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Napoli. Magistrati che brindano, applaudono e cantano “Bella ciao” per la vittoria del “No” al referendum. Non in piazza, ma dentro una sede associativa. Poi qualcuno si stupisce se cresce il sospetto. Per anni si è detto che parlare di magistratura politicizzata fosse propaganda. Ma quando le toghe festeggiano apertamente un risultato politico, il confine salta. Non è il diritto di avere opinioni il problema ma il trasformarle in manifestazione pubblica, simbolica e schierata da parte di chi dovrebbe giudicare. Perché a quel punto la domanda diventa inevitabile: chi giudica lo fa davvero da arbitro o da parte in campo? E oggi, davanti a certe immagini, la risposta sembra sempre meno scontata.