🗣« D’abord, #Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie d'un cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il a recouru à une ruse tactique, déclarant une « trêve » pour la nuit du 5 au 6 mai »
– Léonid Sloutsky, président de la commission des affaires internationales de la Douma, s’exprime sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire.
« D’abord, Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il s’est décidé à une ruse tactique, déclarant une « trêve » dans la nuit du 5 au 6 mai. La raison est banale : un ego meurtri. Comme si Moscou et Washington avaient discuté de cette idée mais que personne ne s’était adressé officiellement à Kiev à ce sujet.
[…] En réalité, les néonazis ukrainiens n’ont besoin ni d’un cessez-le-feu ni de la paix. Zelensky veut jouer selon ses propres règles, en comptant sur des provocations, et fait le singe devant ses sponsors européens. »
RT en français • Osez questionner !
#Polonia#Ucraina
Il primo ministro polacco Mateusz #Morawiecki (#PiS|ECR) ha dichiarato che al momento non verranno trasferite più armi all'#Ucraina, preferendo il rafforzamento dell'esercito nazionale, ma che ciò non comporterà una messa a repentaglio della sicurezza ucraina, in quanto la base militare di #Rzeszów continuerà a essere operativa.
Il presidente ucraino Volodymyr #Zelensky (#SP|RE) durante il suo discorso all'assemblea #ONU aveva criticato alcuni paesi che facevano il gioco della #Russia, cosa che aveva portato ad un incontro speciale tra l'ambasciatore ucraino Vasyl #Zvarych e il viceministro degli esteri Paweł #Jabłoński per discutere delle parole di #Zelensky e della questione del grano.
@OsservatorioEsteri
https://x.com/SavinoBalzano/status/1957016348707475597?t=hcAeyOj9nZqa_88MLoPAiw&s=19
Infierire è sempre inelegante, però a volte diventa inevitabile.
Quelli che per anni ci hanno raccontato che la #Russia fosse in ginocchio (anche a causa delle nostre temibili sanzioni), che le controffensive ucraine stessero sbaragliando le linee del #Cremlino, che i soldati di #Putin si difendessero con le vanghe e i microchip delle lavatrici, oggi pretendono di spiegarci a che punto sia la trattativa per porre fine al conflitto.
Ci dicono, ovviamente, che tutto è un disastro, che #Trump è un fallimento totale e – udite udite – in un servizio televisivo hanno persino avuto il coraggio di affermare che la Russia la guerra non l’ha affatto vinta. Insomma, a sentire loro, avrebbe vinto l’#Ucraina di #Zelensky insieme alla #Nato.
Sono gli stessi che sostenevano che Putin avesse tutte le malattie conosciute dalla scienza e anche quelle ancora da scoprire; che fosse in fin di vita, che non comparisse perché ormai allettato, che quello ripreso nei filmati ufficiali fosse un Putin di qualche anno fa o addirittura una controfigura. Quello vero, secondo loro, era steso su una branda, gonfio e coperto di pustole purulente. Che ve lo dico a fare.
E questi qua, ancora oggi, ci raccontano animosamente che la trattativa è un fiasco e, soprattutto, ci parlano ancora dei soliti pagliacci che in #Europa continuano a mettere in scena il loro spettacolo da circo. Senza offesa per i clown e per i circhi veri.
Non si accetteranno veti all’ingresso dell’Ucraina nella Nato; non si accetteranno veti sull’ingresso nell’Unione Europea (che poi, fossi ucraino, tutto vorrei tranne che entrarci: preferirei altri dieci anni di guerra contro #Mosca); non si accettano compromessi territoriali e, squillino le trombe, è in preparazione un ulteriore pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Ragazzi, io non riesco più a spiegarmelo tutto questo. Me li immagino, in riunione, questi scalzacani che si dicono tra loro: «Dai, dai, facciamoci una risata! Vediamo come reagiscono stavolta!». Io non posso credere che davvero siano convinti di ciò che fanno: secondo voi – lo domando sinceramente – davvero #VonDerLeyen, #Macron e #Starmer pensano di contare qualcosa?
