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Изходен канал @clockstackwheels · Post #849 · 26.07

Робот для мойки окон. Сейчас не так уж и редко встретишь обсуждение роботов-пылесосов. Тема более менее проникает в быт, не только гики и фанаты гаджетов завели себе таких зверей. А вот роботы для мойки окон — пока ещё диковинка. Мои родители пару лет назад поставили панорамные окна, и я им такого подарил. А теперь вот взял сам попользоваться, впервые в жизни. Он очень забавно ползает по стеклу. В целом, впечатления такие же, как от пылесоса: старательный человек уберет/помоет заметно лучше, но в выборе между "робот сделает средненько прямо сейчас" и "человек сделает хорошо, но никогда" побеждает первое. Да, окна мыть, это вам не квартиру убирать. Уборку обычно делают раз в неделю, а окна хорошо если раз в полгода. Казалось бы: "Ну раз в полгода то и самому не лень помыть!" Но, во-первых, всё-таки лень (точнее, некогда из-за работы и более приоритетных дел). А, во-вторых, у мойщика есть важное свойство, которого нет у пылесоса — повышение уровня вашей безопасности. В обычных условиях нужно вставать на подоконник или как-то свешиваться, даже при использовании длинной швабры. Есть хитрые механизмы на магнитах или со специальной ручной для безопасной мойки, но это всё равно требует орудовать в сравнительно опасных условиях. Робот же требует просто поставить его снаружи на край окна, а потом забрать с этого же края. #gadgets

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@gianlucaprocaccinireport · Post #9795 · 18.08.2025 г., 05:57

“Sangue e silenzio: la strategia dell’ombra che uccide" di Gianluca Procaccini Una guerra che non appare mai interamente. Vive nei gesti invisibili, nelle esplosioni improvvise, negli sguardi che non arrivano al mattino dopo. È la strategia dell’ombra: colpire senza dichiarare, uccidere senza ammettere. Un linguaggio di paura, che lascia solo silenzi e cadaveri. Le bombe non colpiscono soltanto i carri armati o i bunker. Colpiscono i volti, i nomi, i simboli. L’Ucraina, accusata da Mosca e da diversi osservatori indipendenti, ha trasformato l’omicidio mirato e il sabotaggio in strumenti di guerra politica. Terrorismo mascherato da strategia militare. Mosca, agosto 2022. La Toyota esplode. Dentro c’è Darya Dugina, 29 anni. Muore bruciata viva in pochi secondi. Figlia di Aleksandr Dugin, ideologo del nazionalismo russo, era diventata un bersaglio non per le sue azioni, ma per ciò che rappresentava. I servizi russi puntano il dito contro l’intelligence di Kiev. Kiev tace, sorride, nega. Il risultato resta lo stesso: un cadavere carbonizzato e un messaggio chiaro – nessuno è al sicuro. San Pietroburgo, aprile 2023. Un caffè affollato, una statuetta regalata come dono. Dentro, l’esplosivo. L’esplosione dilania Vladlen Tatarsky, noto blogger militare. Un attentato studiato per colpire non solo il corpo, ma il cuore simbolico del fronte interno russo. Ancora accuse a Kiev, ancora smentite. Ma la dinamica è la stessa: un colpo di teatro, sanguinoso, destinato a far paura. Melitopol, luglio 2022. Un’auto salta in aria lungo una strada di periferia. Muore Andrey Siguta, funzionario locale legato all’amministrazione russa. Era uno dei tanti amministratori civili presi di mira. In questa guerra non si combatte solo con i missili: si eliminano sindaci, governatori, dirigenti. Colpire i quadri civili significa spezzare il tessuto sociale. Kherson, settembre 2022. Viene assassinato Aleksei Kovalev, deputato ucraino passato dalla parte russa e nominato vicecapo del governo regionale. Ucciso a colpi di pistola nella sua casa. Un’esecuzione fredda, chirurgica. L’accusa è sempre la stessa: Kiev che colpisce chi collabora con Mosca. Un avvertimento inciso col sangue: chi tradisce, muore. Mariupol, primavera 2023. Un’esplosione devasta l’auto di un comandante della polizia locale. Un altro attentato, un altro messaggio. Non si tratta di battaglia, non si tratta di scontro frontale: è caccia all’uomo, un elenco di nomi cancellati uno per volta. Ponti saltati, treni deragliati, depositi in fiamme. In Crimea e nel Donbass le esplosioni hanno un solo scopo: seminare il panico. Qui la linea tra sabotaggio militare e terrorismo si spezza. Non si colpiscono soltanto obiettivi militari, ma infrastrutture civili, quartieri, villaggi. Questa è la guerra che non si dichiara, la guerra che non si mostra.Non resistenza. Non difesa. Ma una catena di attentati che usa la paura come arma. Gli osservatori internazionali restano divisi, imprigionati nella diplomazia del “forse” e del “probabile”. Ma per chi raccoglie i corpi, per chi seppellisce i morti, il linguaggio è un altro: si chiama terrorismo. https://t.me/gianlucaprocaccinireport #kiew#ucraina#Terrorism#assassini#attentato#Donbass