Post recenti
Pag. 1 di 84 · 1,000 post
Pubblicato 10 giorni fa
Confindustria è da 34 anni che la "mena" sul concetto di "competitività" che si è risolta, in loro, sempre in deflazione salariale, in compressione salariale, nella distruzione del salario sociale globale di classe (che Guido Salerno Aletta, d'accordo con me, sosteneva essere un fattore di accumulazione capitalistica, lato consumi), nell'umiliazione di istruzione, dei saperi, dei talenti delle generazioni a partire dai primi anni novanta (non a caso, dal golpe giudiziario del 1992, che spazzò via la Prima Repubblica). Confindustria, e nemmeno i governi succedutesi, non hanno mai avuto una strategia di politica economica, di politica industriale, di politica sociale di istruzione all'altezza dei tempi e, soprattutto, della creazione del mercato mondiale perché, tranne eccezioni, non sanno cosa sia questt'ultimo. Le stesse esportazioni, così vivide, si spiegano, per la gran parte, con la compressione salariale. Il ruolo delle potenze straniere in questo Paese, la perdita di sovranità monetaria, il mercato unico europeo, l'accordo Van-Miert del 1993, volto alla distruzione di capitale industriale, specie nel Mezzogiorno, il neocorporativismo di Ciampi, Amato, Draghi, Prodi, Triplice Sindacale, le riforma Berlinguer sulla scuola, continuata con gli anni successivi, la stessa perdita del SSN sanitario nazionale, il federalismo fiscale, la riforma del Titolo V della Costitiuzione, le esternalizzazioni nella PA, insomma tutto questo, e altro ancora, hanno distrutto basi di accumulazione capitalistica e la preparazione al mercato mondiale, a partire dal 1990, anche se prodromi di essa, in varie parti del mondo, già c'erano. Il ruolo delle tecnologie nel modo di produrre, il crollo degli investimenti pubblici e privati, il ruolo del pubblico - piu' Stato per il mercato - hanno "addormentato" la classe padronale alla modernizzazione delle loro aziende, dei loro territori, del Paese e ora non fanno altro, come da 34 anni, che "lamentarsi". Moltissimi di loro hanno rinunciato a "sporcarsi le mani in fabbrica", unico luogo di estrazione del valore marxiano, a preferire le rendite, di qualsiasi tipo, a costruire un mondo del lavoro dove si è riaffacciato il lavoro servile e, se vogliamo, forme moderne di semi-schiavitù. Tutti questi fattori hanno portato al crolo demografico unito all'emigrazione all'estero delle nuove generazioni, che, come tutti i giovani, aspiravano, e aspirano, ad un miglioramento delle condizioni di vita, nel mentre in Italia gli si offriva "l'inferno salariale". Confindustria, fa politica, chiede soldi pubblici, il suo centro studi non è all'altezza dei tempi. Insomma, costoro, quando incominceranno a porsi delle domande e, magari dire, che qualcosa in loro è errato?
Pubblicato 10 giorni fa
https://youtu.be/4TfphvyR8W0?is=gA-EDsey3xoSpTxm
Pubblicato 10 giorni fa
Nell'era dell'AI, la professione più ricercata è il filosofo. E non è uno scherzo https://www.quotidiano.net/tech/ai/nellera-dellai-la-professione-piu-ricercata-e-il-filosofo-e-non-e-uno-scherzo-ymbmqjbn
Pubblicato 10 giorni fa
https://bancafucino.it/sites/default/files/2026-05/20260511_Analisi-Scenario-macroeconomico.pdf
Pubblicato 11 giorni fa
Ieri non ho seguito niente, sono stato alla festa del mio pronipote (tra l'altro, per fortuna, tanti bambini). Oggi vedo le notizie. Pare ci sia l'accordo, ma il parlare troppo, il troppo nervosismo, il suo Ego di Trump fanno si che aspetti la conferma iraniana. Leggo che ieri, alle 19:00, c'è stata una call Casa Bianca-Paesi del Golfo. Occorre interrogarsi sui Paesi del Golfo, miniera di petrolio, gas, soprattutto soldi, tanti soldi, a partire dai petrodollari decisi a partire dal 1973, dopo la guerra dello Yom Kippur. I loro soldi furono indirizzati a Londra, a Wall Street, ai Treasury (soprattutto) che coprirono, via via, il deficit commerciale e delle partite correnti Usa. Negli ultimi anni vi è però stato un "capolavoro diplomatico", soprattutto di Wang Yi, a capo della diplomazia cinese, un bello uomo, sopraffine, intelligentissimo, calmo, paziente, che parla poco, tesse la tela mondiale (in ispecie la Belt and Road). Quale era questo capolavoro? La "pace" tra sunniti e sciiti nel Golfo, soprattutto la pace tra Arabia Saudita e Iran (compromessa con l'ultima guerra). Non sappiamo cosa sia successo negli ultimi mesi, sappiamo del ruolo del Pakistan, sappiamo degli incontri, nel giro di due settimane tra Xi-Trump e Xi-Putin. Dal Global Times vengo