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Изходен канал @clockstackwheels · Post #247 · 11.03

Попробовали на работе предметно-ориентированное проектирование (Domain Driven Design). Это такой способ построения архитектуры, когда ты (чаще всего с помощью системы типов и ООП) описываешь физическую суть вещей, которые представлены в твоей программе. Например, если в программе есть объект "Книга", то её нужно снабдить свойствами, которые бывают у книг в реальности: число страниц, автор, язык, тип обложки и т.д. При этом данные свойства должны быть такими, чтобы присвоить им нереалистичные значения было нельзя. Допустим, число страниц не может быть отрицательным (и скорее всего в реальном мире не может быть нулём). При попытке установить отрицательное число страниц программа должна выбросить исключение. А совсем в идеальном случае -- не дать этого сделать программисту на уровне статического анализа кода. Описав все свойства книги, вы снабжаете её операциями, которые над ней можно сделать. Например, из книги можно вырвать страницу, и при этом число страниц уменьшается. Нет такого случая, когда можно вырвать страницу без изменения числа страниц. Вы строго программируете эту зависимость, делаете у книги метод "Вырвать страницу", а он уже уменьшает число. Кстати, свойство "Число страниц" при этом нельзя переназначить в уже созданной книге. Можно только создать книгу, передав в её конструктор (так называется в программировании функция создания объектов) заданное число страниц. Но поменять число страниц можно только специальными методами "Вырвать страницу" и "Вклеить страницу". С помощью этого подхода вы гарантируете, что ваши объекты всегда находятся в валидном состоянии -- то есть таком, которое возможно в реальной жизни с объектом, представленным программой. Плюсы подхода очевидны: меньше число ошибок. Код описывает сам себя, и программист, если не лезет внутрь объекта "Книга", вообще не сможет сделать с книгой ничего недопустимого. Минусы, думаю, тоже понятны: изначально проектировать сложнее, нужно учесть много нюансов, писать тесты. Время разработки изрядно растёт. Изменение требований даётся дороже: например, если каким-то образом в ваш книжный магазин поступят книги со страницами из кевлара, которые невозможно вырвать :) Но первый проект с этим подходом мы сдали хорошо, без багов. Лучше, чем многие предыдущие. #dev

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1235 · 15.12.2025 г., 09:33

https://x.com/SavinoBalzano/status/2000497929933521097?s=20 Ricordo che #Calenda – subito dopo un memorabile scontro televisivo – pubblicò un post su X con il quale chiedeva un parere al suo folto pubblico su come fosse andato. Una domanda aperta, per certi versi apprezzabile, cui però poteva seguire qualsiasi risposta. Insomma, se chiedi, devi accettare anche il responso. Commentai semplicemente: «per me ti hanno asfaltato». Quella fu la mia ultima risposta alle domande di #CarloCalenda: mi bloccò. Forse lo urtarono le centinaia e centinaia di like che ricevetti. Evidentemente, in molti l’avevano vista come me. Che senso ha rivangare un episodio di mesi fa? A mio avviso denota un metodo, un metodo preciso. Sì, perché a me colpisce (si fa per dire) sempre una cosa: questi che dicono di essere gli alfieri della democrazia, della libertà, i cavalieri senza macchia e senza paura che si scagliano contro l’oscurantismo delle oligarchie, hanno come metodo preferito quello di tappare la bocca a chi non la pensa come loro. È curioso, un contrappasso per contrasto: difendono la democrazia facendoti tacere. In effetti, altri, prima di loro, ipotizzarono la costrizione alla libertà. Così dicevano in Francia: «vi costringeremo a essere liberi». Poco dopo vennero il Terrore e la ghigliottina. I loro bimbi, fateci caso, come automi tirano fuori ogni due per tre il Paradosso della Tolleranza di Popper e pensano di stare a posto così. Cercano una base teorica alla loro intolleranza, ma sanno manco chi fosse, Popper. Lo scambiano per l'omonima sostanza, temo. Carlo vede putiniani ovunque e tutti devono essere messi a tacere. Qualche settimana fa si è incazzato con #Formigli perché ha invitato Jeffrey #Sachs a Piazza Pulita. Lo sanno tutti che è putiniano: l'economista è arrivato persino a sostenere che ci fosse lo zampino statunitense nel rovesciamento di #Yanukovych. Roba da matti! Quando mai gli Stati Uniti hanno interferito con le scelte politiche di altri Paesi? Anche D’Orsi, per Calenda, è da mettere a tacere: ha osteggiato in tutti i modi che il Professore, per una vita titolare di cattedra a Torino e stimatissimo storico, tenesse una conferenza. Senza contare altri putiniani d’eccellenza, a cominciare da Orsini che, nel 2018, per dissimulare la sua passione per il Cremlino, suggeriva in audizione al Senato di non ritirare le sanzioni contro Mosca. Recentemente l’attacco a Di Battista, colpevole di aver pubblicato un testo dal titolo "La Russia non è il mio nemico". Calenda suggerisce di indagare i suoi rapporti con #Putin. Anche #Barbero nel mirino. Nel 2021 già pensava di lui: «Uno storico capace che dice castronerie di proporzioni cosmiche senza vergognarsene. Barbero. C’è da domandarsi cosa stia accadendo agli intellettuali in questo paese. Sembrano diventati tutti Cacciari. Boh». Avete Capito bene: Calenda che pensa di potersi confrontare con Barbero e Cacciari: "boh", appunto. Da ultimo propone lo scudo democratico: si fermino le ingerenze russe e cinesi. Su quelle europee in #Romania, invece, disco verde e avanti tutta. Recentemente ha anche dichiarato che la Lega sia un asset di Putin nella politica italiana. Strano, visto che il partito di #Salvini (sbagliando) continua a votare con la maggioranza per proseguire lo stillicidio di Kiev contro Mosca. Speriamo la smetta, infatti. Curioso modo di investire, da parte di Putin. Non credete? Sentite come suona questa dichiarazione del 2016 (dopo l’annessione della Crimea del 2014), rilasciata a una giornalista russa da un ministro italiano a San Pietroburgo: «c’è il Presidente del Consiglio, c’è il ministro dello Sviluppo economico, ci sono le grandi imprese, le banche. Più di così non potevamo portare: dovevamo traslocare il Colosseo poi». Quel ministro si chiamava Carlo Calenda. Insomma, un ginepraio di contraddizioni e ipocrisie questa idea di democrazia che pare suffragare. Ma, dopotutto, a proposito del Terzo Polo con Matteo #Renzi, ha detto: «ci ho creduto tanto da metterci il mio nome sul simbolo, pensa che pirla».