🗣« D’abord, #Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie d'un cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il a recouru à une ruse tactique, déclarant une « trêve » pour la nuit du 5 au 6 mai »
– Léonid Sloutsky, président de la commission des affaires internationales de la Douma, s’exprime sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire.
« D’abord, Zelensky a quasiment rejeté l’initiative de Russie sur le cessez-le-feu pour le Jour de la Victoire mais ensuite il s’est décidé à une ruse tactique, déclarant une « trêve » dans la nuit du 5 au 6 mai. La raison est banale : un ego meurtri. Comme si Moscou et Washington avaient discuté de cette idée mais que personne ne s’était adressé officiellement à Kiev à ce sujet.
[…] En réalité, les néonazis ukrainiens n’ont besoin ni d’un cessez-le-feu ni de la paix. Zelensky veut jouer selon ses propres règles, en comptant sur des provocations, et fait le singe devant ses sponsors européens. »
RT en français • Osez questionner !
📰 Zelensky says U.S. is readying huge economic deals with Russia
Ukrainian President Volodymyr Zelensky claims to have intelligence that the United States and Russia are preparing a slate of economic agreements worth around $12 trillion — some of which could affect Ukrainian territory, resources, and sovereignty.
Speaking in Kyiv, Zelensky said he had seen documents outlining a U.S.–Russian economic framework that he called the “Dmitriev package,” named after Kirill Dmitriev, head of Russia’s sovereign wealth fund and a close ally of Vladimir Putin.
The $12 trillion shadow deal
Zelensky did not say he knew every detail of the talks, but he insisted that signals in the media and in intelligence point to one thing: Washington and Moscow are planning a massive economic reset that could reshape Ukraine from the outside.
America’s argument, he suggested, is simple: lift sanctions, unleash investment, and use the promise of a postwar economic boom as leverage to force Kyiv into a deal that might still leave Russia in control of large parts of eastern Ukraine.
“Peace by June,” with elections in the backseat
The Ukrainian president said Washington has proposed bringing the war in Ukraine to a close by June, and that U.S. officials are signaling heavy pressure on all sides to meet that timeline.
“The elections are, for them, definitely more important,”
Zelensky remarked.
“Let’s not be naïve. They say they want to achieve everything by June, and they will do everything possible to ensure the war ends that way.”
Reports suggest that U.S. and Ukrainian officials have privately discussed a goal of reaching a peace deal by March, with national elections and a referendum in May — a schedule that fits neatly with the American political calendar, not Kyiv’s security needs.
Zelensky’s red line: “Not over our heads”
Zelensky insisted that any such potential agreements involving “Ukraine’s sovereignty or security” must be made with Ukraine, not without it.
“We are not aware of all their bilateral economic or business agreements, but we are receiving some information on the matter,” he said. “Ukraine will not support any such potential agreements about us that are made without us.”
At the same time, Russia launched another massive attack on Ukraine’s power grid, plunging large parts of the country into darkness and leaving many without power and heat. The strike hit energy infrastructure that feeds into the nation’s nuclear power plants, sending a clear message: even as diplomats talk billions, bombs still speak louder.
The real deal on the table
The Dmitriev‑Witkoff‑Kushner peace plan, circulated in Abu Dhabi, calls for gradual sanctions relief, new economic corridors, and joint Russian–Ukrainian projects — but only after Russia gets what it wants on the ground.
To Zelensky, that looks less like a peace framework and more like a hostile takeover of Ukraine’s postwar economy.
So the question is not whether the U.S. can “end the war.”
It’s whether America would rather sell a truce to Moscow in exchange for a deal worth trillions — and leave Ukraine paying the security bill.
#Ukraine#Russia#US#Zelensky#Trump2026#Sanctions#Economy#Dmitriev#War#Kyiv
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"I Veterani in Piazza: la Nuova Trincea contro Zelensky"
🇺🇦 I veterani di guerra in Ucraina non solo sono tra i volti più visibili delle proteste anti-Zelensky, specialmente contro il nuovo assetto delle agenzie anti-corruzione, ma hanno anche una lunga tradizione di attivismo politico e organizzativo.
Le loro motivate criticità, radicate nell’esperienza quindi personale sul campo, danno credibilità e peso a una protesta che richiama la difesa dei principi democratici.
