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Изходен канал @clockstackwheels · Post #989 · 3.06

Ух какая жесть, показывающая затянувшееся отсутствие централизованного управления у VK. Потому что весь отдел продвижения и взаимоотношений с аудиторией на этом месте нужно увольнять. Присутствие знаменитостей и лидеров мнений — одна из важнейших ценностей любой публичной площадки. Во-первых, потому что это повышает уровень доверия у простых людей. Во-вторых, потому что лидеры мнений приводят за собой толпы фанатов. У VK с этим в основном было плохо. Когда-то всё держалось на Дурове, который сам по себе притягивал аудиторию. Но всё равно писатели и журналисты тусовались в Фейсбуке, актёры и музыканты — в Инстаграме. Даже предельно пророссийские люди вроде Сергея Лукьяненко и Тёмы Лебедева после смерти ЖЖ ушли в американский Фейсбук, который во всём без исключения омерзителен, кроме ровно одной черты — ауры московского снобизма, притягивавшей туда элиты. Но сейчас, когда оговнение Фейсбука достигло терминального состояния, приведя к блокировкам, для VK наступила золотая лихорадка — знай себе лови авторов. В некоторых ситуациях даже что-то попытались — вот Лебедева к себе перетащили, хотя хвалит он VK очень неубедительно, Инсту свою рекламирует до сих пор, а вместо ведения паблика его редакторы просто копипастят древние записи. В некоторых ситуациях, наоборот, проявили удивительную небрежность — почему российский политик Медведев ведёт текстовый блог в де-факто иностранном Телеграме, а не в VK? Но вот с этими верификациями это просто стыд и позор. В комментариях другой известный русский писатель — Алексей Пехов — тоже указывает на аналогичную проблему. Ладно, допустим в VK нет достаточно разумного топа, который настучит по голове тем, кто систематически пытается искусственно поднять счётчики у мертворождённых историй. Но хотя бы для реальных знаменитостей могли бы сделать исключение. #web

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Търсене: #pertini

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #727 · 23.08.2024 г., 08:40

https://x.com/SavinoBalzano/status/1826902126892650501?t=Nph5MkcjigQSaPyF7ltyrA&s=19 Parlava agli operai dell'Italsider di Savona, #Pertini, con un discorso tanto toccante e appassionato da essere quasi insopportabile oggi, allo sguardo di chi può guardare indietro, con la consapevolezza di quanto sia stato tradito e disatteso. Si rivolgeva ai giovani, ai lavoratori e invitava tutti alla lotta, alla difesa, alla rivendicazione. Si perché Pertini sapeva benissimo che la #libertà senza giustizia sociale è cosa vana. Cos'è la libertà senza giustizia sociale? Si domandò retoricamente in un famoso discorso di fine anno da #PresidenteDellaRepubblica: è libertà di bestemmiare, nulla di più. Ecco cosa rispose. Era garante del vincolo interno, Pertini, della #Repubblica, della #Costituzione. Tutto ciò che oggi non è il #Quirinale. Oggi al Quirinale si inciucia coi Presidenti della Commissione Europea per disarcionare "dolcemente" un capo di governo inviso agli eurocrati di #Bruxelles o si pone il veto su quel ministro sgradito alle élite finanziarie eurounitarie. In questo Paese è diventato impossibile tutelare l'interesse nazionale: tale impegno è considerato quasi reazionario, nella accezione più negativa del termine. Il punto è che oggi essere reazionari è letteralmente doveroso: una reazione a chi vuole continuare a spolpare le nostre risorse è semplicemente l'unica cosa sensata da fare. Pertini si definiva orgogliosamente riformista. Era giusto: lo faceva quando certi presidi non erano ancora stati conquistati. Oggi forse non ha più senso, se non nella misura in cui la riforma coincida con la restaurazione. Viceversa, è corretto definirsi conservatori se si vuole ciò che voleva Pertini: libertà e giustizia sociale. Il gioco di prestigio è stato proprio questo: dividere i #diritti dopo aver diviso le persone. Contrapporre libertà a diritti sociali, abbandonando l'eversività del programma costituzionale, sancito in particolar modo nell'articolo 3, che più di ogni altro seppe conciliare le anime del Paese: la laburista ("partecipazione dei lavoratori") e la cristiana democratica ("sviluppo della persona umana"). Ciò è stato possibile quando chi storicamente aveva il compito di tutelare i fragili, le periferie sociali ed esistenziali, il mondo del lavoro, ha tradito. Ed è proprio per (mal)celare quel tradimento che si sventola ossessivamente e grottescamente la bandiera arcobaleno intonando un'ormai stonata "bella ciao". È l'imbarazzo di chi non può ammettere di aver "torto il volto" da una storia, da dei valori, da determinati ideali, da una prospettiva, a indurre certe messe in scena grottesche. Lo spettacolo sgredevole cui si assiste è frutto di una necessità imprescindibile: provare a dissimulare il fatto che nel Paese vi sia qualcuno che non persegue l'interesse del #popolo italiano, ma quello di qualcun altro. Un'agenda sociale non può esistere, dopotutto partiti come il #PD non l'hanno mai perseguita quando hanno guidato il Paese, perché la priorità per alcuni è quella di agevolare determinati centri di potere, mediante le politiche economiche neoliberali volute a Bruxelles (e non solo). Oggi si urla al #fascismo, mitizzando "intellettuali" completamente vuoti, ma se soltanto le forze di opposizione abbandonassero (cosa impossibile) il ruolo di servitù o di utile idiozia il pericolo diverrebbe quello del ritorno allo stalinismo o qualcosa del genere. Ecco perché è fondamentale aprire gli occhi e comprendere che gli ideali esistono, mentre non esiste più la tradizionale contrapposizione partitica da essi sottesa. Non ha dunque alcun senso il demenziale sostenere per affezione una parte, con la consapevolezza che appena arrivata al potere svenderà ciò che vi è più caro. E ragionarci da un Paese come la #Grecia è assai più amaro: qui il #neocolonialismo e l'avido sciacallaggio europeo lo hanno pagato letteralmente con la vita.