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Изходен канал @clockstackwheels · Post #48 · 11.06

Kickstarter отличный пример неизбежного возврата системы из какого-то нестандартного состояния в более привычное. Изначально проект планировался, как помощь молодым изобретателям и инноваторам: авторы могли описывать идею нового устройства (идею игры, книги, дизайнерского предмета и т.д.), представляли публике простой прототип — как правило самодельный — и собирали деньги на его реализацию. То есть деньги как раз шли на то, чтобы разработать промышленный вариант и наладить производство. В теории можно было прийти на Кикстартер простым парнем из деревни, спаявшим прототип в гараже, и собрать средства на воплощение своей мечты в жизнь. Однако со временем естественным образом привлекали больше внимания те, кто прошёл на момент презентации чуть дальше: сделал более качественный образец, заказал более дорогой видеоролик, или даже уже частично наладил какие-то производственные процессы. Это всё выродилось в то, что Кикстартер превратился из краудфандинговой площадки в магазин. А точнее сказать — Телемагазин. Отличие от обычного магазина в том, что в Телемагазине товар делает вид, что он уникален, и в других местах такой не купить. В остальном же теперь проекты выходят на Кикстартер с полностью готовым продуктом, полностью налаженной линией выпуска и профессиональной рекламой. Стоимость выхода на Кикстартер в наши дни нередко превышает потенциально возможные сборы. Всё больше краудфандинговых кампаний в качестве гола (то есть суммы, которую необходимо собрать) ставят глубоко формальную небольшую цифру. Сложное и дорогое электронное устройство просит для старта $20000 — в реальности этого не хватит даже на полноценный production-ready прототип. Например, пресс-форма для литья пластикового корпуса сама по себе может стоить $5000-$10000, а производство ещё даже не началось. Потому что на самом деле разработчики сейчас не выставляют свои идеи для сбора денег на воплощение. Они выставляют готовый товар в магазин. Естественные и вроде бы правильные процессы (более качественное привлекает больше внимания) привели к искажению или даже исчезновению первоначальной цели проекта Кикстартер. Из интересной и необычной площадки по финансированию изобретений он стал магазином — тоже не совсем банальным, но с очень привычным механизмом работы как для продавцов, так и для покупателей. Исключения случаются, однако в целом тенденция очевидна. На мой личный взгляд владельцам Кикстартера нужно было остановить это в своё время. Если на западе есть термин overqualified в качестве причины отказа при приёме на работу, то можно было и здесь балансировать допустимый уровень готовности продукта при публикации на площадке. Но что имеем, то имеем. #gadgets

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Търсене: #raggi

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Ultimora.net - POLITICS

@ULTIMORAPOLITICS · Post #44574 · 30.01.2024 г., 13:23

❗️Il sottosegretario alla cultura Vittorio #Sgarbi è stato condannato alla pena pecuniaria di 2.000 euro per diffamazione ai danni di Virginia #Raggi. Il giudice monocratico di Roma ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro in favore dell'ex sindaca di Roma @UltimoraPolitics

