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Изходен канал @clockstackwheels · Post #484 · 4.08

Екатеринбург мне совсем не понравился, да простят меня его жители, если кто-нибудь из вас читает этот блог. Во-первых, у города будто бы не хватает идентичности. Вот Петрозаводск это урбанистический центр карельского колорита, наполнен связанными с этим мелочами. Салехард — оазис в ледяной пустыне, очень красивый и новенький, потому что нетронутый массами. Казань славится своей особенной архитектурой, храмами. В Нижнем Новгороде интересный рельеф и бинарное деление. В общем, почти везде, где я был, чувствовал особенный дух города. Про столицы и говорить нечего. А Екатеринбург выглядит так, будто бы толпа людей понастроила в разное время здесь всего подряд, кто во что горазд. Никакой единой архитектурной мысли: треугольные ларьки рядом с промышленной советской застройкой, а между ними дом с лепниной, завешенной строительной сеткой. Во-вторых, и это куда неприятнее — за городом совсем не следят, не приводят его в порядок. Очень много исписанных стен. Не какой-нибудь красивый стритарт (такой встречается, но очень очень редко), а просто мазня и грязь, даже на центральных улицах. Очень много разрухи: отколотые углы, обвалившиеся стены, трещины, выбитая брусчатка. Да, много строек, и это значит, что какое-то развитие идёт. Но часть строек заброшены. Некоторые инициативы совсем странные: в куче мест вырвиглазной краской на тротуаре нанесена разметка, как мы поняли, чтобы сделать вид, будто там есть велодорожка. Но смотрится это не лучше, чем вышеупомянутый вандализм с надписями на стенах. Бывает нанесено прямо по брусчатке как попало или, например, в десяти сантиметрах от бордюра, потому что, видимо, задание нарисовать линию дали, а о наличии пространства под это никто не задумался. Конечно, в центре есть места, которые сделаны очень хорошо: чисто, красиво, интересно с точки зрения архитектуры и урбанистики. Но на город с населением почти полтора миллиона одна крутая набережная и один крутой микрорайон это довольно мало. Обидно для четвёртого по величине города в стране. #travel

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Търсене: #pertini

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #727 · 23.08.2024 г., 08:40

https://x.com/SavinoBalzano/status/1826902126892650501?t=Nph5MkcjigQSaPyF7ltyrA&s=19 Parlava agli operai dell'Italsider di Savona, #Pertini, con un discorso tanto toccante e appassionato da essere quasi insopportabile oggi, allo sguardo di chi può guardare indietro, con la consapevolezza di quanto sia stato tradito e disatteso. Si rivolgeva ai giovani, ai lavoratori e invitava tutti alla lotta, alla difesa, alla rivendicazione. Si perché Pertini sapeva benissimo che la #libertà senza giustizia sociale è cosa vana. Cos'è la libertà senza giustizia sociale? Si domandò retoricamente in un famoso discorso di fine anno da #PresidenteDellaRepubblica: è libertà di bestemmiare, nulla di più. Ecco cosa rispose. Era garante del vincolo interno, Pertini, della #Repubblica, della #Costituzione. Tutto ciò che oggi non è il #Quirinale. Oggi al Quirinale si inciucia coi Presidenti della Commissione Europea per disarcionare "dolcemente" un capo di governo inviso agli eurocrati di #Bruxelles o si pone il veto su quel ministro sgradito alle élite finanziarie eurounitarie. In questo Paese è diventato impossibile tutelare l'interesse nazionale: tale impegno è considerato quasi reazionario, nella accezione più negativa del termine. Il punto è che oggi essere reazionari è letteralmente doveroso: una reazione a chi vuole continuare a spolpare le nostre risorse è semplicemente l'unica cosa sensata da fare. Pertini si definiva orgogliosamente riformista. Era giusto: lo faceva quando certi presidi non erano ancora stati conquistati. Oggi forse non ha più senso, se non nella misura in cui la riforma coincida con la restaurazione. Viceversa, è corretto definirsi conservatori se si vuole ciò che voleva Pertini: libertà e giustizia sociale. Il gioco di prestigio è stato proprio questo: dividere i #diritti dopo aver diviso le persone. Contrapporre libertà a diritti sociali, abbandonando l'eversività del programma costituzionale, sancito in particolar modo nell'articolo 3, che più di ogni altro seppe conciliare le anime del Paese: la laburista ("partecipazione dei lavoratori") e la cristiana democratica ("sviluppo della persona umana"). Ciò è stato possibile quando chi storicamente aveva il compito di tutelare i fragili, le periferie sociali ed esistenziali, il mondo del lavoro, ha tradito. Ed è proprio per (mal)celare quel tradimento che si sventola ossessivamente e grottescamente la bandiera arcobaleno intonando un'ormai stonata "bella ciao". È l'imbarazzo di chi non può ammettere di aver "torto il volto" da una storia, da dei valori, da determinati ideali, da una prospettiva, a indurre certe messe in scena grottesche. Lo spettacolo sgredevole cui si assiste è frutto di una necessità imprescindibile: provare a dissimulare il fatto che nel Paese vi sia qualcuno che non persegue l'interesse del #popolo italiano, ma quello di qualcun altro. Un'agenda sociale non può esistere, dopotutto partiti come il #PD non l'hanno mai perseguita quando hanno guidato il Paese, perché la priorità per alcuni è quella di agevolare determinati centri di potere, mediante le politiche economiche neoliberali volute a Bruxelles (e non solo). Oggi si urla al #fascismo, mitizzando "intellettuali" completamente vuoti, ma se soltanto le forze di opposizione abbandonassero (cosa impossibile) il ruolo di servitù o di utile idiozia il pericolo diverrebbe quello del ritorno allo stalinismo o qualcosa del genere. Ecco perché è fondamentale aprire gli occhi e comprendere che gli ideali esistono, mentre non esiste più la tradizionale contrapposizione partitica da essi sottesa. Non ha dunque alcun senso il demenziale sostenere per affezione una parte, con la consapevolezza che appena arrivata al potere svenderà ciò che vi è più caro. E ragionarci da un Paese come la #Grecia è assai più amaro: qui il #neocolonialismo e l'avido sciacallaggio europeo lo hanno pagato letteralmente con la vita.