a sapere che Pechino sta avendo molti incontri diplomatici (e di affari) con moltissimi paesi, che Wang Yi trotterella in giro per il mondo (ha incontrato anche Tajani) e, soprattutto, ho notato una notizia. Pare che Xi voglia andare da Kim (Corea del Nord) per fare incontrare Kim e Trump. Non sappiamo del ruolo della Cina nella crisi del Medio Oriente. Un mese fa avevo letto una nota ufficiale cinese che chiedeva il disarmo totale di Israele (aveva attaccato la linea ferroviaria della Belt and Road Iran-Pakistan-Cina, che trasporta anche petrolio iraniano). Un'amica marxista mi disse questo, sentendolo da un ex diplomatico: Trump gioca a poker, Iran a scacchi (sono nati lì), Xi a go (millenario gioco cinese). Insomma, forse, ma forse, una "manina" cinese, nell'eventuale accordo sulla crisi di Hormuz, potrebbe esserci stata, ma concede la "vittoria" a Trump per, diciamo così, "cortesia diplomatica". Rimane il tortuoso "affaire ucraino-russo", ma lì l'inesistenza di un corpo diplomatico europeo (se si esclude il Vaticano), frutto del fatto che negli ultimi decenni gli intelligenti, i saggi sono stati emarginati (insomma, si preferiscono nullità come Kallas o Di Maio), fa sì che lo scenario sia sempre piu' incendiario. Non gioca a favore di una soluzione diplomatica il riarmo tedesco (800 miliardi), che inquieta Mosca e alcuni stessi alleati Ue. Cosa dovrebbe fare il nostro Paese? Non unirsi al "Patto d'acciaio" con Berlino, continuare con il Mediterraneo, con il Golfo, con l'India, con l'Estremo Oriente e con l'Africa, per costruire una tela diplomatica ( e di affari, che non guastano mai) per sfuggire al "clima asfissiante Ue).
Pubblicato 12 giorni fa
https://youtu.be/Y_PBB2eyo68?is=oRNCq4K29JdSLfx3
Pubblicato 12 giorni fa
Nonostante tutto, l'Italia è ancora la quinta potenza mondiale nelle esportazioni - L'INDIPENDENTE https://share.google/viKzjE2lhAM1HFwDB
Pubblicato 12 giorni fa
principi - incoraggiare il dialogo, promuovere la risoluzione politica delle controversie e opporsi all'uso della forza e allo scontro tra blocchi - in azioni concrete, dimostrando uno spirito di responsabilità globale e impegno per il bene comune. "Incontro a Pechino" testimonia la cooperazione. Man mano che sempre più paesi "guardano a Oriente", si stanno rivolgendo proattivamente alla Cina per imparare dalla sua esperienza e cercare opportunità di sviluppo. Che si tratti del Cancelliere tedesco Friedrich Merz che fa un viaggio speciale per studiare le industrie cinesi della manifattura intelligente e della robotica industriale, del Presidente mozambicano Daniel Chapo che visita luoghi come Hunan e Qinghai per assistere all'esperienza cinese nel bilanciare la protezione ecologica e la riduzione della povertà, o del Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam, del Presidente vietnamita To Lam che visita la Nuova Area di Xiong'an e viaggia sul treno ad alta velocità Fuxing ottenendo un impressionante esperienza dei molteplici aspetti della modernizzazione cinese, tutti riflettono un alto livello di riconoscimento dei risultati di sviluppo e governance della Cina, nonché una profonda comprensione del suo modello di sviluppo. Il mondo vede che i risultati della Cina sono tangibili e visibili, che la sua filosofia di governance funziona e offre lezioni preziose, e che le opportunità create dallo sviluppo cinese sono altamente inclusive e ricche di potenziale. "Incontro a Pechino" testimonia anche la risonanza. In un momento in cui unilateralismo e protezionismo sono in aumento e l'ordine internazionale è sotto pressione, il mondo ha urgentemente bisogno di una nuova visione di governance globale capace di colmare le differenze e costruire consenso. Dai fruttuosi risultati della cooperazione di alta qualità della Belt and Road alla proposta e all'attuazione delle quattro principali iniziative globali, le proposte cinesi si sono costantemente concentrate sui temi fondamentali della pace e dello sviluppo. La Cina non interferisce negli affari interni degli altri paesi, né impone la propria volontà agli altri. Essa sostiene l'uguaglianza tra tutte le nazioni, indipendentemente da dimensioni, forza o ricchezza. Questa saggezza orientale – perseguire il proprio sviluppo aiutando gli altri ad avere successo e lavorando per il bene comune – rompe lo stereotipo che "una nazione forte debba cercare l'egemonia" e offre una nuova strada per migliorare il sistema di governance globale. Il flusso costante di visite di leader politici di vari