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1204 · 06.11.2025 г., 08:54

https://x.com/SavinoBalzano/status/1986356173591773612?t=9mKQhyQM9sEH82K7RZxm3w&s=19 CROLLA UNA STRUTTURA CHE AVEVA 1200 ANNI A #ROMA: QUANDO CHIEDIAMO LE DIMISSIONI A #GUALTIERI? Devo confessarvi che questa ossessiva insistenza sulle dichiarazioni della #Zakharova comincia a puzzarmi. Sì, per carità, sono state infelici perché pronunciate mentre un operaio era sotto le macerie. Ma insomma, in quanto a uscite infelici, la nostra classe politica non è che abbia molto da insegnare. Sergio Mattarella ha paragonato i russi al Terzo Reich: non saprei cosa sia peggio. Eppure alcuni telegiornali, il TG Draghi in prima fila, non riescono più a trovare aggettivi da riservare alle parole della portavoce del ministro degli esteri russo: immonde, barbare, invereconde, e chi più ne ha più ne metta. E la miseria! Quando il coro è così univoco e assordante, c’è da interrogarsi a fondo. Uscita infelice, vero (a mio avviso, più per il tempismo che per il merito), però noi siamo quelli che davano della “culona inchiavabile” alla cancelliera tedesca. Non pubblicamente, noterà qualcuno, va bene, ma l’uscita fu oltremodo “colorita”. E allora perché si insiste tanto? Domandatevi — col massimo dell’onestà intellettuale che riuscite a portare — che cosa sarebbe accaduto se al Campidoglio ci fosse stata Virginia Raggi. Secondo voi, che cosa sarebbe successo? Guardate i giornali di qualche anno fa: alla #Raggi veniva addossata qualsiasi responsabilità, anche la più assurda, e le notizie di Roma erano sempre in prima pagina, ogni sera, anche sul TG Draghi. A Virginia si riservava sempre l’apertura e gli attacchi erano ferocissimi, notoriamente anche volgari. È curioso che crolli la Torre dei Conti, un edificio che stava lì, dritto dritto, da 1200 anni, e nessuno abbia nulla da dire a chi ha commissionato i lavori di “restauro”. Quasi sette milioni di euro del #PNRR (a debito) per demolire un edificio storico nel cuore di Roma. Vi sembra accettabile? La vicenda peraltro appare controversa: chi abitava attorno all’edificio era preoccupato da tempo. Dico, ma ve lo ricordate cosa accadde nel 2010 col crollo della Palestra dei Gladiatori a Pompei? Al governo c’era #Berlusconi e alla Cultura Sandro Bondi, quello delle poesie a Silvio, alla mamma, alla moglie e così via (certe gesta riecheggiano per l’eternità). Accadde un putiferio senza precedenti — giustamente, direi — eppure in quella circostanza le responsabilità, pur essendoci, apparvero indirette. A leggere la cronaca del tempo, emerge che piovve molto, che i materiali usati per i restauri del dopoguerra erano forse inadeguati, ad esempio. Eppure, com’è giusto che sia, l’esecutivo venne crocifisso. Oggi si risparmia il Governo, ma soprattutto Roberto Gualtieri, che avrebbe la responsabilità politica di quanto accaduto. Quel crollo è politicamente assai rilevante perché fa cadere una maschera d’ipocrisia davvero insopportabile: oltre a mostrare il miserrimo livello della nostra classe politica — che non merita nemmeno l’eredità della storia, del nostro passato, che si ribella a noi venendo giù — punta il dito anche su qualcun altro. Sì, perché a morire è stato un operaio, rumeno, di 66 anni. Ogni giorno, stando alle stime ufficiali (e molti morti non vengono nemmeno registrati), tre persone escono di casa per non tornarvi: muoiono sul lavoro. Nel 2024 abbiamo avuto quasi seicentomila infortuni sul lavoro: molti ti distruggono la vita, ti lasciano invalido per sempre (e non si contano quelli domestici, solo perché dedicarsi alla casa non è “formalmente lavoro”). Poi ci sono le malattie professionali: tantissime. Si consideri, ad esempio, che alcuni stimano circa diecimila casi di tumore professionale ogni singolo anno. Molti di essi sono mortali. E non ci sono solo i tumori, purtroppo. E dunque, per esempio, in merito alla morte di Octay #Stroici, operaio rumeno di 66 anni: che hanno da dire coloro i quali dovrebbero tutelare il mondo del lavoro, dei precari, dei più fragili? Che dice il sindacato?

