Яндекс выложил в открытый доступ нейросеть YaLM 100B, которая может псевдоразумно отвечать на вопросы и вести беседу. К сожалению, попробовать её лично я не могу, потому что для запуска нужно около 200+ гигабайт видеопамяти, это приличная такая майнинг-ферма. Но по скриншотам она действительно хорошо работает. Хотя про GPT-3 тоже так говорили, а на деле очень так себе.
А ещё неделю назад по сети ходила новость о том, что один из разработчиков в Google пообщался с их нейросетью и увидел в ней признаки разума. Вплоть до того, что нанял юриста защищать интересы нейросети! Его в итоге отправили в оплачиваемый принудительный отпуск, подлечиться, наверное.
Разработчики знают о мысленном эксперименте "Китайская комната", но обывателю он, на мой взгляд, сложен для понимания, поэтому я попробую привести другой пример. Представьте, что у вас есть кубики с буквами, и там набор граней, которые составляют фразу "Привет, человек". Вы эти грани намазали чем-то вкусным и научили вашу собаку переворачивать кубики вкусными гранями вверх в ответ на команду "Привет, собака". В итоге, если вы говорите "Привет, собака", она переворачивает кубики так, чтобы из них сложилось "Привет, человек".
Научилась ли собака при этом говорить на человеческом языке и осознанно отвечать на приветствие? Нет. Нейросеть гораздо глупее собаки (та хотя бы способна именно сознанием различать разные человеческие фразы). Это просто набор алгоритмов, которые складывают кубики, а мы уже на этих кубиках что-то читаем. Чтобы кубики складывались правильно, этих алгоритмов много, и параметров, которыми такая нейросеть оперирует, 100 миллиардов.
Даже очень хороший алгоритм по подбору кубиков не является разумным фактически ни в каком смысле этого слова. Впрочем, это не значит, что он не может решать нужные нам задачи. Такую сетку вполне нормально поставить в условной службе поддержки отбиваться от дурачков, задающих банальные или глупые вопросы.
Что еще посмотреть по теме:
«Теорема о бесконечном количестве обезъян»;
И очень крутой фантастический рассказ Хорхе Луиса Борхеса «Вавилонская библиотека». В Библиотеке точно будет книга, которая станет буквально с вами разговаривать: вы задаёте вопрос (любой), переворачиваете страницу и видите там ответ на него, будто бы от разумного существа.
#dev#fiction
❗️Il sottosegretario alla cultura Vittorio #Sgarbi è stato condannato alla pena pecuniaria di 2.000 euro per diffamazione ai danni di Virginia #Raggi. Il giudice monocratico di Roma ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro in favore dell'ex sindaca di Roma
@UltimoraPolitics
https://x.com/SavinoBalzano/status/1986356173591773612?t=9mKQhyQM9sEH82K7RZxm3w&s=19
CROLLA UNA STRUTTURA CHE AVEVA 1200 ANNI A #ROMA: QUANDO CHIEDIAMO LE DIMISSIONI A #GUALTIERI?
Devo confessarvi che questa ossessiva insistenza sulle dichiarazioni della #Zakharova comincia a puzzarmi. Sì, per carità, sono state infelici perché pronunciate mentre un operaio era sotto le macerie. Ma insomma, in quanto a uscite infelici, la nostra classe politica non è che abbia molto da insegnare. Sergio Mattarella ha paragonato i russi al Terzo Reich: non saprei cosa sia peggio.
Eppure alcuni telegiornali, il TG Draghi in prima fila, non riescono più a trovare aggettivi da riservare alle parole della portavoce del ministro degli esteri russo: immonde, barbare, invereconde, e chi più ne ha più ne metta. E la miseria! Quando il coro è così univoco e assordante, c’è da interrogarsi a fondo.
