@TestFlightX · Post #34952 · 03/31/2026, 05:05 AM
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Source channel @olddriverGDstudy · Post #102 · Oct 18
游龙历险记 孔子云:食色性也。本人自然逃不出圣人所料。于是踏上了这条不归路。能看到这篇文章的估计都已经在此道初窥门径,我便不再规劝各位,望各位好自为之。以下我分享一下个人探索世界的经历,希望各位能从其中吸取教训,少上当,多开好车。 探索篇 人生初体验: 资源途径是朋友分享的专业招嫖软件,名为51品茶。一日恰逢休假,兴致大发,遂行动。QQ约好800/pp(上门)。到了宾馆之后给她拍房卡,发送手机号,坐等上门。约半小时后,人到。人图不一,想退货,奈何是个新手在小姐的忽悠下同意了(这个小姐外形也还行)。付钱开搞。服务非常简单,口硬了开干。态度奇差,一直玩手机。一炮结束后,大为扫兴,要求退钱。小姐没同意,说给推荐其他资源。让人走了,发消息不回。两百块没了。 事后反省: 招嫖软件上的基本都是代聊,鸡头,层层转包,八百最后到小姐手机可能只有四百。尽量不要通过软件找。根据另一次经历,推测出一个人软件发布资源,然后转给鸡头,鸡头联系小姐。对小姐不要心软,人图不一的全是代聊,直接拒绝。路费都不要给。这种小姐能拿到手的都非常少,不可能有好的体验。不要对小姐的人品抱有期待,和小姐的交易必须当面完成,人走账清。 人生再探索: 去找同学玩,同学介绍了一家洗浴中心,398半套,技师年纪偏大,服务一流。不满意的可以换,多换几个总能找到个还行的。熟人带着才有全套。 事后反省: 熟人带着可以搞大活,要么就装老嫖客,技师可以私聊带出来。级别翻倍。随便搞。 斗智斗勇篇 洗浴中心第二天,同学给了一个QQ号,加上之后网上选人。888/p,本人选了两个1600。留下联系方式和房卡。约好时间,时间到了之后让转账后小姐上楼。觉得号是同学给的诚信有保障,遂给888。转账后暴露,各种借口让付另一半,小姐没上楼。期间双方斗智斗勇,互相忽悠。我想让对面给我把钱转回来,对面忽悠我转剩下的一半。最终恼羞成怒,报上我的姓名,扬言砍我一只手,(猜测酒店前台泄露了我的信息)同时发来一段视频,西瓜刀寒光四射。本人放话:有种上来。同时戴上口罩开门跑路,110已经拨好,随时可打。 反省:任何时候都不要放松警惕,哪怕同学给的资源,不见小姐不付钱。面对卖淫团伙仙人跳威胁不要怂,他刚你更刚。报警挂嘴上。(报警流程有不熟悉的建议有机会找个小事试一下,一般会问一些信息,提前准备好,比如出警地点) 安魂舒缓篇 找同学玩回来,欲找个熟女安慰一下受惊的心灵。人来略坦,无奈大莱莱迷惑了我的双眼,上门后推荐闺蜜双飞,怦然心动。共计2400。无奈服务相当机车,身材走样,下面松垮垮,除了奶子可以,其余都不行。没射出来就软了。实在下不去鸡儿。 反省:不要相信鸡头嘴里熟女这种东西,玛德二十多的他说是学生,30多的他说是二十的,四五十的才是他们嘴里的熟女。再次强调不要在床上相信小姐任何话,这时候男人每个清醒的,要谈也是提上裤子以后。 同一个地方跌倒四次: 一日兴起,招嫖,谈好价格1000pp,人来看中,付钱后准备洗漱。小姐借口自己来之前已经洗漱过了,让我自行洗漱,于是洗漱,途中和小姐聊天,指挥我洗一下鸡儿,不然口的时候不卫生。遂用肥皂擦洗,泡沫正浓时,小姐夺路而逃。跑了。又一日兴起,约好后酒店等人敲门后端详良久,这特么不是上次跑路的那个小姐,遂激动指控,逼其退钱,无奈忘记堵门,又跑了。再一日兴起,来一未成年,吓我一哆嗦,赶紧换了一个,由于兴致大起,已经洗好澡等待,准备人来直接开干。来后小姐说已经洗过澡了,没多久,提枪上马,干到一半,小姐私处异味严重,大为影响兴致。某一日,兴致再起,欲探索酒店小卡片。打电话后,人来。500一次,没啥服务,催人,质量不行,隆胸,关键隆过以后也只有B-,还特么硬,我都不敢捏,害怕摸坏了。 反省:之所以是一个地方跌倒四次,是因为开房地点都在万达中心。怀疑此地有诈。各位谨慎。小姐来了以后一定要洗澡,不论她什么借口。一定要注意卫生。不健康不说,还特么影响兴致。如果洗澡前付了钱,就同时洗澡,要么洗澡之后付钱。针对上门小姐服务机车,不认真的情况,各位可以尝试事后付款。(这点要约之前就谈好,省的浪费时间),另外远离未成年,绝对不能精虫上脑。万一被抓就不是换个星球生活的事了 云南之行: 微信约好1600包夜,小姐来到后,外形颜值良好。遂付款开整态度良好。体验良好。两炮结束后,小姐借口上厕所,卫生间内偷偷穿戴整齐,趁机夺路而逃。一日游玩结束后,浑身酸痛,想洗个澡。打车告诉司机说去洗澡。无奈司机会错意,直接拉到一家养生馆,说有当地特色。于是体验一把。没有大活298,洗澡加按摩加轻色情服务,最后大飞机。技师相当漂亮。听话。云南少数民族农村的,后悔没加微信。 反省:包夜一定要谨慎小姐偷偷溜走,思来想去只有钱给一半这个办法,这种方法也得提前说好。省的浪费时间。养生馆的小姐姐,我怎么就没要微信呢。真特么后悔。 青岛之行: 是一家spa馆,只做特殊服务的那种,小姐质量超高,服务非常机车。1399打了个飞机摸了一下奶。 反省:不要让妹妹迷失了双眼啊,看到漂亮姐姐就付钱是可耻的。 门店会员: 一家我工作城市的足浴店,挺大的,技师日常上班三四十个。质量有好有差,不满意就换,服务分档次,1000的会员,3000的会员,10000的会员。我是3000的,3000的不给口,可以打奶炮。服务挺好,单次消费666,按摩,加胸推,调情之类的,不给口,不给日。 反省:足浴店的技师因为按摩脚丫子,稍有不慎就会沾染脚气,再摸你的蛋蛋,容易引起蛋蛋瘙痒,或者各种皮肤病。要谨慎啊,事后一定要用肥皂清洗自己的二弟,别图省事用纸擦擦了事。别问我怎么知道的。 大本营: 一个外围2000两小时,相当漂亮,服务温柔,身材也好。 反省:我怎么这么穷? 作者:王一 标签:#原创,#知识,#经验反省
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@TestFlightX · Post #34952 · 03/31/2026, 05:05 AM
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@amiciapple · Post #3713 · 10/23/2020, 07:26 PM
🔍#FOCUS Quanto sono diminuiti gli spostamenti degli italiani nella seconda ondata? Dai dati messi a disposizione da Apple, è possibile notare, dopo il picco estivo, una marcata diminuzione nell’utilizzo dei mezzi pubblici (-40% da baseline) e una lieve riduzione delle altre tipologie di spostamenti (a piedi e auto) ↪️https://www.apple.com/covid19/mobility ✍🏻@amiciapple x @covid19
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@amiciapple · Post #3372 · 05/19/2020, 10:59 PM
🔍#FOCUS Di quanto sono aumentati gli spostamenti degli italiani (curva azzurra) dalla fine del lockdown del 18 maggio? Ecco l’aggiornamento dei dati messi a disposizione da Apple. Da notare inoltre come, ancora una volta, gli italiani si spostano comunque ancora meno rispetto alla maggior parte dei paesi occidentali. ↪️https://www.apple.com/covid19/mobility ✍🏻@amiciapple x @covid19
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@amiciapple · Post #3340 · 05/05/2020, 10:11 PM
