У меня в голове сложилась модель, объясняющая, в частности, почему не взлетели бизнесы типа "Доставляем сырые, но расфасованные продукты, чтобы из них быстро готовить блюдо". И в эту модель укладывается много других вещей.
Всё дело в том, какой труд мы исключаем из цепочки действий для получения результата — квалифицированный или нет. Неквалифицированный труд, грубо говоря, это то, что вы можете сделать сами, чтобы сохранить деньги и не платить их кому-то. Исключение неквалифицированного труда отлично работает и превращается в новые бизнесы. Например, такси это "труд + оборудование" (доставка автомобиля к вам и разрешение переместиться на нём куда нужно). Но если исключить водителя, схема всё ещё работает: каршеринг, а за рулём вы сами. Если исключить кассира в магазине, мы получаем терминалы самообслуживания, на которые всё больше переходят сети. Если исключить риелтора, получим AirBnb, если продавца-консультанта — маркетплейсы. Без сборщиков мебели будет IKEA, без официантов — фастфуд и так далее.
Кстати, добавление к чему-то неквалифицированного труда тоже генерирует новые бизнесы, но тут важная составляющая: неквалифицированный час должен стоить значимо меньше, чем ваш час, чтобы вы отдали деньги, а не время. Доставка еды или какой-нибудь клининг работает только за счёт того, что людям платят очень мало, без нормального оформления по ТК и без выплаты налогов.
Так вот. Доставка продуктов для готовых блюд это исключение части квалифицированного (!) труда шеф-повара. Я заказывал такие наборы пару раз, и получалось не то чтобы плохо, но средненько, хуже, чем готовит профессионал в ресторане. Получается я плачу меньше, но адекватно заменить тот труд, за который не заплатил, не могу. Так что мне выгодно или совсем купить обычные продукты, без фасовки (это дешевле), или уже купить готовое в ресторане (это вкуснее). И любая другая попытка частично исключить квалифицированный труд не будет сходиться. Либо полностью исключать, роняя цену, либо полностью включать. Кстати, я думаю low-code по этой же причине особо не стал массовым стандартом ни для чего. Либо совсем исключать код и оставлять какой-нибудь конструктор из готовых компонентов, либо кодить.
#life
Un “Patto per un cammino comune di testimonianza”, firmato nella Cattedrale di #Bari, dove è in corso il primo Simposio delle Chiese cristiane (in corso di svolgimento durante la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, ndr) per la prima volta dai responsabili delle diverse Chiese cristiane in Italia. Un testo agile, che si sviluppa in 6 articoli dove le Chiese riconoscono il “Fondamento della comunione”, si impegnano al “rispetto reciproco”; ribadiscono l’importanza della “Collaborazione per la coesione sociale e il bene comune”, la “Testimonianza comune” e l’impegno permanente”.
A firmare il “Patto” ci sono il cardinal Matteo Zuppi, per la Chiesa cattolica, il metropolita Polykarpos per la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), il Metropolita Siluan per la diocesi ortodossa romena, Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. E poi ci sono i responsabili della Chiesa evangelica luterana In Italia, Chiesa ortodossa bulgara, della Chiesa evangelica valdese, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia. In tutto 18 firme. C’è anche il delegato per l’Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia.
“Confessiamo che ogni divisione e incomprensione tra le nostre Chiese è una ferita al Corpo di Cristo e manifesta il peccato delle Chiese. Imploriamo la grazia divina del perdono e della riconciliazione reciproca”, si legge all’articolo 1 e all’articolo articolo 2 si afferma che “l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci”.
L’articolo 3 elenca una serie di azioni comuni che i cristiani in Italia possono promuovere insieme “in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo”. In particolare, le Chiese si adopereranno con “spirito di servizio” per: “la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune; la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.
All’articolo 4 si afferma che “solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo”. Da qui l’impegno ad “assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società”. “Le Chiese firmatarie – si legge all’articolo 5 – si impegnano a mantenere un dialogo costante e fraterno, attraverso incontri periodici di preghiera, di discernimento e di collaborazione concreta. Ogni Chiesa si farà promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane”.
L’articolo 6 è una “invocazione”: “Affidiamo questo Patto alla misericordia di Dio, perché lo benedica, lo custodisca e lo renda fecondo. Preghiamo lo Spirito Santo affinché ci rinnovi nel cuore e ci conduca verso quella piena comunione che solo Lui può realizzare: “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21).