Uscita infelice, vero (a mio avviso, più per il tempismo che per il merito), però noi siamo quelli che davano della “culona inchiavabile” alla cancelliera tedesca. Non pubblicamente, noterà qualcuno, va bene, ma l’uscita fu oltremodo “colorita”.
E allora perché si insiste tanto? Domandatevi — col massimo dell’onestà intellettuale che riuscite a portare — che cosa sarebbe accaduto se al Campidoglio ci fosse stata Virginia Raggi. Secondo voi, che cosa sarebbe successo? Guardate i giornali di qualche anno fa: alla #Raggi veniva addossata qualsiasi responsabilità, anche la più assurda, e le notizie di Roma erano sempre in prima pagina, ogni sera, anche sul TG Draghi. A Virginia si riservava sempre l’apertura e gli attacchi erano ferocissimi, notoriamente anche volgari.
È curioso che crolli la Torre dei Conti, un edificio che stava lì, dritto dritto, da 1200 anni, e nessuno abbia nulla da dire a chi ha commissionato i lavori di “restauro”. Quasi sette milioni di euro del #PNRR (a debito) per demolire un edificio storico nel cuore di Roma. Vi sembra accettabile? La vicenda peraltro appare controversa: chi abitava attorno all’edificio era preoccupato da tempo.
Dico, ma ve lo ricordate cosa accadde nel 2010 col crollo della Palestra dei Gladiatori a Pompei? Al governo c’era #Berlusconi e alla Cultura Sandro Bondi, quello delle poesie a Silvio, alla mamma, alla moglie e così via (certe gesta riecheggiano per l’eternità). Accadde un putiferio senza precedenti — giustamente, direi — eppure in quella circostanza le responsabilità, pur essendoci, apparvero indirette. A leggere la cronaca del tempo, emerge che piovve molto, che i materiali usati per i restauri del dopoguerra erano forse inadeguati, ad esempio. Eppure, com’è giusto che sia, l’esecutivo venne crocifisso.
Oggi si risparmia il Governo, ma soprattutto Roberto Gualtieri, che avrebbe la responsabilità politica di quanto accaduto.
Quel crollo è politicamente assai rilevante perché fa cadere una maschera d’ipocrisia davvero insopportabile: oltre a mostrare il miserrimo livello della nostra classe politica — che non merita nemmeno l’eredità della storia, del nostro passato, che si ribella a noi venendo giù — punta il dito anche su qualcun altro. Sì, perché a morire è stato un operaio, rumeno, di 66 anni.
Ogni giorno, stando alle stime ufficiali (e molti morti non vengono nemmeno registrati), tre persone escono di casa per non tornarvi: muoiono sul lavoro. Nel 2024 abbiamo avuto quasi seicentomila infortuni sul lavoro: molti ti distruggono la vita, ti lasciano invalido per sempre (e non si contano quelli domestici, solo perché dedicarsi alla casa non è “formalmente lavoro”). Poi ci sono le malattie professionali: tantissime. Si consideri, ad esempio, che alcuni stimano circa diecimila casi di tumore professionale ogni singolo anno. Molti di essi sono mortali. E non ci sono solo i tumori, purtroppo.
E dunque, per esempio, in merito alla morte di Octay #Stroici, operaio rumeno di 66 anni: che hanno da dire coloro i quali dovrebbero tutelare il mondo del lavoro, dei precari, dei più fragili? Che dice il sindacato?
https://x.com/SavinoBalzano/status/1986356173591773612?t=9mKQhyQM9sEH82K7RZxm3w&s=19
CROLLA UNA STRUTTURA CHE AVEVA 1200 ANNI A #ROMA: QUANDO CHIEDIAMO LE DIMISSIONI A #GUALTIERI?
Devo confessarvi che questa ossessiva insistenza sulle dichiarazioni della #Zakharova comincia a puzzarmi. Sì, per carità, sono state infelici perché pronunciate mentre un operaio era sotto le macerie. Ma insomma, in quanto a uscite infelici, la nostra classe politica non è che abbia molto da insegnare. Sergio Mattarella ha paragonato i russi al Terzo Reich: non saprei cosa sia peggio.
