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Quasi 6 milioni di stranieri, il 9,1% della popolazione. +143mila in un anno. Non è emergenza: è una trasformazione strutturale gestita senza strategia. Il punto centrale è il lavoro. 2,4 milioni occupati, ma anche il 16,9% dei disoccupati. Significa una cosa semplice: una quota rilevante di immigrazione finisce nei segmenti a bassa produttività. Il risultato è una pressione costante verso il basso su stipendi e diritti, soprattutto per i lavoratori italiani più esposti. Nelle scuole il dato è ancora più netto: oltre 930mila studenti stranieri, quota triplicata in vent’anni. Parallelamente crollano le nascite italiane. Non è percezione: è un cambio demografico reale che lo Stato continua a non governare. Sul piano culturale, l’Islam è la prima religione tra gli stranieri (31%). senza un modello imposto dallo Stato, le differenze non si integrano: si consolidano e diventano fratture. Se lo Stato non impone una direzione, la direzione la impongono i numeri. E quando accade, non si torna indietro.