Si terrà a #Bari il 23 e 24 gennaio il 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia. Dopo tre anni di incontri del Tavolo istituito presso la Segreteria Generale della #CEI, cento delegati provenienti da tutto il Paese si ritroveranno per individuare i percorsi che, nel prossimo biennio, le comunità delle diverse confessioni cristiane - cattolica, anglicana, evangeliche, ortodosse, protestanti - sono invitate a percorrere sia al loro interno sia nelle relazioni reciproche sui territori, a servizio del bene comune e della coesione sociale.
In un clima di fraternità, i responsabili e i delegati delle Chiese Cristiane rifletteranno sulla “Via italiana del dialogo”, confrontandosi sull’ecumenismo come grammatica di pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità e come sapienza delle differenze. “Il nostro tempo, segnato da una forte conflittualità e dalla violenza, chiede ai cristiani un rinnovato impegno per promuovere una cultura di pace. Si tratta di una responsabilità a cui non possiamo sottrarci: vogliamo dare un contributo significativo, non mettendo da parte la nostra identità, ma sviluppandone fino in fondo ogni possibile declinazione. Le differenze non sono un ostacolo, ma un patrimonio da valorizzare per il bene delle Chiese e di una società che ha quanto mai bisogno di comunione e di riconciliazione”, sottolinea Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.
“L’incontro di Bari rappresenta un nuovo importante sviluppo del cammino che abbiamo intrapreso da tre anni perché questo primo Simposio delle Chiese Cristiane in Italia vedrà la partecipazione di delegati delle varie Chiese e non dei soli esponenti diciamo così ‘ufficiali’. Si costituirà, insomma, una assemblea ecumenica nazionale. Come protestanti non possiamo che sentirci a casa in un ecumenismo che mette al centro la dimensione assembleare, per individuare e percorre quella che abbiamo definito ‘via italiana al dialogo’, cioè a partire dalla nostra realtà, dalle nostre storie diverse e un tempo conflittuali. Per cercare insieme di diventare ‘i cristiani che ancora non siamo’”, afferma il professor Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).
“Il Simposio di Bari rappresenta un’importante occasione di incontro e di riflessione comune, nella fedeltà alla Tradizione della Chiesa e nello spirito di responsabilità verso la vita e il futuro della Penisola italiana”, osserva S.E.R. Dionisio Papavasileiou, Vescovo di Kotyeon, evidenziando che “la partecipazione ortodossa al Simposio nasce dal desiderio di testimoniare, nel rispetto delle identità ecclesiali, la fede comune in Cristo Signore, e di promuovere una collaborazione pacifica a servizio del bene comune della società italiana. In un tempo segnato da sfide sociali, culturali e spirituali, la Chiesa Ortodossa intende contribuire alla coesione sociale, al dialogo responsabile e alla promozione della dignità della persona umana”.
L’appuntamento di Bari prevede delle sessioni aperte a tutti, così da coinvolgere le comunità locali e quanti sono interessati al tema. Il 23 gennaio, alle 18, nella Chiesa Maria Assunta e San Sabino, si terrà l’apertura con i saluti istituzionali e l’introduzione, a cui seguirà alle 21, nella Basilica di San Nicola, un concerto meditazione a cura della Fondazione “Frammenti di luce”. Il 24 gennaio, dalle 8.15 alle 8.45, ciascuna confessione proporrà la preghiera secondo la propria tradizione in un luogo significativo della città (Centro pastorale ortodosso romeno Santissima Trinità; Chiesa Cristiana Evangelica Battista; parrocchia San Ferdinando). Alle 17, nella Cattedrale, è prevista la conclusione del Simposio e alle 18.30 nella Basilica di San Nicola la Celebrazione ecumenica nazionale della Parola.
#Italia#Puglia#Bari#PolignanoAMare
Al Comune di Polignano a Mare arriva il commissario prefettizio, dopo gli arresti ai domiciliari del sindaco Domenico #Vitto, civico di centro-sinistra, e del vicesindaco Salvatore #Colella, entrambi sospesi dalla carica. Si tratta della vice prefetto Maria Stefania #Fornaro, nominata oggi con decreto del prefetto di Bari, Antonella Bellomo, che avrà, come previsto dalla legge, i poteri di sindaco e Giunta.
Il comune era amministrato dal 2012 da Vitto, sostenuto da una coalizione di civici, #PD|S&D, #EV|G/EFA e #ConEmiliano.
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