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Source channel @olddriverGDstudy · Post #49 · Mar 24

江湖舔狗传 江湖者,江湖也! 各兄弟五湖四海汇聚一堂,为的是个情字,讲的是个义字,说的是个道理。 江湖上无数前辈好汉,忍饥挨饿,夜以继日,通宵达旦,上下求索,陷过无数的坑,踏破无数双鞋换得了有限的几个极品资源,未曾敢占为己有,而是毫无保留,无私公布奉献。 这一切为什么?为的是天下草根、屌丝们,不受仙人跳之苦,不遭各种骗费之难,不枉花了辛苦搬砖的银两盘缠,这是多么高尚的精神,多么高贵的品质啊! 江湖就是江湖,林子大了什么鸟儿都有,舔狗们也像病毒般出没,为害人间。这些禽兽毫无尊严、毫无底线,从溜须拍马、到阿谀奉承,从冷屁股到甜盘子全方位无死角。 舔狗,做着劝婊子从良的梦,抱着救风尘女子出火坑的“崇高”的性幻想,岂不知自己已是婊子口中的笑话! 江湖有江湖的规矩,江湖有江湖的原则,江湖有江湖的风貌,江湖有江湖的脾气。 我知舔狗是死不光的,这一车死光了,下一车还在路上。 但舔狗永远不过是个道具而已,又何必自作多情。 舔狗,你听,电话声已响起,你的钟到了!闭上臭嘴,滚出去把门关上! 作者:41秒哥 标签:#语录

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Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1235 · 12/15/2025, 09:33 AM

https://x.com/SavinoBalzano/status/2000497929933521097?s=20 Ricordo che #Calenda – subito dopo un memorabile scontro televisivo – pubblicò un post su X con il quale chiedeva un parere al suo folto pubblico su come fosse andato. Una domanda aperta, per certi versi apprezzabile, cui però poteva seguire qualsiasi risposta. Insomma, se chiedi, devi accettare anche il responso. Commentai semplicemente: «per me ti hanno asfaltato». Quella fu la mia ultima risposta alle domande di #CarloCalenda: mi bloccò. Forse lo urtarono le centinaia e centinaia di like che ricevetti. Evidentemente, in molti l’avevano vista come me. Che senso ha rivangare un episodio di mesi fa? A mio avviso denota un metodo, un metodo preciso. Sì, perché a me colpisce (si fa per dire) sempre una cosa: questi che dicono di essere gli alfieri della democrazia, della libertà, i cavalieri senza macchia e senza paura che si scagliano contro l’oscurantismo delle oligarchie, hanno come metodo preferito quello di tappare la bocca a chi non la pensa come loro. È curioso, un contrappasso per contrasto: difendono la democrazia facendoti tacere. In effetti, altri, prima di loro, ipotizzarono la costrizione alla libertà. Così dicevano in Francia: «vi costringeremo a essere liberi». Poco dopo vennero il Terrore e la ghigliottina. I loro bimbi, fateci caso, come automi tirano fuori ogni due per tre il Paradosso della Tolleranza di Popper e pensano di stare a posto così. Cercano una base teorica alla loro intolleranza, ma sanno manco chi fosse, Popper. Lo scambiano per l'omonima sostanza, temo. Carlo vede putiniani ovunque e tutti devono essere messi a tacere. Qualche settimana fa si è incazzato con #Formigli perché ha invitato Jeffrey #Sachs a Piazza Pulita. Lo sanno tutti che è putiniano: l'economista è arrivato persino a sostenere che ci fosse lo zampino statunitense nel rovesciamento di #Yanukovych. Roba da matti! Quando mai gli Stati Uniti hanno interferito con le scelte politiche di altri Paesi? Anche D’Orsi, per Calenda, è da mettere a tacere: ha osteggiato in tutti i modi che il Professore, per una vita titolare di cattedra a Torino e stimatissimo storico, tenesse una conferenza. Senza contare altri putiniani d’eccellenza, a cominciare da Orsini che, nel 2018, per dissimulare la sua passione per il Cremlino, suggeriva in audizione al Senato di non ritirare le sanzioni contro Mosca. Recentemente l’attacco a Di Battista, colpevole di aver pubblicato un testo dal titolo "La Russia non è il mio nemico". Calenda suggerisce di indagare i suoi rapporti con #Putin. Anche #Barbero nel mirino. Nel 2021 già pensava di lui: «Uno storico capace che dice castronerie di proporzioni cosmiche senza vergognarsene. Barbero. C’è da domandarsi cosa stia accadendo agli intellettuali in questo paese. Sembrano diventati tutti Cacciari. Boh». Avete Capito bene: Calenda che pensa di potersi confrontare con Barbero e Cacciari: "boh", appunto. Da ultimo propone lo scudo democratico: si fermino le ingerenze russe e cinesi. Su quelle europee in #Romania, invece, disco verde e avanti tutta. Recentemente ha anche dichiarato che la Lega sia un asset di Putin nella politica italiana. Strano, visto che il partito di #Salvini (sbagliando) continua a votare con la maggioranza per proseguire lo stillicidio di Kiev contro Mosca. Speriamo la smetta, infatti. Curioso modo di investire, da parte di Putin. Non credete? Sentite come suona questa dichiarazione del 2016 (dopo l’annessione della Crimea del 2014), rilasciata a una giornalista russa da un ministro italiano a San Pietroburgo: «c’è il Presidente del Consiglio, c’è il ministro dello Sviluppo economico, ci sono le grandi imprese, le banche. Più di così non potevamo portare: dovevamo traslocare il Colosseo poi». Quel ministro si chiamava Carlo Calenda. Insomma, un ginepraio di contraddizioni e ipocrisie questa idea di democrazia che pare suffragare. Ma, dopotutto, a proposito del Terzo Polo con Matteo #Renzi, ha detto: «ci ho creduto tanto da metterci il mio nome sul simbolo, pensa che pirla».