🔍#FOCUS Di quanto sono aumentati gli spostamenti degli italiani (curva azzurra) dal 4 maggio? Grazie ai dati messi a disposizione da Apple è possibile notare un incremento marcato nella mobilità. Da notare inoltre come gli italiani si muovano comunque meno rispetto ai britannici, ancora in pieno lockdown ↪️https://www.apple.com/covid19/mobility ✍🏻@amiciapple x @covid19
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@dellorcogeopolitica · Post #2293 · 03/10/2026, 09:58 AM
#focus L’EUROPA CHE DORME SULLE NUOVE ARMI DA GUERRA Se gli americani stanno cercando di avvalersi dei droni intercettori ucraini per difendere le proprie basi in Medio Oriente, gli iraniani potrebbero presto dotarsi delle innovazioni che la Russia ha apportato nel corso degli anni agli stessi droni di Teheran ormai da tempo costruiti su licenza. Già stiamo vedendo immagini dei "grezzi" Shahed-136 capaci di far danni, o comunque di costringere il nemico a spendere missili da milioni di dollari per abbatterli (questi droni voltano a circa 250 km/h, e gli obiettivi "lenti" sono i peggiori da colpire anche per i jet, che non possono usare le mitragliatrici ma devono comunque ricorrere ai missili aria-aria), a breve potremmo assistere alla comparsa di versioni ben più evolute di quegli stessi droni. Il GUR ucraino, già da un paio di mesi, ha avvisato gli alleati dell'impiego da parte russa di nuovi tipi di droni: i "Geran 4" e i "Geran 5". "Geran" è il nome che i russi hanno dato agli Shahed iraniani. Se il "Geran 4" è un drone con conformazione simile all'136, seppur dotato di motore a reazione, nuovi sistemi di navigazione e pure capacità di sganciare munizioni e non solo autodistruggersi, il "Geran 5" è ormai un vero e proprio succedaneo di un missile da crociera. Ben più economico. Secondo le fonti ucraine (che citano i dati dell'intelligence ucraina), questo UAV/missile è prodotto in due "calibri": 450 kg e 850 kg. Allo stesso tempo, l'intelligence ucraina indica esplicitamente che il suo vettore principale dovrebbe essere l'aereo da attacco Su-25 "Grach", di cui i russi hanno ancora una gran disponibilità dell'epoca sovietica. E il loro utilizzo è relativamente economico. Che, in combinazione con l'utilizzo di missili da crociera molto economici e di un gran numero di nodi per il loro montaggio, consente di ottenere un potente e poco costoso sistema d'attacco aereo moderno "riciclando" tecnologie altrimenti obsolete. È un po' lo stesso principio dell'uso in battaglia di un vero game-changer per la Russia, ossia le bombe guidate. Mosca ha praticamente preso dei residuati sovietici a caduta libera disponibili in decine di migliaia di unità e li ha equipaggiati di un sistema di guida piuttosto preciso, trasformandole in un succedano delle JDAM occidentali che costano 30 volte di più. Allo stesso tempo, il "Geran-4" è equipaggiato con un motore a reazione di minore spinta, e quindi, con un peso di 450 kg, trasporta solo 50 kg di carica esplosiva a una velocità di 350-500 km/h su una distanza fino a 950 km (nel caso di un lancio da un Su-25), mentre il "Geran-5" trasporta già 90 kg di carica esplosiva a una velocità di 450-600 km/h su una distanza fino a 1.050 km. E qui va notato un punto importante. In precedenza si riteneva che i nodi di sospensione del Su-25 potessero sopportare un carico massimo di 660 kg di missili X-29L. Ma poiché è stato rilasciato un nuovo missile da crociera nel "calibro" di 850 kg, significa che i russi sono riusciti a lanciarlo da terra o a trovare il modo per equipaggiare il "Grach". In tal caso, ogni jet potrebbe trasportarne anche 4, per le brevi distanze. Utilizzando gli aeroporti della Crimea, ad esempio, come punto di lancio, tenendo conto delle caratteristiche del missile, è possibile colpire qualsiasi punto in Ucraina, anche a grande distanza. Il motivo principale per cui i piani occidentali non riescono pienamente nelle guerre moderne è che la dottrina militare è totalmente insensata. Deve essere ripensata nella chiave super-economica, sia nella produzione che nella conversione. Molte tecnologie considerate obsolete in Occidente si smaltiscono e se ne producono altre più costose, arricchendo i signori della guerra di continuo. Armi che però a loro volta staranno comunque indietro sul campo di battaglia perché il loro uso sarà anti-economico.