paesi è, di fatto, un voto di fiducia espresso attraverso azioni concrete, riflettendo la risonanza globale e la risposta condivisa alle proposte e alla visione della Cina. "Il 1° maggio 2026, la Cina ha iniziato a implementare un trattamento tariffario zero ampliato sulle importazioni da tutti i 53 paesi africani con cui ha relazioni diplomatiche"; "rafforzare la cooperazione in settori quali il commercio, le nuove energie e l'economia intelligente, per incoraggiare gli scambi di cultura, istruzione, ricerca scientifica e sport"; "esplorare vie di cooperazione che portino a risultati vantaggiosi per tutti, e mantenere congiuntamente le catene industriali e di approvvigionamento stabili e senza ostacoli" - il ampio riconoscimento e la fiducia che la Cina ha guadagnato dalla comunità internazionale derivano in ultima analisi dal suo costante impegno ad agire responsabilmente come grande nazione. La Cina non ha mai esportato turbamento o confronto al mondo. Al contrario, continua a offrire stabilità, opportunità e speranza. Attraverso l'ondata dell'azione diplomaticaA questo maggio, il mondo ha assistito a una Cina vibrante, aperta e inclusiva, così come a una Cina che sostiene principi fondamentali mentre persegue l'innovazione e si assume grandi responsabilità. Indipendentemente da come possa cambiare il panorama internazionale, la Cina rimane un partner affidabile di cui il mondo può fidarsi.
Pubblicato 12 giorni fa
Dal Global Times, organo ufficiale del Pcc cinese, del 23 maggio. "Dimostra un'altra ondata di 'incontri di Pechino' molto affollati: editoriale del Global Times Pechino ha assistito ancora una volta a un'altra ondata di "visite in Cina" a maggio, quando ci sono stati almeno una dozzina di scambi bilaterali di alto livello ed eventi multilaterali ospitati in Cina. Il motivo per cui viene descritta come "un'altra ondata" è che dalla fine dello scorso anno all'inizio di quest'anno, diversi capi di stato europei hanno visitato la Cina in successione, mentre anche leader dei paesi vicini hanno fatto frequenti viaggi – attirando già notevole attenzione. All'inizio di quest'anno, il media statunitense Forbes ha dichiarato sul suo sito web che la Cina stava stendendo il tappeto rosso quasi quotidianamente per accogliere i leader stranieri in cerca di un ambiente di sviluppo più stabile. Dopo diversi mesi, quel tappeto rosso si è solo allungato e ampio, riflettendo vividamente l'appeal e la forza centripeta della diplomazia cinese tra grandi nazioni. Gli impegni diplomatici della Cina sono diventati così frequenti che "monitorare il calendario diplomatico cinese" è diventato a sua volta un argomento popolare nel dibattito pubblico. Secondo le statistiche dei media, tutti e quattro gli altri cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno visitato la Cina; tra i paesi del G7, tutti tranne il Giappone lo hanno fatto. L'elenco dei leader in visita provenienti da paesi in via di sviluppo è ancora più lungo, tra cui il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam, il Presidente vietnamita To Lam, lo Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, il Principe Ereditario di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, il Presidente del Mozambico Daniel Chapo e il Presidente tagiko Emomali Rahmon, tra gli altri. Quello che può sembrare un allineamento casuale degli orari in realtà non è un caso. Di fronte ai profondi cambiamenti del nostro tempo e alle turbolenze globali, il mondo naturalmente rivolge la sua attenzione a dove le prospettive di sviluppo sono più chiare, la direzione più definita, le soluzioni di governance più efficaci e la stabilità più duratura. La logica dietro questo non è difficile da comprendere. "Incontrarsi a Pechino" riflette anche un senso di responsabilità. La stabilità del panorama globale dipende fondamentalmente dalla traiettoria delle relazioni tra le grandi potenze. Sotto la guida strategica della diplomazia dei capi di stato, la Cina si è costantemente assunta la responsabilità di difendere la pace mondiale e ha lavorato nella pratica per promuovere un nuovo modello di relazioni tra grandi paesi. Durante l'incontro tra i leader Cina-USA, le due parti hanno concordato di definire la loro relazione come "una relazione costruttiva Cina-USA di stabilità strategica", una nuova posizione per i legami bilaterali. L'incontro tra leader Cina-Russia, nel frattempo, ha segnato una nuova fase di sviluppo più dinamico e rapido nelle relazioni bilaterali. Un "nuovo