la fionda📗

@lafionda · Post #6775 · 06.11.2025 г., 10:25

https://x.com/SavinoBalzano/status/1986356173591773612?t=9mKQhyQM9sEH82K7RZxm3w&s=19 CROLLA UNA STRUTTURA CHE AVEVA 1200 ANNI A #ROMA: QUANDO CHIEDIAMO LE DIMISSIONI A #GUALTIERI? Devo confessarvi che questa ossessiva insistenza sulle dichiarazioni della #Zakharova comincia a puzzarmi. Sì, per carità, sono state infelici perché pronunciate mentre un operaio era sotto le macerie. Ma insomma, in quanto a uscite infelici, la nostra classe politica non è che abbia molto da insegnare. Sergio Mattarella ha paragonato i russi al Terzo Reich: non saprei cosa sia peggio. Eppure alcuni telegiornali, il TG Draghi in prima fila, non riescono più a trovare aggettivi da riservare alle parole della portavoce del ministro degli esteri russo: immonde, barbare, invereconde, e chi più ne ha più ne metta. E la miseria! Quando il coro è così univoco e assordante, c’è da interrogarsi a fondo. Uscita infelice, vero (a mio avviso, più per il tempismo che per il merito), però noi siamo quelli che davano della “culona inchiavabile” alla cancelliera tedesca. Non pubblicamente, noterà qualcuno, va bene, ma l’uscita fu oltremodo “colorita”. E allora perché si insiste tanto? Domandatevi — col massimo dell’onestà intellettuale che riuscite a portare — che cosa sarebbe accaduto se al Campidoglio ci fosse stata Virginia Raggi. Secondo voi, che cosa sarebbe successo? Guardate i giornali di qualche anno fa: alla #Raggi veniva addossata qualsiasi responsabilità, anche la più assurda, e le notizie di Roma erano sempre in prima pagina, ogni sera, anche sul TG Draghi. A Virginia si riservava sempre l’apertura e gli attacchi erano ferocissimi, notoriamente anche volgari. È curioso che crolli la Torre dei Conti, un edificio che stava lì, dritto dritto, da 1200 anni, e nessuno abbia nulla da dire a chi ha commissionato i lavori di “restauro”. Quasi sette milioni di euro del #PNRR (a debito) per demolire un edificio storico nel cuore di Roma. Vi sembra accettabile? La vicenda peraltro appare controversa: chi abitava attorno all’edificio era preoccupato da tempo. Dico, ma ve lo ricordate cosa accadde nel 2010 col crollo della Palestra dei Gladiatori a Pompei? Al governo c’era #Berlusconi e alla Cultura Sandro Bondi, quello delle poesie a Silvio, alla mamma, alla moglie e così via (certe gesta riecheggiano per l’eternità). Accadde un putiferio senza precedenti — giustamente, direi — eppure in quella circostanza le responsabilità, pur essendoci, apparvero indirette. A leggere la cronaca del tempo, emerge che piovve molto, che i materiali usati per i restauri del dopoguerra erano forse inadeguati, ad esempio. Eppure, com’è giusto che sia, l’esecutivo venne crocifisso. Oggi si risparmia il Governo, ma soprattutto Roberto Gualtieri, che avrebbe la responsabilità politica di quanto accaduto. Quel crollo è politicamente assai rilevante perché fa cadere una maschera d’ipocrisia davvero insopportabile: oltre a mostrare il miserrimo livello della nostra classe politica — che non merita nemmeno l’eredità della storia, del nostro passato, che si ribella a noi venendo giù — punta il dito anche su qualcun altro. Sì, perché a morire è stato un operaio, rumeno, di 66 anni. Ogni giorno, stando alle stime ufficiali (e molti morti non vengono nemmeno registrati), tre persone escono di casa per non tornarvi: muoiono sul lavoro. Nel 2024 abbiamo avuto quasi seicentomila infortuni sul lavoro: molti ti distruggono la vita, ti lasciano invalido per sempre (e non si contano quelli domestici, solo perché dedicarsi alla casa non è “formalmente lavoro”). Poi ci sono le malattie professionali: tantissime. Si consideri, ad esempio, che alcuni stimano circa diecimila casi di tumore professionale ogni singolo anno. Molti di essi sono mortali. E non ci sono solo i tumori, purtroppo. E dunque, per esempio, in merito alla morte di Octay #Stroici, operaio rumeno di 66 anni: che hanno da dire coloro i quali dovrebbero tutelare il mondo del lavoro, dei precari, dei più fragili? Che dice il sindacato?