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@dellorcogeopolitica · Post #2282 · 03/08/2026, 04:29 PM
🔥#focus LA QUESTIONE IDRICA Partiamo da un presupposto chiaro: l'operazione militate israelo-americana, così com'era stata concepita all'inizio, è fallita. Chi lo nega, mente. Secondo le dichiarazioni pubbliche i blitz avrebbero dovuto distruggere la leadership politica e religiosa iraniana, i suoi impianti nucleari, la sua capacità missilistica, la sua flotta, la sua aviazione. E avrebbero dovuto innescare uno spontaneo moto di rivolta contro gli ayatollah. Invece, dopo oltre una settimana, i missili partono lo stesso (in numero minore), le leadership vengono sostituite e le piazze non si riempiono affatto. Quindi cosa succede ora? Piano b. Questo prevede una rettifica semantica, e cioè che gli ayatollah non sarebbero poi nemmeno così male, se solo a sceglierli ci pensassero Washington e Tel Aviv. In alternativa, bisogna trovare qualcun altro che si prenda la briga di partecipare alla guerra contro Teheran per convincerli. I curdi si sono rifiutati. Gli azeri per il momento titubano. I Paesi del Golfo vengono messi nella scomoda posizione di dover per forza attaccare l’Iran. L'ultimo episodio kafchiano riguarda la "questione idrica". Israele comunica che l'attacco all'impianto di desalinizzazione dell'acqua dolce sull'isola iraniana di Qeshm sarebbe stato condotto dagli Emirati Arabi. Abu Dhabi deve smentire, rapidamente e ufficialmente, gli israeliani. L'intento provocatorio è quello di mettere l'uno contro l'altro monarchie sunnite e l'Iran sciita. E l'acqua è il modo più semplice per farlo, perché ora la guerra sta coinvolgendo gli impianti civili, come i giacimenti petroliferi e, appunto, la desalinizzazione. Per le monarchie del Golfo attaccare questi impianti in Iran sarebbe un suicidio. Milioni di persone lì vivono nel deserto grazie al fatto che sulla costa ci sono decine di grandi impianti. Questi sono statici e quasi indifesi. Se gli iraniani volessero, potrebbero colpirli in mezzo minuto. Secondo le stime, il Qatar ottiene quasi il 100% dell'acqua potabile dalla desalinizzazione, il Bahrain e il Kuwait circa il 90%, l'Arabia Saudita circa il 70% e gli Emirati Arabi Uniti il 42%. Il danneggiamento anche di un singolo nodo importante potrebbe rapidamente causare una situazione di emergenza. E se l'Iran ne colpisse contemporaneamente diversi, lascerebbe circa 50 milioni di persone senz'acqua entro una settimana. Sì, ciò darebbe ad Israele e Stati Uniti un motivo per decuplicare i propri sforzi militari, e a quel punto coinvolgere anche altri alleati per "scongiurare la catastrofe umanitaria provocata dall'Iran". Ma a che prezzo? Quante vite civili verrebbero messe a repentaglio? Quanti sarebbero costretti all’esodo? E perché gli iraniani dovrebbero essere così stupidi da fare una mossa del genere di loro spontanea volontà? Anzi, queste meline dialettiche, che non piacciono proprio ai Paesi del Golfo, rafforzano la posizione diplomatica dell’Iran e fanno aumentare la pressione sugli Stati Uniti, a cui verrà chiesto di interrompere rapidamente la guerra (quindi l'opposto dell'intervento) per scongiurare il rischio di un cataclisma in cui né Bahrein, né Qatar, né Kuwait, né Arabia Saudita, né Oman e né EAU si sarebbero voluti ritrovare.
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@dellorcogeopolitica · Post #2277 · 03/06/2026, 11:56 AM