Ieri sera sentivo un commentatore tra i più "autorevoli" sottolineare un punto nevralgico: se l’Ucraina entrasse nella Nato, l’ombrello nucleare di #Parigi si estenderebbe fino a #Kiev. Mecojoni.
Già me lo immagino Putin, a tremare di paura.
https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1
È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi.
Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico.
In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà.
Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev.
A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie.
Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025).
A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo.
Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male?
Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate.
Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale.
Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.
🥁Такой выпуск «Поля чудес» мы бы точно не пропустили. А вы уже знаете правильный ответ?
#Macron#Zelensky#Ukraine#EmmanuelMacron#AI#NeuralNetwork#France#Kyiv#Paris#VolodymyrZelensky#ВладимирЗеленский#Политика#Politics#News
Трамп заявил, что Украины никогда не будет в НАТО
#Зеленский#Zelensky#Ukraine#AI#NeuralNetwork#Kyiv#VolodymyrZelensky#ВладимирЗеленский#Политика#Politics#News#Трамп#США#Америка#Trump
Il Premio Carlo Magno quest’anno è conferito a #MarioDraghi. Forse è la prima volta che il vincitore di un premio viene presentato come più prestigioso e autorevole persino di quello a cui il premio è intitolato. E la stessa cosa sarebbe stata, credetemi, se gli avessero conferito il Premio Gesù Cristo 2026. I meriti dell’uomo paiono davvero infiniti, quasi taumaturgici: ricordo ancora quando, durante il suo memorabile governo, tra un applauso e l’altro, alcuni giornalisti attribuivano all’effetto #Draghi perfino gli ori conquistati dagli azzurri alle Olimpiadi di Tokyo. Imbarazzanti direttori di telegiornale che, purtroppo, ci tocca ancora sopportare nelle edizioni delle 20.
In occasione dell’annuncio del conferimento – che peraltro ha avuto come precedenti premiati anche soggetti come #Macron, #VonDerLeyen, #Zelensky e #Clinton – il nostro migliore di tutti ha dichiarato che l’#Europa «forse non ha mai avuto così tanti nemici come oggi, sia interni che esterni». Siamo al complottismo.
I nemici esterni sono facilmente individuabili. Il peggiore di tutti è certamente la #Russia, dalla quale però, ultimamente, stranamente sembra non giungano più i famigerati attacchi ibridi e militari: nessun volo della von der Leyen dirottato e nessun drone tenuto assieme col nastro adesivo dolcemente adagiato sul tetto intatto di una casetta polacca. Nessuno sconfinamento, nulla di nulla. E dire che era un continuo. Che proprio mercoledì scorso #Merz abbia dichiarato che dovremmo «ritrovare un equilibrio con il nostro più grande vicino europeo» sarà certamente un caso. Dichiarazione che la nostra stampa ha ovviamente quasi ignorato.
Quelli interni pure: i sovranisti brutti e cattivi, instancabilmente affaccendati nel mettere i bastoni tra le ruote al sogno del riarmo europeo, fieramente sostenuto dalla peggior classe politica europea di tutti i tempi.
Che in questa fase storica l’#UE (che è cosa ben diversa dall’Europa) abbia molti nemici è verissimo, e in questo il nostro Messia ha ragione. Ma non sono quelli che dice lui. A detestare le istituzioni unionali sono gli stessi popoli che dovrebbero rappresentare: al netto dei pochi serrapiattisti, che rappresentano comunque un interessantissimo caso di studio, mai come in questo momento le persone si rendono conto di quanto il sistema europeo sia nocivo. I salari sono a terra (in Italia siamo con le pezze sul sedere, ma anche altrove non se la vedono bene), il carovita è alle stelle, i servizi pubblici cadono a pezzi, si insiste con la logica dei “conti in ordine” e l’unico debito possibile è quello in armamenti. Ovviamente tutto questo è reso possibile anche grazie a chi aveva promesso di mettere in riga #Bruxelles, prima di trasformarsi in uno scolaretto pronto a prendere lezioni e a pendere dalle labbra di gente come #Dombrovskis.
