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Ieri sera abbiamo organizzato il presidio “Non una in più” davanti all’ambasciata e ai consolati polacchi nelle città di Roma, Milano e Torino per ribadire che le leggi restrittive sull’aborto non solo negano i diritti delle donne ma arrivano a costare loro la vita, com’è accaduto in Polonia nel caso della giovane donna incinta di Pszczyna, lasciata morire per salvare il feto - già gravemente malformato - e non praticare un aborto. È doveroso e urgente pretendere un forte intervento delle istituzioni europee che, dopo la risoluzione Matic approvata dal Parlamento europeo lo scorso giugno, non possono più permettere queste continue violazioni dei diritti riproduttivi che sfociano inevitabilmente nella negazione del diritto alla vita delle donne.