🇮🇷🇷🇺#focus LA RUSSIA SOSTIENE MILITARMENTE L’IRAN? Al netto della condanna formale dell'attacco all'Iran, la Russia sta beneficiando indirettamente del conflitto. Almeno per ora. Il petrolio russo viene venduto allo stesso prezzo del Brent, che sta salendo, e quindi quasi al doppio rispetto a una settimana fa (44 dollari contro 80). L'impegno occidentale in Medio Oriente, inoltre, proietta altrove risorse e sostegno militare che sarebbe potuto finire in Ucraina. E anche dal punto di vista politico e diplomatico, Mosca ha la possibilità di mostrare al mondo la doppia morale dell'Occidente, che usa il diritto internazionale come scudo in base alla convenienza e modula il linguaggio secondo comodità (stiamo "liberando" gli iraniani, come Putin dice di "liberare" gli ucraini, stiamo conducendo "operazioni militari" e non "guerre", proprio come la Russia chiama l'operazione militare speciale). In molti, esperti di Risiko, sostengono però che la Russia stia attivamente aiutando l’Iran con l'invio di armi. O che potrebbe addirittura entrare in guerra al fianco dell’Iran. Balle spaziali. Logicamente, la Russia ha interesse strutturale nella sopravvivenza dell’Iran come partner, ma ha anche motivi per mostrarsi prudente: il rischio di uno scontro diretto con Stati Uniti e Israele, la necessità di preservare la relazione con Teheran come risorsa di lungo periodo e il fatto che alcune delle forme di sostegno più efficaci supererebbero soglie che anche Mosca non può permettersi di oltrepassare. Bisogna intanto chiarire un aspetto: Mosca e Teheran NON hanno accordi di difesa reciproca. Rileggetelo di nuovo. Il trattato di partenariato strategico globale ratificato tra Russia e Iran nel 2025 NON PREVEDE che se l’Iran fosse stato attaccato, la Russia sarebbe stata obbligata a fornire assistenza militare. Ciascuna parte aiuta l’altra a resistere più a lungo alle proprie condizioni, condividendo tecnologia, intelligence e lezioni operative, senza assumersi gli oneri di un’alleanza militare formale. Per ora quindi, la relazione offre alla Russia diversi modi per cooperare con l’Iran senza impegnarsi direttamente nel conflitto. Assistenza tecnica, lezioni operative e un supporto selettivo di intelligence consentono alla Russia di aumentare il costo della guerra per gli avversari dell’Iran limitando al contempo la propria esposizione. Consideriamo di cosa l’Iran ha più urgentemente bisogno: componenti per missili balistici, intercettori per la difesa aerea, UAV kamikaze prodotti su larga scala e hardware di navigazione di precisione resistente al jamming. Esattamente gli stessi sistemi che la Russia sta consumando al massimo ritmo in Ucraina. Le riserve russe di intercettori S-300 e S-350 sono sotto pressione costante dal 2022. La produzione nazionale di missili balistici è stata interamente prioritarizzata per il teatro ucraino. La produzione di munizioni circuitanti (cioè i droni kamikaze), per quanto impressionante in termini assoluti, è comunque impegnata a colmare le lacune create da tassi di logoramento che hanno superato tutte le previsioni formulate prima della guerra. Anche nei casi in cui, in teoria, si potrebbero trovare o deviare scorte, i sistemi d’arma moderni non vengono semplicemente trasferiti: vengono integrati. Una consegna di intercettori S-300 senza operatori addestrati, software di controllo del fuoco calibrato, catene di approvvigionamento per i pezzi di ricambio e infrastrutture di manutenzione non costituisce una capacità di difesa aerea: è una responsabilità costosa. La stessa logica vale per i componenti dei missili balistici: le varianti iraniane Fateh e Fattah richiedono pacchetti di guida specifici, particolari formulazioni di propellente e attrezzature di supporto a terra che non possono essere improvvisate rapidamente. Consegnare i componenti è la parte facile; integrarli in una capacità di lancio funzionante e sostenuta, mentre si subiscono perdite operative, è la parte difficile — e non esistono scorciatoie.