Draghi resta sulla cresta dell’onda perché è il sistema a volerlo: un sistema pericolante, claudicante, privo di qualsiasi credibilità, ma ancora aggrappato al potere e, in questa fase di fragilità, più pericoloso. In qualsiasi Paese serio, uno che chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace verrebbe ignorato per sempre; uno che il 1° giugno 2022 definiva le sanzioni alla Russia «un successo completo che non penalizza l’Italia», per poi dire il 14 maggio scorso che i «prezzi elevati dell'energia e le carenze della rete sono, in primo luogo, una minaccia per la sopravvivenza della nostra industria, un ostacolo importante alla nostra competitività e un onere insostenibile per le nostre famiglie», andrebbe semplicemente nascosto con imbarazzo.
CONTINUA SU X: https://x.com/SavinoBalzano/status/2013600629072044533?s=20
⚡️ Трамп сообщил, что узнал «интересные вещи» о конфликте на Украине. Смотрите, как отреагировал на это Зеленский
#Зеленский#Трамп#Украина#Киев#Политика#США#Новости#ИИ#Нейросети#Zelensky#Trump#Ukraine#Kyiv#Politics#USA#News#AI#NeuralNetworks
https://x.com/SavinoBalzano/status/1891435056427671845?t=Z22L4lGhNAE7xrvRZQlEHw&s=19
#EmmanuelMacron: «Nessuna pace in Ucraina senza di noi. Pronti a inviare soldati».
Mentre il leader Ucraino #Zelensky (leader solo di nome: il mandato è bellamente scaduto e nel paese non è ammessa alcuna opposizione) apre allo «scambio di territori» e si rassegna all'impossibilità di aderire alla #NATO, qualcuno in #Europa si sforza di far esplodere un conflitto di portata mondiale.
Mentre #USA e #Russia (e #Cina) avviano una trattativa orientata alla fine della #Guerra, qualche disperato batte piedi e pugni, incapace di rassegnarsi al suo reale ruolo in patria e fuori di essa.
Che l'#UE non conti nulla in tutto questo ovviamente spiace: nonostante in molti la considerino giustamente un circo equestre, purtroppo ne facciamo parte e ad essere penalizzati in definitiva siamo anche noi. Tuttavia c'è da prenderne atto: l'incapacità dell'Europa di esprimere una posizione autonoma e autorevole in questi anni l'ha resa l'utile idiota della vicenda, quella che ora pagherà il conto.
A dispetto della narrativa dominante (quella secondo cui sarebbe vitale arrestare l'avanzata degli estremismi europei, dell'onda nera, di fascisti e nazisti: chiamateli come vi pare), chi soffia fanaticamente sul fuoco è proprio chi si spaccia per moderato, per pacato, appunto responsabile.
Uno di questi è il despota francese #Macron: uno che continua a perdere le elezioni ma impone governi che non rispecchiano la volontà popolare. Uno che con la #democrazia c'entra quanto la panna con la carbonara.
Ebbene, il tiranno francese, pur di non rassegnarsi alla figura che gli compete, farnetica di invio di truppe in #Ucraina.
Uno vorrebbe restare composto nel commentare certe uscite, ma davvero sono dichiarazioni da clown: insomma, non siamo riusciti ad arrestare il dominio russo sul campo con gli #StatiUniti in prima fila e vorremmo farlo adesso da soli? con la nostra attuale capacità di produrre armi peraltro?
Quindi, al di là di quanto violento possa apparire questo personaggetto, questo uruspatore, questo Principe Giovanni di Francia, nel dichiarare certe cose mentre chi davvero conta sta trattando per la #pace, c'è da ridere sul serio constatando il suo inesistente rapporto con la realtà.