Eppure alcuni telegiornali, il TG Draghi in prima fila, non riescono più a trovare aggettivi da riservare alle parole della portavoce del ministro degli esteri russo: immonde, barbare, invereconde, e chi più ne ha più ne metta. E la miseria! Quando il coro è così univoco e assordante, c’è da interrogarsi a fondo.
Uscita infelice, vero (a mio avviso, più per il tempismo che per il merito), però noi siamo quelli che davano della “culona inchiavabile” alla cancelliera tedesca. Non pubblicamente, noterà qualcuno, va bene, ma l’uscita fu oltremodo “colorita”.
E allora perché si insiste tanto? Domandatevi — col massimo dell’onestà intellettuale che riuscite a portare — che cosa sarebbe accaduto se al Campidoglio ci fosse stata Virginia Raggi. Secondo voi, che cosa sarebbe successo? Guardate i giornali di qualche anno fa: alla #Raggi veniva addossata qualsiasi responsabilità, anche la più assurda, e le notizie di Roma erano sempre in prima pagina, ogni sera, anche sul TG Draghi. A Virginia si riservava sempre l’apertura e gli attacchi erano ferocissimi, notoriamente anche volgari.
È curioso che crolli la Torre dei Conti, un edificio che stava lì, dritto dritto, da 1200 anni, e nessuno abbia nulla da dire a chi ha commissionato i lavori di “restauro”. Quasi sette milioni di euro del #PNRR (a debito) per demolire un edificio storico nel cuore di Roma. Vi sembra accettabile? La vicenda peraltro appare controversa: chi abitava attorno all’edificio era preoccupato da tempo.
Dico, ma ve lo ricordate cosa accadde nel 2010 col crollo della Palestra dei Gladiatori a Pompei? Al governo c’era #Berlusconi e alla Cultura Sandro Bondi, quello delle poesie a Silvio, alla mamma, alla moglie e così via (certe gesta riecheggiano per l’eternità). Accadde un putiferio senza precedenti — giustamente, direi — eppure in quella circostanza le responsabilità, pur essendoci, apparvero indirette. A leggere la cronaca del tempo, emerge che piovve molto, che i materiali usati per i restauri del dopoguerra erano forse inadeguati, ad esempio. Eppure, com’è giusto che sia, l’esecutivo venne crocifisso.
Oggi si risparmia il Governo, ma soprattutto Roberto Gualtieri, che avrebbe la responsabilità politica di quanto accaduto.
Quel crollo è politicamente assai rilevante perché fa cadere una maschera d’ipocrisia davvero insopportabile: oltre a mostrare il miserrimo livello della nostra classe politica — che non merita nemmeno l’eredità della storia, del nostro passato, che si ribella a noi venendo giù — punta il dito anche su qualcun altro. Sì, perché a morire è stato un operaio, rumeno, di 66 anni.
Ogni giorno, stando alle stime ufficiali (e molti morti non vengono nemmeno registrati), tre persone escono di casa per non tornarvi: muoiono sul lavoro. Nel 2024 abbiamo avuto quasi seicentomila infortuni sul lavoro: molti ti distruggono la vita, ti lasciano invalido per sempre (e non si contano quelli domestici, solo perché dedicarsi alla casa non è “formalmente lavoro”). Poi ci sono le malattie professionali: tantissime. Si consideri, ad esempio, che alcuni stimano circa diecimila casi di tumore professionale ogni singolo anno. Molti di essi sono mortali. E non ci sono solo i tumori, purtroppo.
E dunque, per esempio, in merito alla morte di Octay #Stroici, operaio rumeno di 66 anni: che hanno da dire coloro i quali dovrebbero tutelare il mondo del lavoro, dei precari, dei più fragili? Che dice il sindacato?