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@dellorcogeopolitica · Post #2252 · 03/02/2026, 01:08 PM
🔥#focus Per decenni, causa embargo, l'Iran ha adoperato tutte le possibili strategie di reverse engineering possibili per tenere la propria industria militare più all'avanguardia che potesse. Ma la guerra in Ucraina ha, per la prima volta nella storia, invertito le parti. In foto è possibile vedere i BPLA-kamikaze LUCAS, i droni dotati del sistema di trasmissione dati satellitare Starlink, che gli Stati Uniti hanno utilizzato per la prima volta e in massa contro l'Iran nell'ambito dell'operazione "Furia epica". Sono, come si nota, evoluzioni degli Shahed 136 di fabbricazione iraniana che Teheran ha venduto alla Russia e che Mosca sta ancora oggi massicciamente impiegando in Ucraina. Trattandosi di una formula economica ma comunque letale, e inserendosi in un segmento che l'industria occidentale dei droni non aveva ancora mai sviluppato, è lecito dire che gli americani abbiano, stavolta, "copiato" gli iraniani, e non viceversa. Tra l'altro, gli stessi russi da quando hanno iniziato a fabbricare il drone su licenza, lo hanno adattato alle condizioni di un conflitto ad alta intensità. Quelli ribattezzati "Gerani" sono stati gradualmente dotati di trasmettitori MESH, di motori a reazione, di telecamere per osservare il volo e di una componente di combattimento aumentata. Anche la tattica dell'impiego dei droni d'attacco è stata modificata: dalle inefficaci incursioni "a ventaglio" delle forze armate russe si è passati alla concentrazione dei mezzi di attacco su un numero limitato di obiettivi. Ciò ha permesso di esaurire i sistemi di difesa aerea, aumentando al contempo il danno causato dagli attacchi agli obiettivi. Quello che potrebbe accadere è che la vecchia partnership russo-iraniana stavolta possa cambiare direzione. Nel 2022 gli istruttori di Teheran andavano in Crimea per addestrare i russi. Ora potrebbero essere i russi ad offrire all'Iran il know-how per adattare i suoi stessi droni alle nuove forme di combattimento e alle tecnologie di guerra elettronica occidentali che la Russia sta fronteggiando in Ucraina.
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@dellorcogeopolitica · Post #2167 · 12/12/2025, 03:40 PM
#focus Quanto vale la città di Siversk? Il protocollo informativo sulle evoluzioni della guerra russo-ucraina è sempre il solito: idealizzazione, negazione, minimizzazione. Prima, la tenuta di una città viene elevata ad esempio di resistenza strenua e imperitura. Poi, quando cade, il suo destino viene negato anche di fronte all'evidenza, per giorni, finché il riflettore non si sposta altrove. Infine, quando è scomparsa dalle cronache, viene derubricata a obiettivo strategico inutile. Gli esempi sono infiniti. Ora tocca a Siversk. È una città di dimensioni modeste nell'Oblast di Donetsk, ma con un peso militare sproporzionato. Il suo valore strategico nasce dalla posizione nel Donbass settentrionale: sta davanti al sistema urbano-logistico Sloviansk–Kramatorsk, spesso indicato come perno della “fortress belt” ucraina. In questo senso Siversk funziona da “schermo” avanzato che costringe le forze russe a consumare tempo e risorse su un obiettivo intermedio invece di poter trasferire pressione in modo più diretto sulla cintura urbana principale. Sul piano operativo e tattico, l’area di Siversk è una cerniera tra ambienti diversi: campi aperti e villaggi sparsi da un lato, e la Serebrianskyi Forest con la valle del fiume Siverskyi Donets dall’altro. Questo mosaico crea corridoi obbligati (strade, linee alberate, avvallamenti) e quindi opportunità di fuoco incrociato, imboscate e, soprattutto, interdizione a distanza. La guerra di droni amplifica il valore di ogni micro-rilievo e margine di bosco: chi osserva per primo può coordinare artiglieria, FPV e squadre d’infiltrazione, riducendo la necessità di assalti frontali su larga scala. Il valore militare di Siversk è anche logistico. Quando le vie di collegamento entrano sotto il fuoco nemico, la difesa urbana può trasformarsi in un saliente costoso: rifornimenti, evacuazioni e rotazioni diventano più lenti e rischiosi, spesso vincolati alla notte, al meteo e a coperture antidrone improvvisate. Ecco perché sebbene i russi stiano cercando di conquistarla da tre anni, la situazione lì si è deteriorata rapidamente negli ultimi due mesi, con avvicinamento russo da più direzioni e con la tratta di collegamento Siversk–Lyman finita sotto controllo di fuoco, con effetti diretti sulla sostenibilità della difesa. Per Mosca la presa di Siversk comporta la possibilità di riallineare le direttrici verso ovest e aumentare le opzioni di aggiramento e infiltrazione. Per Kiev, tenerla significa “comprare tempo”. Ecco perché, proprio come Pokrovsk, è al centro della nebbia di guerra. Ieri la leadership russa ha rivendicato la