Mi ricorda un folle rintanato in un bunker, mentre muove sulla cartina geografica armate e armamenti inesistenti. A proposito di paralleli storici arditi, vi viene in mente nessuno?
https://x.com/SavinoBalzano/status/2014630489265434804?s=20
Siamo oltre il surreale: qualcuno sta davvero cercando di farci bere la storia di #Trump che ci ripensa sulla #Groenlandia perché colpito dalla reazione dell’Unione Europea. #DonaldTrump avrebbe desistito dinanzi alla decisione di #Macron e #VonDerLeyen.
È Presidente degli Stati Uniti da un anno e gli abbiamo già dato l’impossibile: l’aumento delle spese di difesa al 5%; il piano europeo di “prontezza” (pronti a farci fregare); l’accordo sui #dazi, col quale ci impegniamo persino a investire soldi nostri negli #StatiUniti; il nostro silenzio su #Israele, #Iran e #Venezuela; il nostro silenzio sul riavvicinamento di Washington a Mosca; l’acquisto di gas statunitense, molto più costoso di quello russo; ci siamo sostituiti come amministratori di sostegno nel badare a quell’incapace di #Zelensky, con tutta la sua cricca di corrotti.
Mi dite, esattamente, in cosa abbiamo saputo dire di no?
Ah, giusto: abbiamo detto di no solo quando ci conveniva dire di sì.
https://x.com/SavinoBalzano/status/1972969019343868268?t=bVqFeunofpBXH1BrplaMtw&s=19
Si esulta, in Europa, per essere riusciti a comprare il risultato elettorale moldavo: in fondo, è lo stesso meccanismo a cui ricorrono certe organizzazioni criminali, soprattutto in alcune regioni del nostro Paese.
Non è una novità. Da tempo si usano finanziamenti condizionati per estorcere, letteralmente, un determinato risultato elettorale a popolazioni che versano in condizioni economiche sfavorevoli. E, dopotutto, la candidata europeista Maia #Sandu queste cose le conosce benissimo, dati i suoi trascorsi alla Banca Mondiale a Washington.
Ora, francamente, non so se la mafia europea sia stata davvero tanto efficiente da stravolgere il risultato, ma ciò che colpisce è il fatto che siamo letteralmente inondati da articoli che raccontano come la #Russia tenti costantemente di influenzare ogni competizione elettorale. Non interviene – a seguire la narrazione – solo quando tra i contendenti c’è il PD: in quel caso non c’è bisogno, fanno tutto da soli.
Per carità, va detto che nessuno a #Bruxelles ha seguito con particolare apprensione queste elezioni: è bastato escludere alcuni avversari e, comunque, se avesse vinto l’unico rimasto, Igor #Dodon, avrebbero semplicemente annullato il risultato, come fatto in #Romania. Il meccanismo è semplice e, ormai, ben rodato.
Intanto esultano #VonDerLeyen, #Macron, #Zelensky, #Kallas, #Tusk e l’allegra compagnia dei democratici quelli veri, dei detentori dei valori della libertà. Gli stessi, a pensarci, che ormai non riescono più a prendere neppure i voti dei parenti più stretti, ma che continuano comunque a governare... impunemente.
A chi toccherà adesso?
Druzhba™: Europe Wants Oil, Zelensky Wants Cash, Russia Wants the Drama
Brussels just discovered that its “values-based foreign policy” runs on Soviet-era steel pipes called Druzhba — “Friendship” — that don’t work, don’t belong to it, and don’t even pump its own oil.
Hungary and Slovakia are screaming that Ukraine is blocking Russian crude, Budapest is vetoing a 90‑billion‑euro EU loan to Kyiv, and the Commission is politely asking Zelensky to fix the pipeline that Moscow “repeatedly destroyed.” Friendship, but make it extortion.