posizionamento" e una "nuova fase" sono stati abbandonati con un pensiero obsoleto della Guerra Fredda su giochi a somma zero e confronto tra blocchi, infondendo preziosa certezza nella stabilità strategica globale, permettendo al mondo di vedere chiaramente la fiducia e la compostezza della diplomazia cinese nella nuova era. "Incontrarsi a Pechino" riflette anche fiducia. Il mese scorso, il Presidente Xi Jinping ha incontrato lo Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Principe Ereditario di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, presentando una proposta in quattro punti per promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente, proponendo un approccio cinese alla risoluzione dei conflitti e al raggiungimento della pace in Medio Oriente. Allo stesso tempo, per molti paesi in via di sviluppo colpiti da interruzioni nelle rotte marittime dello Stretto di Hormuz, la Cina ha attivamente esteso l'assistenza, trasmettendo il suo fermo impegno promuovere la pace e lo sviluppo. La Cina ha costantemente tradotto i suoi
Pubblicato 12 giorni fa
Che cosa sta succedendo in questo Paese? Come la pensano i giovani proletari? Sto vedendo piazze strapiene ai comizi di Vannacci. Sono uscito da facebook perché c'era un odio, un'ignoranza, una tifoseria irreali, sono rimasto su telegram per rivolgermi, magari, ad un'eventuale gioventù, per informarli del loro Paese degli ultimi 34 anni. La Meloni sicuramente conoscerà le borgate romane, viene da lì, è una della strada. Ma mi chiedo se conosce le periferie delle città del nord, le baraccopoli dei migranti nelle campagne, i tuguri per migranti ed italiani nelle città. Mi chiedo se Mattarella conosce questo Paese, il suo popolo, i suoi sentimenti, rivendicazioni, i salari da fame, il cercare di sopravvivere di tanta gente, gli affitti stellari, un lusso sfacciato in faccia alla povertà salariale, alla miseria del proletariato italiano, specie giovanile, alla fuga all'estero di centinaia di migliaia di giovani italiani, spesso laureati, negli ultimi 30 anni. E' tornato lo schiavismo in Italia, non accadeva da chissà quanti secoli, e mi chiedo se Mattarella lo sappia. Gli artisti, i musicisti, l'intellighenzia si premiano da loro, si "scannano" in tv e poi vanno a cena in un ristorante assieme, magari con cibi preparati da un cuoco del Bangladesh. Mi chiedo cosa sia il Nord nei tempi moderni, Lo lasciai nel 1996, intravvidi nella ricca e borghese Bologna la futura povertà salariale, la sostituzione di forza lavoro meridionale con immigrata. Scesi nella Crotone ormai deindustrializzata dopo i fuochi di settembre 1993, l'anno dopo vollero eleggere un sindaco fascista. Tre anni fa, alle elezioni politiche, nella Sesto San Giovanni deindustrializzata lo stesso scenario: stravinse Isabella Rauti, figlia di Pino Rauti, fondatore del Msi. Chissà perché il popolaccio, quello "bruto", "cacionario", quel "proletariato sporco" si affidi alla destra, cosa cerca in loro, un'identità, un salvataggio, una speranza? E vale sempre la stessa formula: "laddove la sinistra lascia il vuoto, lo riempie la destra". Insegnavo commercio estero. Alle 19:00, nel 1998, andavo in un self service a mangiare, la tv trasmetteva R4 con Fede, vedevo folle oceaniche ai comizi di Berlusconi e mi chiedevo: "cosa cercano gli italiani in lui, cosa gli chiedono, perché invocano la "libertà", libertà da cosa, da chi, da quale fantasma, visto che il comunismo era crollato?" Tra il 1996 e il 2001 fu la mia caduta. Mi aiutarono familiari, amici, gente sconosciuta. Mi ripresi, forse il destino, quando vinse Berlusconi. Lo vidi, poco prima che lui morisse in tv, una decadenza fisica, ma "frasi di verità storiche", quasi fossero un "testamento". Si parla di Iran, di Cuba, di Israele, di Russia, di Trump, ma quando si parlerà del nostro Paese, quando si vorrà conoscere realmente cosa esso sia nel XXI secolo? Ho amiche e amici che mi informano sul mio Paese, dal nord al centro, dal sud alle isole, e non è un bel vedere. Il nord sembra una polveriera pronta per esplodere, gli italiani sono "apparentemente calmi", ma potrebbe una miccia scatenare un inferno. Sono inquieto, lo sono sempre stato. E' un difetto, forse una virtù. Perché cerco di capire e la curiosità, finora, non mi ha ucciso. E mi sovviene un ricordo di infanzia. Spiaggia di Tropea estate 1977, una ragazza, avrà avuto 18 anni, con radiolina. La radio metteva Sotto il segno dei pesci di Antonello Venditti. Sono rimasto a quella canzone, ma gli "altri"?