conquista completa della città, mentre l’Ucraina nega, parlando di infiltrazioni in piccoli gruppi. Tutte respinte. Se è vero che spesso i vertici militari russi si siano spinti ad annunciare risultati militari prematuramente, bisogna dire che non è questo il caso. Né il caso di Pokrovsk. Le due città sono sotto controllo russo, e non ha senso far circolare foto vere o presunte di soldati ucraini che compaiono in un edificio ai margini più estremi delle città per poter dire "Stanno tenendo" nella speranza che nel giro di qualche giorno si possa fare i prestigiatori depistando su altro. Ben più saggio è guardare in faccia la realtà: Siversk è un “obiettivo-ponte” perché unisce terreno, rotte e manovra, e la sua sorte inciderà sia a livello tattico (interdizione e sostenibilità della difesa) sia operativo (pressione e accesso alla cintura Sloviansk–Kramatorsk).
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@dellorcogeopolitica · Post #2144 · 10/21/2025, 11:57 AM
🇯🇵#focus Chi è la Lady di Ferro del Giappone A Tokyo è successo qualcosa di epico. Dopo due tentativi falliti, Sanae Takaichi, 64 anni, è stata eletta la prima donna primo ministro, in uno dei Paesi più patriarcali del mondo. Nata nella prefettura di Nara, figlia di un impiegato e di una poliziotta, Takaichi è cresciuta lontana dalla politica. Appassionata di musica heavy metal, era famosa per portare con sé molte bacchette da batteria: le spezzava durante le esibizioni più energiche con la sua band. Prima di entrare in politica, lavorò per un breve periodo come conduttrice televisiva. La sua ispirazione politica nacque negli anni Ottanta, nel pieno delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Giappone. Desiderosa di comprendere meglio la percezione americana del suo Paese, Takaichi lavorò per la deputata democratica Patricia Schroeder, nota per le sue critiche al Giappone. Lì osservò come molti americani confondessero lingua e cultura giapponese con quelle cinese e coreana, trattando il Giappone come un’estensione dei suoi vicini. Da quell’esperienza trasse una conclusione più che mai attuale e che la proietta direttamente nell'alveo del nazionalisto nipponico: “Finché il Giappone non sarà in grado di difendersi da solo, il suo destino resterà nelle mani di un’opinione pubblica superficiale.” Nel 1992 si candidò come indipendente, senza successo. L’anno seguente ottenne un seggio e nel 1996 aderì al Partito Liberal Democratico (LDP), quello egemone nel Sol Levante. Da allora è stata eletta dieci volte, ricoprendo diversi incarichi di rilievo: ministro per la sicurezza economica, ministro del commercio e dell’industria, e ministro per gli affari interni e le comunicazioni — un mandato da record per durata. Nel 2021 partecipò per la prima volta alla corsa per la leadership del LDP, perdendo contro Fumio Kishida. Tentò di nuovo lo scorso anno, arrivando prima al primo turno ma sconfitta infine da Shigeru Ishiba. Visti i disastri dei predecessori, stavolta tocca a lei. Protetta e allieva di Shinzo Abe, Takaichi fu nominata da lui Ministro dell'Interno nel 2014. È una conservatrice convinta: ha sempre osteggiato la possibilità per le donne sposate di mantenere il cognome da nubile e si è espressa contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Quindi è un premier donna ma non femminista, così come Giorgia Meloni. Le sue proposte sociali traggono ispirazione dalle proprie esperienze familiari: vuole potenziare i servizi sanitari per le donne, riconoscere maggiormente il lavoro di assistenza domestica e migliorare l’assistenza agli anziani. Sul piano economico, Takaichi ha promesso di rilanciare la "Abenomics”, la strategia di Abe basata su spesa pubblica elevata e credito a basso costo. Visita regolarmente il Santuario di Yasukuni, e ciò è importante. Lì sono commemorati i caduri per il Giappone, compresi quelli condannati per crimini di guerra. Per lungo tempo i premier nipponici non si sono recati a Yasukuni per non disturbare l'alleato americano, ma avrebbero voluto eccome. Ultimamente questa tendenza sta cambiando e con Takaichi potrebbe essere rovesciata del tutto. Sostiene inoltre l’allentamento delle restrizioni costituzionali sulle "Forze di autodifesa", affinché il Giappone possa dotarsi di capacità offensive. La riforma dell'Articolo 9 è un punto fermo del nazionalismo nipponico dai tempi di Yukio Mishima. Anche se dal 1955 il Partito Liberal Democratico domina la scena politica giapponese, oggi perde terreno a causa della stagnazione economica, del declino demografico e del crescente malcontento sociale. A beneficiarne, dopo l'assassino di Abe, le frange più a destra. La sua elezione mira proprio a riconquistare gli elettori conservatori attratti dal movimento "Sanseito", partito ultranazionalista in ascesa, che con lo slogan “Japan First” è passato da un seggio a quindici, sottraendo voti all’LDP.
