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Изходен канал @clockstackwheels · Post #577 · 1.10

Закончился второй этап конкурса "Код Петербурга". На первый я отправил скилл для Маруси, позволяющий гибко искать события по базе KudaGo. Но с самого начала говорили, что среди критериев оценки будут метрики: число пользователей и так далее. Там, где есть метрики, нужно делать развлекательный проект или игру, без вариантов. У "полезных" самостоятельных приложений (не связанных с внешним бизнесом) метрик нет почти никогда. Я посмотрел на топ развлекательных приложений в каталоге ВК и увидел, что местная аудитория любит кликеры / idle. Это такие игры, которые максимально абстрагируют игровой процесс: буквально конвертируют время вашей сессии и совершение простейших действий во внутриигровой ресурс. Грубо говоря, вы получаете очки, потому что просто сидите в игре, и на этом все. Ну, иногда нужно нажимать на экран. О причинах популярности и кажущейся примитивности этого жанра я сейчас рассуждать не берусь, но во второй этап решил сделать кликер про музеи Петербурга. Напомню, что одно из условий конкурса: использовать API городских сервисов. Здесь я взял базу данных Министерства Культуры. В игре "Музейный Барон" вам нужно нажимать на посетителей с разными предпочтениями, получать с них деньги, на которые строить музеи, позволяющие получать еще больше денег, в том числе автоматически. Музеи, разумеется, настоящие. Я, кстати, пока подбирал, узнал о нескольких новых, которые хочется посетить. Еще есть, например, возможность в реальности зачекиниться по GPS у нужного музея и получить его со скидкой. И, конечно, я не отказал себе в удовольствии сделать отдельный режим "Ночь Музеев", генерирующий в разы больше посетителей. Вообще, делать кликер было интереснее, чем кажется. Отдельно пришлось придумывать, как не допустить написание игроками ботов для автоматизации. Ну и математику тоже пришлось продумывать, строя графики, хотя, кажется, есть куда улучшать. #dev#games

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Търсене: #pucci

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1273 · 12.02.2026 г., 09:47

https://x.com/SavinoBalzano/status/2021883563994390606?s=20 Siamo sicuri che a montare un caso su #Pucci sia la destra? Sì, per carità, #Meloni ha rilasciato una dichiarazione. Poi la telefonata di #LaRussa. Va bene: tutto opinabile, ma anche tutto passato. Non mi pare che a destra oggi non si parli d’altro. Ascolti i talk la sera e, invece, pare proprio così: Andrea Pucci e il Festival di #Sanremo. E i sinistri sarebbero, loro malgrado, costretti a ragionarne. Ad abbassarsi a ragionarne. Poverini. Tutti a premettere di non averne mai sentito parlare prima del casino: «Devo dire che non lo conoscevo», questa la precisazione più comune. Non sia mai che si infanghino le scarpette firmate: quello succede solo quando tocca fare qualche buffonata in occasione delle politiche, per poi pontificare sul diritto al lusso e all’eleganza. La nuova frontiera del sol dell’avvenir. E certo, perché figurati se un sinistro può ammettere di aver riso a una battuta di #AndreaPucci, una battuta popolare, da bar. No, i sinistri ridono della #Littizzetto: lei sì, esponente dell’egemonia culturale della sinistra. Un’artista di enorme spessore, compostezza, acume e garbo. Per carità, ci inchiniamo dinanzi a Lucianina: ci incanta con la storia del tanga con il pelo. Mica roba triviale, lei: la comicità periferica e suburbana è robaccia da destra fascistoide. Io ho la sensazione che il continuo attacco alla maggioranza sul caso Pucci sia funzionale a nascondere una contraddizione bella grossa a sinistra. Sì, perché vi domando: vi sembra comune che un comico, scelto dal direttore artistico del Festival di Sanremo, accetti e poi rinunci a partecipare alla kermesse? Immagino sia il sogno di chiunque faccia spettacolo calcare quel palcoscenico. Non vi pare? Presumo che la rinuncia gli sia costata moltissimo, da ogni punto di vista. Cosa ne consegue? Che ciò che ha subito sia stato certamente pesante, grave, per lui addirittura insostenibile. Una cosa grossa, insomma. E tutti quelli che, ogni sera, insistono nel dire che Pucci non faccia ridere o che si sia ritirato per sua scelta sono semplicemente imbarazzanti, ipocriti e patetici: gli stessi che frignano balbettando di inclusività, menandocela con gli asterischi del politicamente corretto. Il punto non è se Pucci vi piaccia o meno, se vi faccia ridere o meno: è una persona che è stata costretta a ritirarsi da uno degli eventi che sarebbe stato infinitamente significativo per la sua carriera, per qualcosa che ha ritenuto non tollerabile per sé e per la sua famiglia. Andava difeso, a 360 gradi, da tutti. Invece cornuto e mazziato: pur di non difendere un artista ricondotto alla sfera della destra, gli si versano addosso altre secchiate di sterco. Non è Pucci il punto – al quale personalmente, nel mio piccolo, esprimo la mia solidarietà (per le minacce e per i commenti dei miserabili che si affannano in queste ore con il loro atteggiamento insopportabilmente snob) – ma la maledetta ipocrisia di una sinistrucola che pensa sempre di essere dalla parte della ragione, della libertà, della democrazia, e si conferma, invece, più intollerante che mai.