На днях мне пришёл крутой девайс — Flipper Zero.
Flipper Zero — это электронный гаджет, который запустил на Kickstarter два года назад русский специалист по компьютерной безопасности Павел Жовнер. Кампания была супер успешна и собрала почти $5 млн! Об этом даже писали в Forbes, а автора приглашали на разные интервью и айти подкасты. Скорее всего, если вы айтишник, то слышали о проекте, а может даже купили себе Flipper.
В ходе кампании проект столкнулся с чудовищными сложностями. Пандемия и остановки производств. Кризис микрочипов. Дефекты сборки. Ребятам приходилось несколько раз менять сборочные линии, перепроектировать плату, искать для компонентов аналоги. Это при том, что вообще сам Кикстартер официально не работает с россиянами, а с китайцами по многочисленным рассказам не так просто договориться до подходящего уровня качества, если заказ не типовой. Отсюда много задержек, первая крупная партия была выпущена, кажется, на год позже, чем заявлено. Но даже в более мягких условиях очень многие проекты не выживают, не справляются с финансовым менеджментом, не просчитывают риски. А тут авторы очень круто везде среагировали и даже в некотором смысле вышли за границы возможного, чтобы выполнить свои обязательства. Моё уважение.
Базово Flipper это небольшой микропроцессор с оснасткой в виде радиомодулей и других средств беспроводной коммуникации. Глобально в этом нет ничего принципиально нового, что-то подобное и раньше мог собрать любой фанат электроники. Но есть несколько нюансов, которые делают устройство крайне любопытным.
Во-первых, кампания велась образцово. Привлекательная затравка и маркетинг «Flipper это тамагочи для хакеров!», регулярные обновления с подробными интересными статьями на радиолюбительские и программистские темы. По этой кампании можно учиться как в принципе презентовать и продвигать электронику на крауд-площадках, особенно в условиях задержек и кризисов.
Во-вторых, качество сборки и компоненты. Здесь лучшее железо по соотношению цена/функциональность, его подбирали люди, которые очень глубоко шарят в теме. Отличный UI/UX и эргономика. Оптимизированное энергопотребление.
В-третьих, что, наверное, самое важное: открытый исходный код прошивки и акцент на комьюнити, где энтузиасты могут писать всякие разные приложения.
На борту две RFID антенны на разные частоты, ИК-приёмопередатчик, субгигагерцовый радиопередатчик, контакты для iButton (у нас это называют "магнитный ключ" или "таблетка", типа как от домофонов), а также многофункциональные порты ввода-вывода GPIO. Из коробки устройство может, например, скопировать и повторить незашифрованный сигнал управления. Конечно, автомобиль вы так не откроете (странно было бы, если бы могли), но, например, на своих умных шторах я уже проверил: Flipper может записать сигнал от пульта штор на частоте 433МГц, а потом воспроизвести его, и шторы открываются! Ещё можно сохранять 125 кГц RFID электронные карты доступа и брелоки. У меня такой, например, от гаража. Что касается высокочастотного RFID (домофоны в новых домах, в паркингах), то есть нюансы, об этом я расскажу попозже.
Прямо сейчас каких-то фантастических функций всё же нет. Думаю, маркетинг частично сыграл злую шутку: некоторые купившие жалуются, типа, где тут кнопка "взломать всё", как в игре Watch Dogs? Даже при росте софтварной оснастки нужна определённая техническая грамотность, чтобы понять, что и как можно делать. Первые устройства только недавно поступили людям на руки, комьюнити разгоняется, документация пишется. Ещё нет ни SDK, ни толком хороших примеров. Персонально я считаю серьёзным недостатком, что в качестве места для сообщества выбран Discord: он совершенно не подходит на роль базы знаний, на закреплённых сообщениях далеко не уедешь.
Но потенциал у вещицы достаточно большой, как мне кажется. Буду писать иногда о своих экспериментах.
#gadgets#dev
#Libano: Secondo il Ministero delle Politiche Sociali del Libano, più di mezzo milione di cittadini sono da considerare come sfollati, dopo l'entrata di Hezbollah nella guerra e le massicce operazioni israeliane nella regione.
#Libano: Israele ha cominciato degli intensi bombardamenti nella zona sud di Beirut, con l’obiettivo di colpire Dahiya, quartiere densamente popolato e frequentato che è anche la roccaforte di Hezbollah.
Israele aveva dato ordine di evacuazione nella giornata di oggi proprio in programma dei bombardamenti. I civili hanno quindi abbandonato il sobborgo e spesso, senza un posto in cui andare, si sono accampati per strada attorno a dei falò di fortuna.
Almeno due persone sono state uccise e un’altra ferita questa mattina dal fuoco dell’artiglieria israeliana sul villaggio cristiano di Qalaaya (distretto di Marjeyoun), nel #Libano meridionale. E’ quanto si apprende dal quotidiano libanese “L’Orient le Jour“. Il sindaco, Hanna Daher, ha confermato al loro corrispondente che proiettili israeliani hanno colpito un appartamento in un edificio residenziale dove viveva una famiglia di tre persone, tra cui un bambino.