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@dellorcogeopolitica · Post #2134 · 10/11/2025, 10:11 AM
🇺🇸⚡️🇻🇪#focus Un Nobel per la Rivoluzione. Dietro la crisi in corso tra Stati Uniti e Venezuela si celano settimane, mesi di trattative condotte sotto traccia tra i funzionari venezuelani e l’amministrazione Trump. Al centro dei colloqui, ovviamente, il controllo sulle sterminate risorse petrolifere di Caracas e non solo. Ovunque abbia puntato gli occhi, Trump nella sua seconda legislatura ha messo al primo posto il ripensamento della politica energetica americana: in Ucraina ha firmato l'accordo per le terre rare, in Europa ha dirottato verso Washington l'importazione di GNL, in Russia sta cercando di normalizzare i rapporti con Putin per sottrarre un asset alla Cina, nell'Artico sta cercando di entrare a gamba tesa nelle esplorazioni addirittura minacciando di annettere Canada e Groenlandia. In questo senso il Venezuela è, seppur meno "mediatico", terreno di confronto cruciale. Nicolas Maduro nelle scorse settimane avrebbe, secondo il New York Times che cita fonti anonime, persino offerto agli Usa una quota dominante del petrolio e delle altre risorse minerarie del Paese. La proposta sarebbe rimasta sul tavolo anche mentre l’amministrazione Trump definiva il governo del presidente venezuelano un “cartello narco-terrorista”, schierava navi da guerra nei Caraibi e iniziava a far esplodere imbarcazioni che, secondo funzionari statunitensi, trasportavano droga dal Venezuela. In base alla proposta, il leader venezuelano offriva di aprire alle compagnie americane tutti i progetti petroliferi e auriferi esistenti e futuri, di concedere contratti preferenziali alle imprese statunitensi, di invertire il flusso delle esportazioni di petrolio dalla Cina agli Stati Uniti e di ridurre drasticamente i contratti energetici e minerari con aziende cinesi, iraniane e russe. Sarebbe stato un trionfo per gli Usa e la scomparsa di fatto degli ultimi elementi di nazionalismo delle risorse su cui si fondava il movimento di Hugo Chávez, poi ereditato da Maduro. Eppure, l’amministrazione Trump ha rifiutato e ha interrotto i contatti diplomatici con il Venezuela la settimana scorsa, facendo di fatto naufragare l’intesa. Perché? Nonostante gli Stati Uniti prendano di mira quelli che definiscono “narco-barchini”, l’interruzione della diplomazia, il rafforzamento militare vicino al Venezuela e le minacce sempre più dure rivolte a Maduro da funzionari dell’amministrazione Trump hanno portato molti in entrambi i Paesi a pensare che il vero obiettivo di Washington sia il regime change. In favore di chi? Guarda il caso della leader dell’opposizione venezuelana appena insignita del Nobel per la Pace: María Corina Machado. Machado, durante le trattaive, ha presentato a Washington la sua proposta economica alternativa, sostenendo che le compagnie americane potrebbero ottenere in Venezuela una ricchezza molto superiore alle promesse di Maduro: 1,7 trilioni di dollari in 15 anni in caso di transizione politica. Sebbene Trump abbia abituato ormai alle improvvise inversioni di rotta su altre questioni di politica estera, come la guerra in Ucraina, i rapporti commerciali con la Cina o il programma nucleare iraniano, quella in corso in Venezuela è una sorta di asta al rialzo attraverso la quale i due leader politici, Maduro e Machado, si stanno sfidando per promettere agli Usa maggiori risorse accompagnate però da "stabilità" per garantire gli investimenti in futuro. Ovviamente, tra i due, dal punto di vista dell'affidabilità per la Casa Bianca non c'è paragone. Il Venezuela oggi produce circa un milione di barili di petrolio al giorno, rispetto ai tre milioni dell’era Chávez. La maggior parte delle esportazioni va in Cina, con l’eccezione dei circa 100.000 barili al giorno che Chevron vende negli Stati Uniti. Secondo molti esperti il Paese potrebbe aumentare rapidamente la produzione con investimenti esteri, ma non lo ritengono possibile sotto il governo attuale, nonostante Maduro negli anni abbia capito che rischiava l'osso del collo e abbia esteso il suo tentativo di apertura anche al settore privato statunitense, nel tentativo di rafforzare la
