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Изходен канал @clockstackwheels · Post #654 · 16.11

Пытаюсь решить организационно-логистическую задачу в #Satisfactory. Может быть, умные люди (вы) мне дадите интересные советы. Я уже открыл практически все типы деталей, они довольно сложные, и для производства многих из них нужны целые цепочки: добыть ресурс А в одном месте и ресурс B в другом, потом сделать из них детали C и D, из этой пары получить деталь E, добыть ещё ресурс F, соединить, смешать с водой... В каком-то месте эти цепочки удобно разрывать (то есть не строить всё на одной фабрике, а растаскивать фабрики по карте). Потому что, во-первых, с гигантской базой, производящей все типы всех деталей, банально неудобно работать. Во-вторых, её тяжело масштабировать. Хотя у этого решения есть плюсы, и некоторые так делают, лично я идти по такому пути не хочу. Но в каком месте рвать цепочки? Глобально есть две крайности: 1. Можно делать по фабрике на каждое звено производства. Например, фабрика, которая делает деталь E, должна принимать на вход детали C и D, и всё. Такая схема очень легко масштабируется: небольшую фабрику очень просто расширять. А детали возить между фабриками поездами. Но тогда потребуется типа 100 разных фабрик и очень сложная железнодорожная сеть. 2. Можно в каждую фабрику привозить сырьё. Только то, что невозможно произвести, а можно только добыть. Фабрика делает с нуля из сырья все детали, в том числе для промежуточных звеньев. Такую схему очень легко балансировать: один раз посчитал, сколько нужно сырья, и всё. Но фабрики для сложных деталей будут громоздкие. А ещё если деталь C нужна в десяти местах то придётся десять раз повторить всю цепочку производства детали C, а можно было бы в одном месте делать очень много деталей C и возить. Мне не нравятся оба варианта, значит, рвать цепочку нужно где-то посередине. Но где? #games

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Търсене: #sechi

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #844 · 17.12.2024 г., 09:51

https://x.com/SavinoBalzano/status/1868955755107271155?t=DnSRyzb5frMEdUA3MzmTig&s=19 Ieri c'è stata una mezza zuffa a #OttoEMezzo, tra #Gruber e #Sechi, colpevole di aver attribuito un ruolo politico a #Saviano. Penso che il Direttore di #Libero avesse ragione: #RobertoSaviano è perfettamente collocabile nelle vesti di un attore politico in senso stretto; i suoi attacchi sono unilaterali, gli argomenti adottati spesso sovrapponibili a quelli dell'opposizione di #sinistrucola e, dunque, il suo è un ruolo politico, funzionale all'opposizione. Avete mai sentito #RobertoSaviano muovere una critica seria al #PD, evidenziarne le infinite contraddizioni? avete mai assistito a un Saviano feroce col Sinsacato, che ne denunciasse le profondissime incoerenze e le misere strumentalizzazioni? io non ricordo nulla di tutto ciò. Il suo è un ruolo politico, ha ragione Sechi. Come un ruolo politico svolgono alcuni giornalisti, dei quali peraltro non apprezzo minimamente (forse per mio limite) la qualità: cosa c'è di apprezzabile nel pedinare il Presidente del Senato #Larussa e nel domandargli ossessivmente, pappagallescamente, se è #antifascista? Dove sarebbe l'inchiesta? dove la rilevanza pubblica per chi legge? Peraltro il tutto fatto provocatoriamente ad #Atreju2024, nella speranza di una reazione forte da parte di qualcuno che gli consentisse di presentarsi al mondo come vittima del regime. La banalità del male. Si, insomma, mettiamo che Larussa si fosse rivolto a #Tommasi rispondendogli: «lo ammetto, sono fascista». Cosa sarebbe accaduto? quale sarebbe stata la reazione nell'opinione pubblica? come avrebbe reagito la gente? Francamente, e lo dico da fervente antifascista per nulla orgoglioso di chi ricopre il ruolo della seconda carica dello Stato, penso che la gente se ne sarebbe completamente sbattuta di un epilogo del genere, perché la gente è stufa dell'#antifascismo politicamente corretto e salottiero di cui questi sono l'espressione. Io trovo offensivo che una roba seria come l'antifascismo sia nelle mani di certa gente, che certi soggetti possano davvero considerarsi eredi e depositari di quella cultura. I valori della nostra Costituzione sono stati traditi da chi ha svenduto il Paese affamando la gente: perché non evidenziare queste gravissime contraddizioni, laddove ad animarle sono stati proprio quelli che oggi cantano Bella Ciao in piazza? ci hanno scippato quella canzone, con tutta la memoria della Resistenza, per farne un vessillo scialbo e ormai insignificante, da sbandierare irrispettosamente e strumentalmente contro l'avversario non gradito, nel teatrino che è diventato il dibattito pubblico italiano. Davvero qualche cretino può pensare che i valori dell'antifascismo possano essere incarnati da chi si vantava di fottere il tavolino esterno di un bar a chi non possedeva il #GreenPass? che l'antifascismo sia coerente col negare il diritto a qualcuno di prendere un caffè? nel divertimento sorridente sbattuto in faccia a chi veniva escluso dal godimento di diritti fondamentali? e non mi riferisco solo al caffè, evidentemente. Certe nefandezze non saranno mai dimenticate e mai perdonate: resteranno marchiate a fuoco, come uno stigma morale, sulla pelle di chi se ne è reso responsabile, alimentando un odio sociale ingiustificato e vessatorio del quale paghiamo il prezzo ancora adesso. Che categoria decaduta è quella degli intellettuali! #Pasolini era un intellettuale, non #Saviano, non #Valerio, non #Murgia («Può durare un altro po' questo virus? se il risultato è la vivibilità delle strade, io ci metterei la firma»). L'intellettuale è spietato, non guarda in faccia nessuno, ha un solo faro: le proprie idee, espresse con la massima onestà intellettuale possibile. #Pasolini era un comunista e le critiche più feroci le ha rivolte proprio al partito che rappresentava l'ideologia che sentiva più vicina. Questi fanno lo stesso? (...) CONTINUA SU X