@testflightynoti · Post #38226 · 13.05.2026 г., 09:50
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Изходен канал @clockstackwheels · Post #404 · 30.06
На днях предъявили обвинение разработчику, который создавал и продавал бота для игры в World of Tanks. Собираются его посадить на 1.5 года. Программист из Екатеринбурга Андрей Кирсанов несколько лет назад написал бота, который сканирует экран и сам двигает мышкой так, чтобы целиться вместо игрока и увеличивать шансы попадания в уязвимые части брони в игре World of Tanks. Компания Wargaming обратилась в МВД, произвели контрольную закупку и установили, что продаётся якобы вредоносный софт. Начался суд, прокуратура предлагает посадить. Сходу кажется, что бот для игры не подходит под определение вредоносного софта: он не внедряется в память другой программы, не ворует деньги, не взламывает никакие пароли. Судят по статье 273 УК РФ за создание программы для «несанкционированного уничтожения, блокирования, модификации, копирования компьютерной информации». Но в комментариях на Хабре справедливо заметили, что информация о пользовательском вводе — это тоже информация, а бот её подделывает. Причем, читеры наносят ущерб внутренней экономике игры, а, значит, создают косвенные убытки для компании: игроки менее охотно захотят платить в игре, если в ней они постоянно проигрывают. В Корее, например, есть вполне официальная статья за читы. Они там помешаны на киберспорте, для них видеоигры это часть национальной идентичности, так что использование читов вполне серьёзно приравнивается к использованию допинга на крупных спортивных состязаниях, и может даже уголовно наказываться. То есть, вот непонятно. Вроде бы это всё игрушки и звучит смешно. А вроде бы всё сходится: подделка данных есть, экономический ущерб есть, да и вообще вред для большого количества людей. В 2022 странно было бы всерьёз считать игры какой-то несерьёзной детской забавой, не влияющей на рынок и взаимоотношения взрослых людей. #games
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@testflightynoti · Post #38226 · 13.05.2026 г., 09:50
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@gianlucaprocaccinireport · Post #9635 · 20.07.2025 г., 19:25
Hoka, il marchio che ha cambiato il passo alla corsa: da un’idea francese alla sfida globale di Gianluca Procaccini C'è un marchio che negli ultimi anni ha letteralmente cambiato la forma — e la sostanza — delle scarpe da corsa. Si chiama Hoka (o più precisamente Hoka One One, dal maori “volare sopra la terra”) e nasce nel 2009 tra i sentieri delle Alpi francesi, da un'intuizione controcorrente. I fondatori sono due ex dirigenti di Salomon, Jean-Luc Diard e Nicolas Mermoud, entrambi francesi, appassionati di trail running e con una solida esperienza nello sviluppo di calzature tecniche. Mentre il mercato spingeva verso il minimalismo — suole sottili, design essenziale, corsa “naturale” — loro seguirono un’altra strada: creare una scarpa altamente ammortizzata, che potesse assorbire gli urti in discesa, offrire comfort nelle lunghe distanze e ridurre la fatica sulle articolazioni. Il risultato fu qualcosa di mai visto prima: una scarpa dalle linee voluminose, quasi ingombrante a prima vista, ma sorprendentemente leggera e funzionale. Una rivoluzione silenziosa, accolta inizialmente con scetticismo ma presto adottata dagli ultra-maratoneti, dagli amanti del trail e da chi corre su strada per lunghe distanze. Nel 2013 il marchio attira l’attenzione del gruppo americano Deckers Brands (già proprietario di UGG e Teva), che lo acquisisce e ne potenzia lo sviluppo. La sede viene spostata a Goleta, in California, dove oggi si trova l’headquarter di Hoka. Da lì, inizia l’espansione globale. Una corsa mondiale Oggi Hoka è presente in oltre 50 Paesi e registra tassi di crescita a doppia cifra. Non è più soltanto un nome per specialisti del trail running: il brand è entrato stabilmente nel mondo della corsa su strada, delle camminate urbane, del trekking e persino della moda. Le sue scarpe vengono indossate da atleti professionisti, operatori sanitari, persone comuni in cerca di comfort e da una nuova generazione di runner che guarda più alla funzionalità che al logo. Il design “maximalista” delle suole è diventato un tratto distintivo, imitato e studiato anche dai giganti del settore. E proprio quei colossi — Nike, Adidas, New Balance, Asics — oggi vedono in Hoka un concorrente diretto, capace di sottrarre quote di mercato grazie a un’identità tecnica solida e a una community fidelizzata. Non solo corsa Negli ultimi anni, Hoka ha investito nella sostenibilità dei materiali, nella moda lifestyle e in una serie di sponsorizzazioni mirate che ne rafforzano l’immagine non convenzionale. Le vendite aumentano, i premi di design si moltiplicano, e il passaparola tra runner e camminatori continua a essere il suo principale canale di crescita. La corsa di Hoka non accenna a fermarsi. Da una start up nata tra le montagne francesi, oggi il brand vola sopra oceani e mercati, sfidando i giganti globali sul loro stesso terreno. Con una filosofia semplice ma radicale: se puoi correre più comodo, perché non farlo? #Hoka#trail#runnig#hiking#corsa#maratona#lifesyle#sport#atletica