Pubblicato 12 giorni fa
Oggi sono in ferie per vari motivi. Chissà perché mi è venuta la curiosità di dare un'occhiatina ai cosiddetti "siti", non aggiungo altro per specificarli, ma chi vuole intendere intenda. Non si pongono alcun dubbio, domanda, su Merz, che ieri ha dichiarato che la Germania vuole porsi alla testa della Nato (vi ricordo che i primi a capo della Nato, nel dopoguerra, erano ex generali nazisti) ed inoltre ha dichiarato che forse i giovani tedeschi non bastano. Non si fanno interrogativi sulla Storia, sul ruolo di questo Paese negli ultimi 140 anni in Europa, e, magari, per tornare a tempi brevi, non si ricordano che la legittimazione di Croazia e Slovenia da parte della Germania riunificata (in Italia la pensava allo stesso modo un certo Fassino e altra gente del Pds) che scatenò l'inferno nella Bosnia e nella Serbia (bombardata, su autorizzazione di D'Alema e non vi cito chi era allora il Ministro della Difesa - con uranio impoverito dalla base di Aviano, avente a capo in Usa Clinton, che pose fine ad un'esperienza di socialismo in Yugoslavia all'avanguardia). Nessuno ricorda gli occhi terrorizzati di Mitterrand alla caduta del Muro di Berlino, o ad Andreotti che diceva: amo così tanto la Germania che ne preferisco due. Nessuno ricorda Alessandro Natta, l'ultimo segretario del Pci che disse: è tornato Hitler, e la stessa affermazione la fece Honecker. Berlino va così di moda tra i "giovani" da tanto tempo, così "cool". Nessuno si ricorda dei "compitini che dovevano fare gli italiani" secondo la Merkel, che distrussero il proletariato italiano del tutto. Nessuno si ricorda dei "sacrifici" e delle "privatizzazioni" prodiane per entrare nel paradiso dell'euro, che non era altro che il Piano Werner di riunificazione monetaria nazista del 1967. Nessuno si ricorda della "Riforma del lavoro Hartz IV" tedesca, preparata dall'allora capo di Volkswagen, imitato in questo da Renzi con il Jobs Act, che distrusse del tutto il proletariato giovanile italiano. Ma del proletariato, quello vero, che magari vota a destra, e non ci si chiede affatto perché, evidentmeente poco importa, L'importante è attaccare la fascista Meloni che, magari, diversamente da gente come Picierno e bella compagnia, centinaiai di migliaia di giovani italiani non li manderebbe al fronte russo. Una storia all'incontrario, dove non si capisce affatto cosa sia la "sinistra" nei suoi vari ambiti e cosa sia "la destra".
Pubblicato 13 giorni fa
Ho sognato Salerno Aletta. Aveva dormito con me in un lettino nel mio studentato a metà febbraio di quest'anno. La mattina dopo non lo vidi piu'. Dicemmo tutti che era morto. Stanotte mi è apparso lui, con Totò e un altro sconosciuto, vivi. Avevano vissuto in Lombardia in questi mesi in chissà quale epoca. L'unica cosa che mi ricordo è che Salerno Aletta e Totò dicevano: lì non legge libri nessuno. Poi mi sono svegliato. Povero Dottore.