Due membri di questa famiglia, la cui identità non è ancora nota, sono rimasti uccisi, mentre un terzo è stato soccorso dai paramedici della Croce Rossa intervenuti sul posto. Il villaggio di Qalaaya, una località cristiana nel Libano meridionale situata vicino al fiume Litani e a quattro chilometri dalla Linea Blu, era già stato colpito dalla morte del sacerdote Pierre el-Raï il 9 marzo, anch’egli ucciso dal fuoco dell’artiglieria dell’esercito israeliano, che mira a svuotare tutti i villaggi della regione dai loro abitanti.
Il parroco di Qlayaa, padre Pierre El Raii, è stato ucciso in un bombardamento in #Libano. A dare la notizia ai media vaticani è stato padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco dei latini a Tiro e Deirmimas. El Raii è rimasto ferito in un attacco dopo essere stato intervenuto per soccorrere un parrocchiano ferito in un precedente raid nella zona tra le montagne del sud del Paese. Trasferito in ospedale, il parroco è deceduto "quasi sulla porta dell'ospedale", ha riferito Toufic Bou Merhi.
Come ha raccontato padre Toufic Bou Merhi, "c'era stato un primo attacco, che aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia, in montagna, ferendo uno dei parrocchiani. Padre Pierre è andato di corsa con altre decine di giovani a soccorrere il parrocchiano: è allora che c'è stato un altro attacco, un altro bombardamento sulla stessa casa. Il parroco è rimasto ferito". Il sacerdote 50enne era "veramente il sostegno dei cristiani nella zona", commenta il francescano.
Ora, riferisce ancora Toufic Bou Merhi, è "il momento del dolore per l'intera comunità cattolica". "Stanno piangendo per la tragedia e al contempo hanno molta paura. Finora la gente non ha voluto lasciare le proprie case nei villaggi cristiani, invece in questa situazione tutto si è capovolto", ha aggiunto, sottolineando che "lasciare casa vuol dire andare a vivere per strada o cercare di affittare un'altra abitazione, ma la gente non ce la fa, anche per la situazione economica che già vive il Paese".
"Quello che sta succedendo è chiaro. Ma noi cristiani non siamo un pericolo per nessuno. Rimaniamo qui. L'operazione dell'esercito israeliano in territorio libanese è già in atto. E nei villaggi in cui abitano i cristiani, almeno quelli con cui sono in contatto, abbiamo scelto di non lasciare le nostre case, perché di certo, se lasciamo i nostri villaggi, potremmo non tornare più".
A parlare è padre Toni Elias, sacerdote maronita del villaggio di Rmeish, nel Sud del #Libano. Rmeish dista in linea d'area meno di due chilometri dal confine con Israele. L'avviso di evacuazione è arrivato anche ai villaggi cristiani del sud del Libano la notte di lunedì dal portavoce arabofono dell'esercito israeliano. Le campane di alcune chiese avevano iniziato a suonare nella notte per avvertire i villaggi vicini.
"A Rmeish e nei villaggi vicini di Debel e Ain Ebel - riferisce padre Toni Elias ai media vaticani - siamo rimasti tutti nelle nostre case, e la stessa cosa hanno fatto quelli di Alma el Shaab e dei villaggi più a Ovest. Sono rimasti nelle loro case anche i drusi".
La scelta di rimanere e di non seguire l'avviso di evacuazione si fonda, per paradosso, sul riconoscimento della propria inermità: "Non abbiamo armi, non abbiamo missili, non siamo un pericolo per nessuno. Rimaniamo qui - conclude padre Toni - chiedendo la protezione di Dio".
Oltre 30mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case in #Libano dopo una nuova ondata di bombardamenti notturni che ha colpito il Paese lunedì 2 marzo, segnando una drammatica escalation del conflitto. Secondo i dati diffusi dal governo, i raid aerei hanno interessato in particolare la periferia sud di Beirut, il Libano meridionale e la Valle della Beqaa, provocando un esodo massiccio di civili.
Lo riporta Acs, Aiuto alla Chiesa che soffre, citando i propri operatori attivi nel Paese dei Cedri. Le autorità, inoltre, avrebbero inviato avvisi di evacuazione a circa 50 villaggi nel sud del Paese. Migliaia di famiglie si sono riversate sulle principali arterie stradali, causando lunghe code e ore di attesa nel traffico. Molti sfollati hanno trovato riparo in scuole pubbliche, centri parrocchiali e strutture ecclesiali.
A Saida, il vescovo greco-melkita Elie Haddad ha descritto una popolazione terrorizzata: “Missili sorvolano le nostre teste”. A Tiro, le strutture della Chiesa stanno già accogliendo famiglie in fuga, mentre nella diocesi si teme che fino a 800 nuclei possano aver bisogno di assistenza se le ostilità dovessero proseguire. “La gente è esausta, teme per i propri figli e desidera solo una vita normale”, ha dichiarato il vescovo Georges Iskandar. Anche nella Valle della Beqaa la crisi si aggrava.