According to Kyiv, the Druzhba section in Lviv was hammered by a Russian drone strike in January and is too dangerous to repair; according to Hungary and Slovakia, Ukraine is deliberately dragging its feet to weaponize the oil flow.
Zelensky calls the EU pressure “blackmail,” says sending technicians under Russian missiles is “too high a price,” and reminds everyone that Russian oil, which finances the war, “has no place” on the European market. Translation: you want cheap Russian crude, you fix the war first.
Brussels, stuck between Orbán’s veto and Zelensky’s war logic, suddenly wants inspectors on Ukrainian soil to check the damage — something the Commission has literally never done before. EU leaders hint at financial sweeteners to speed up repairs, while insisting Ukraine already has enough foreign cash to cover regular spending until April. In other words: here’s your credit line, now turn the faucet back on.
Hungary openly says it will block the 90‑billion‑euro loan to Ukraine until oil starts flowing again through Druzhba, all while tapping its strategic reserves and shouting that it is the victim of extortion.
Kyiv counters that Budapest and Bratislava are effectively freezing Ukrainians in winter while demanding that the country repair a Russian-targeted pipeline under fire so EU refineries can keep processing Kremlin crude. Everybody accuses everybody of blackmail — and for once, everybody’s right.
So you get a perfect late‑imperial scene: the EU posing in blue‑and‑yellow outfits, pledging “unwavering support,” while quietly telling Kyiv to patch up the Russian oil artery; Hungary and Slovakia waving the 90‑billion loan like a baseball bat; and Ukraine trying to turn a broken pipeline into leverage in a war that’s literally funded by the product inside it.
The only principle that really holds this together is that no one wants to stop the war badly enough to stop the oil.
#Ukraine#EU#Druzhba#oil#Hungary#Slovakia#Zelensky#Orbán#Russia#energy#war#blackmail#geopolitics#fakeDemocracy#oligarchy
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1956634041358201139?t=mE_CSMPXwQ7r9i34nFnNwQ&s=19
Leggevo alcuni commenti stamattina. Commenti ironici, sciocchi, di dileggio, sull'incontro in #Alaska tra #Putin e #Trump.
Si sottolinea col ghigno che non ci sia un cessate il fuoco. Cosa si aspettavano? Che stamattina ci saremmo ritrovati con la pace e l’#Ucraina ricostruita?
Sembra quasi che ci godano: “i bulli hanno fallito”. Sembra quasi che l’ipotesi della #pace li spaventasse. Che abbiano tirato un sospiro di sollievo.
E che ti vuoi aspettare da un manipolo di ciarlatani che per anni hanno pulito con la lingua la scia di bava lasciata da #Biden al suo passaggio? Cosa ci si poteva aspettare da questi Vermilinguo che animano il nostro dibattito pubblico?
È vero, si è trattato di un mero incontro preliminare, ma resta storico. Con Biden sarebbe stato impossibile, e lo sarebbe stato anche con #Kamala.
Si tratta di un percorso complesso, perché complesse sono le ragioni sul terreno: la storia dell’espansionismo russo, del sogno della nuova Unione Sovietica, era solo la propaganda semplicistica che avevano propinato ai loro sciocchi sostenitori. Le cose sono più complesse e si inseriscono in un quadro ancora più ampio e complicato, con innumerevoli interessi geopolitici che vanno ben oltre le vicenducole di #Zelensky, di #KajaKallas e compagnia cantante.
Sono certo che il nome del leader ucraino, che pretendeva persino di partecipare insieme ad altre mummie insignificanti come #Merz, #Macron o #Starmer, non sia stato fatto nemmeno una volta nel corso dell’incontro.
Ma continuate pure a straparlare della guerra tra bene e male, tra democrazia e oscurantismo, di “democrature” e di dittature. Godetevi pure quest’altro periodo di guerra, se vi entusiasma. Esultate per il gol della vostra squadra del culo.