz, sono rimasti a Davos. E hanno assistito, impotenti, al funerale della loro creatura: la globalizzazione.