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@dellorcogeopolitica · Post #2123 · 09/24/2025, 12:35 PM
❓️#focus Le 7 guerre fermate da Trump. Esistono davvero? Il Dipartimento di Stato USA ha pubblicato per la prima volta una lista dei famosi conflitti che Trump avrebbe risolto in giro per il mondo. Dopo aver menzionato a più riprese questo numero nei suoi discorsi senza citarli tutti esplicitamente, ora possiamo esaminarli uno ad uno con uno sguardo più attento. 👉 Egitto-Etiopia: non c’è stata alcuna recente guerra tra Il Cairo e Addis Abeba. C'è una tensione che riguarda il Gerd, il grande complesso idroelettrico sul Nilo Azzurro. Egitto (e Sudan) contestano al governo etiope il diritto di impedire il libero flusso dell’acqua senza che venga raggiunta un’intesa vincolante con i Paesi a valle. Nella dialettica, ci sono state minacce di blitz militari per prendere il controllo del Gerd. Per ora mai accaduti. Trump, che ha preso le parti dell'Egitto, ha detto di essere al lavoro per «risolvere molto rapidamente» la questione. Ma i negoziati sono fermi e non esiste al momento alcun accordo. 👉 Serbia-Kosovo: questione annosa mai risolta. Belgrado non riconosce l'indipendenza di Pristina. Negli ultimi 25 anni i due Paesi hanno rischiato più volte il riacutizzarsi di tensioni militari. Una nuova guerra non è mai esplosa e Trump sostiene che l'escalation sia stata evitata grazie alle sue proposte di accordi commerciali tra le parti. Ciò è difficile da dimostrare e soprattutto è impossibile parlare di risoluzione della contesa senza un riconoscimento del Kosovo o un'annessione alla Serbia. 👉 Azerbaigian-Armenia. La seconda guerra del Karabakh si è combattuta a settembre-novembre 2020, cioè nelle ultime settimane di mandato Trump. Poi, nel 2023, Baku ha definitivamente preso il controllo manu militari della regione. Trump ha avuto il merito di mettere Pashinyan e Aliyev di fronte e far firmare agli armeni il riconoscimento dei nuovi confini e la fine delle rivendicazioni sul Karabakh. Tuttavia, resta ancora aperta la questione del Corridoio di Zangezur e con gli altri attori dell'area, Russia e Iran, potrebbero nascere seri problemi senza un accordo che faccia felici tutti. Fino ad allora, la questione resta aperta. 👉 RDC-Ruanda. Il conflitto infuria ancora, con un cessate il fuoco mediato da Trump il 27 giugno a Washington che non ha ricompreso il gruppo miliziano M23. Ancora un mese fa i miliziani hanno trucidato 140 persone, non si sono mai ritirate dalle zone occupate e non hanno mai deposto le armi. 👉 Cambogia-Thailandia: Trump ha rivendicato un ruolo nei negoziati, legandolo anche alle relazioni commerciali con i due Paesi, ma l’accordo non ha risolto la disputa territoriale alla base dello scontro. Che quindi permane. 👉 Pakistan-India: Trump ha dichiarato che la tregua raggiunta a maggio sul confine del Kashmir è stata possibile grazie alla mediazione statunitense. I leader pakistani lo hanno ringraziato, ma quelli indiani (che con la Casa Bianca non sono affatto in buoni rapporti) hanno smentito qualsiasi intervento statunitense, spiegando che il cessate il fuoco era stato deciso direttamente tra i due Paesi. E, comunque, non è una pace. 👉 Iran-Israele: che dire, certamente dopo il raid americano in Iran i bombardamenti reciproci duratu 12 giorni sono terminati. Ad oggi però non c'è accordo sul nucleare iraniano, non c'è cambio di regime a Teheran, non c'è distensione con Israele. Tutti i vecchi casus belli sono ancora intatti. In sostanza della lista stilata dal DoS americano è possibile attribuire un ruolo attivo (ma soprattutto decisivo) di Trump solo per quanto riguarda il Caucaso (con asterisco sul corridoio di Zangezur). In tutti gli altri casi, anche oggi, mentre parliamo, non si spara, le contese restano tutte apertissime.
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