A Deir El Ahmar famiglie musulmane e cristiane provenienti da Baalbek stanno cercando nuovamente rifugio, come già accaduto durante la guerra del 2024. Le scuole hanno riaperto per ospitare gli sfollati e diverse comunità religiose stanno offrendo accoglienza nonostante risorse sempre più limitate. Il governo ha attivato rifugi pubblici e linee di emergenza, ma la situazione resta altamente volatile.
Le diocesi locali, secondo Acs, avvertono che, in caso di ulteriore escalation, sarà necessario un sostegno internazionale per garantire cibo, kit di prima necessità e assistenza di base. Intanto Acs continua a monitorare l’evolversi degli eventi, pronta a intervenire per sostenere le comunità colpite da una crisi che si aggrava di ora in ora.
#LIBANO🇱🇧
L’Associazione dei giudici libanesi ha rigettato la richiesta di ricusare il giudice che sta conducendo le indagini relative all’incendio accaduto a Beirut nello scorso anno. La motivazione dimostra il ruolo del potere giudiziario a difesa della nazione: “L’ultimo baluardo dell’idea di Stato.”
👉@giurisprudentia
Il ministro degli Esteri del #Libano Youssef Rajji ha chiesto alla Santa Sede di intervenire e mediare per contribuire a preservare la presenza cristiana nei villaggi del sud del Paese. Lo ha riferito lo stesso capo della diplomazia di Beirut sul suo profilo X, spiegando di aver avuto un colloquio telefonico con l’arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede.
“Abbiamo scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi in Libano e sulla difficile situazione dei villaggi di confine nel sud”, ha scritto Rajji, aggiungendo che “gli abitanti hanno sempre sostenuto lo Stato libanese e le sue istituzioni militari ufficiali e non sono mai venuti meno a questo impegno”. Secondo il ministro, l’arcivescovo Gallagher ha affermato che la Santa Sede sta prendendo tutti i contatti diplomatici necessari per fermare l’escalation in Libano e impedire lo sfollamento dei cittadini dalle loro terre.
In base a quanto riferito da Rajji, il religioso ha anche affermato che “il Libano è sempre stato, e continua a essere, nelle preghiere di Papa #LeoneXIV”. Il ministro Rajji è un membro del partito politico Forze libanesi, che, nonostante sia ufficialmente aconfessionale, fa riferimento principalmente alla comunità cristiana maronita del Paese.
La conversazione tra Rajji e Gallagher avviene all'indomani di un bombardamento delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha colpito un villaggio cristiano nel sud del Libano, uccidendo padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, resa ai media vaticani da padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco dei cattolici di rito latino nel sud del Libano, un primo attacco aveva colpito ieri una casa della zona, ferendo un parrocchiano. El Raii si era recato sul posto per prestare soccorso insieme ad altri giovani del villaggio.
È allora che è avvenuto un secondo bombardamento sulla stessa area, nel quale il parroco dell’arcidiocesi di Tiro dei maroniti è rimasto gravemente ferito. Trasportato in ospedale, il sacerdote è morto poco dopo, all’ingresso della struttura. Qlayaa è un villaggio cristiano libanese situato vicino al confine con Israele, nei pressi della località israeliana di Metula.
Il Libano ospita la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, composta principalmente da maroniti, ma anche da ortodossi greci, melkiti e armeni. Tuttavia, la presenza cristiana in Libano è in progressiva diminuzione a causa della storia recente e delle dinamiche socio-politiche del Paese. Le ondate emigratorie iniziarono già a partire dal 19mo secolo e si intensificarono nel 20mo con la fine del mandato francese, ma ebbero una punta con la guerra civile libanese (1975-1990) che causò una frattura profonda all’interno della comunità cristiana. Le violenze, le devastazioni e l’incertezza del futuro hanno spinto decine di migliaia di cristiani a cercare rifugio all’estero. A ciò si aggiungono le crisi economiche ricorrenti, la corruzione e le tensioni dovute all’ascesa dell’islamismo radicale. I cristiani in Libano hanno inoltre storicamente registrato un tasso di natalità inferiore rispetto alla popolazione musulmana, in particolare quella sciita. Questo, unito all’emigrazione, ha alterato progressivamente l’equilibrio demografico che in passato vedeva i cristiani in maggioranza o in parità con le altre comunità.
La Premier #Meloni esprime "ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del #Libano dove un convoglio italiano appartenente a Unifil, e chiaramente individuabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano”. Lo comunica una nota di palazzo Chigi.
I militari italiani “sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”
@UltimoraPolitics
#Iran, #Libano: Le IDF hanno emanato un ordine di evacuazione per tutte le zone del Libano al di sotto del fiume Litani (o Leonte), in vista di un probabile allargamento delle operazioni di terra.
Secondo quanto disposto dagli accordi internazionali tra Libano e Israele, nei territori al di sotto del fiume Hezbollah doveva essere disarmato.
Secondo gli esponenti del governo libanese, a causa del pogrom in corso in #Siria, in pochi giorni, si sono rifugiati più di 10 mila siriani in #Libano.