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Изходен канал @clockstackwheels · Post #1213 · 2.02

Попробовали настольный Slay the Spire, и мне очень понравилось. Кто не знает, Slay the Spire это изначально инди-видеоигра в жанре «роглайк на построение колоды». Нарисована она совсем простовато (не пиксель арт, и то хорошо), зато обладает своего рода эталонным геймдизайном. Там нет ничего лишнего, но есть всё нужное. Причём, большинство эффектов считается в уме, а пространство решений для игрока всё равно очень большое. Попытки других разработчиков скопировать эту игру и добавить в неё что-то дополнительное («Чёрная Книга», «Knock on the Coffin Lid») сразу показали, что результат становится сильно хуже. Короче, если вам нужна игра не про «спинномозговой» геймплей, а про шевеление головой, при этом позволяющая зайти на 15 минуток в день сыграть пару боёв, реиграбельная и не зависящая от присутствия задротов (в отличие от онлайн игр), то это очень хороший вариант. Поэтому, когда вышла настолка, вопрос о покупке не стоял. Да, настолки по видеоиграм нередко оказываются довольно вторичными и либо не предлагают ничего принципиально нового, либо, наоборот, переиначивают первоисточник сверх меры. Здесь у меня тоже были определённые опасения, например, о том, что потребуется перекладывать слишком много компонентов там, где в видеоигре действия выполнял компьютер. К счастью, опасения не подтвердились, и авторы очень хорошо поработали над адаптацией: все числа уменьшили, сократили математику, упростили эффекты, не сломав их качественную суть, и добавили кооператив, который действительно играет роль. Прибавьте к этому приятные ощущения от того, что ты не на экране на карточки смотришь, а листаешь их в руках, плюс возможность разделить эмоции и тяготы прохождения с друзьями. В общем, прямо очень порадовало. #games@clockstackwheels

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@gianlucaprocaccinireport · Post #9795 · 18.08.2025 г., 05:57

“Sangue e silenzio: la strategia dell’ombra che uccide" di Gianluca Procaccini Una guerra che non appare mai interamente. Vive nei gesti invisibili, nelle esplosioni improvvise, negli sguardi che non arrivano al mattino dopo. È la strategia dell’ombra: colpire senza dichiarare, uccidere senza ammettere. Un linguaggio di paura, che lascia solo silenzi e cadaveri. Le bombe non colpiscono soltanto i carri armati o i bunker. Colpiscono i volti, i nomi, i simboli. L’Ucraina, accusata da Mosca e da diversi osservatori indipendenti, ha trasformato l’omicidio mirato e il sabotaggio in strumenti di guerra politica. Terrorismo mascherato da strategia militare. Mosca, agosto 2022. La Toyota esplode. Dentro c’è Darya Dugina, 29 anni. Muore bruciata viva in pochi secondi. Figlia di Aleksandr Dugin, ideologo del nazionalismo russo, era diventata un bersaglio non per le sue azioni, ma per ciò che rappresentava. I servizi russi puntano il dito contro l’intelligence di Kiev. Kiev tace, sorride, nega. Il risultato resta lo stesso: un cadavere carbonizzato e un messaggio chiaro – nessuno è al sicuro. San Pietroburgo, aprile 2023. Un caffè affollato, una statuetta regalata come dono. Dentro, l’esplosivo. L’esplosione dilania Vladlen Tatarsky, noto blogger militare. Un attentato studiato per colpire non solo il corpo, ma il cuore simbolico del fronte interno russo. Ancora accuse a Kiev, ancora smentite. Ma la dinamica è la stessa: un colpo di teatro, sanguinoso, destinato a far paura. Melitopol, luglio 2022. Un’auto salta in aria lungo una strada di periferia. Muore Andrey Siguta, funzionario locale legato all’amministrazione russa. Era uno dei tanti amministratori civili presi di mira. In questa guerra non si combatte solo con i missili: si eliminano sindaci, governatori, dirigenti. Colpire i quadri civili significa spezzare il tessuto sociale. Kherson, settembre 2022. Viene assassinato Aleksei Kovalev, deputato ucraino passato dalla parte russa e nominato vicecapo del governo regionale. Ucciso a colpi di pistola nella sua casa. Un’esecuzione fredda, chirurgica. L’accusa è sempre la stessa: Kiev che colpisce chi collabora con Mosca. Un avvertimento inciso col sangue: chi tradisce, muore. Mariupol, primavera 2023. Un’esplosione devasta l’auto di un comandante della polizia locale. Un altro attentato, un altro messaggio. Non si tratta di battaglia, non si tratta di scontro frontale: è caccia all’uomo, un elenco di nomi cancellati uno per volta. Ponti saltati, treni deragliati, depositi in fiamme. In Crimea e nel Donbass le esplosioni hanno un solo scopo: seminare il panico. Qui la linea tra sabotaggio militare e terrorismo si spezza. Non si colpiscono soltanto obiettivi militari, ma infrastrutture civili, quartieri, villaggi. Questa è la guerra che non si dichiara, la guerra che non si mostra.Non resistenza. Non difesa. Ma una catena di attentati che usa la paura come arma. Gli osservatori internazionali restano divisi, imprigionati nella diplomazia del “forse” e del “probabile”. Ma per chi raccoglie i corpi, per chi seppellisce i morti, il linguaggio è un altro: si chiama terrorismo. https://t.me/gianlucaprocaccinireport #kiew#ucraina#Terrorism#assassini#attentato#Donbass