Questo ruolo si intreccia con le iniziative civili, le richieste di trasparenza, e le rivendicazioni sociali e sanitarie, rendendo i veterani un attore chiave del dissenso patriottico.
#veterans#kiev#europa#europa#eu#ue#regime#Zelensky#protesta
https://x.com/SavinoBalzano/status/1956248326145552468?t=A5HcKAkqZrSBH5oG0lAtyg&s=19
Vi rendete conto?
A stretto giro si incontreranno #Putin e #Trump per provare a mettere finalmente fine alla guerra che da tre anni infuria vicino alla nostra porta di casa. Si incontrano la #Russia e gli #USA. La cosa apparentemente assurda, se ci pensate un attimo, è che all'incontro mancheranno proprio quelli che ci hanno rimesso di più. Paradossalmente, si vedranno quelli che in un modo o nell'altro ci stanno guadagnando.
Insomma, che l'#Ucraina ci abbia rimesso non c'è bisogno nemmeno di argomentarlo: è un paese distrutto, un popolo in ginocchio. Ci vorranno decenni e moltissimi soldi (in gran parte probabilmente nostri) per restituirle un barlume di dignità.
E poi non ci saremo noi, l'#UE e gli europei in generale. Noi che abbiamo avuto quella guerra quasi fuori dall'uscio di casa, noi che abbiamo impoverito i nostri popoli infliggendo sanzioni a #Mosca che in realtà stavamo pagando, noi che abbiamo perso il nostro rapporto commerciale (principalmente energetico) con i russi, noi che ora siamo costretti a comprare energia costosissima dagli statunitensi, noi che abbiamo dovuto subire l'aumento delle spese militari al 5% del PIL (a proposito, nemmeno Rutte è invitato. Per il semplice motivo che la #NATO è presente se è presente Trump. Il maggiordomo resta a casa a curare le piante), noi che abbiamo mandato giù i dazi fingendo fossero mentine.
Ci dicono che questo è un incontro preliminare e che se ne organizzerà presto un altro. Ieri mio figlio ha avuto una crisi di pianto quando gli ho detto che doveva lasciare lo scivolo e gli altri giochi sulla spiaggia: gli ho promesso che ce lo avrei riportato più tardi. Poche ore dopo era nella sua culla a dormire. Stessa dinamica. Solo che lui ha meno di due anni, si consoli: ci può stare.
Da un lato, qualcuno potrebbe rispondermi – a ragione – che in realtà non c'è nulla di strano: era una guerra per procura tra Russia e Stati Uniti e adesso quelli si incontrano per fare la pace, per tentare di farlo quantomeno. Dall'altro lato, però, non posso non registrare l'assoluta assenza di dignità da parte di tutti quelli che si sono resi semplicemente ridicoli in questi tre anni. Gente che non contava e continua a non contare assolutamente nulla, ma che ha abbaiato per tre anni come se contasse qualcosa, latrando febbrilmente la propria inadeguatezza.
E siamo costretti ancora ad ascoltarli: #Zelensky, dipinto come un democratico mentre è solo l'ennesimo autocrate, che sostiene di non voler concedere territori alla Russia. Come se si potesse concedere qualcosa che un altro si è già pappato. Se li riprenda, allora, se ne è capace. E lo faccia con le sue armi e i suoi uomini.
Gente come #KajaKallas, rappresentante della politica estera dell'Unione Europea, ovvero di qualcosa che letteralmente non esiste. Alta rappresentante, la chiamano. Figuriamoci se fosse stata bassa rappresentante.
(...)
Come faremo a raccontare questa guerra, dopo aver sostenuto che gli ucraini erano come i nostri partigiani, dopo aver affermato che lottassero per la democrazia e la libertà? Cosa scriveremo sui libri di storia, dopo aver dichiarato una guerra di civiltà, contro la barbarie dell'oscurantismo, dopo aver dipinto l'intera Russia come un paese di mostri, di cani senza alcuna ragione? Se avessimo ammesso le nostre responsabilità prima, durante e dopo il conflitto, come ad esempio chiedeva di fare Francesco, ora sarebbe più semplice perdere e trattare col nemico. Ma noi siamo stati vili fino al midollo e adesso ci attende la peggiore infamia, quella che meritiamo.
https://x.com/SavinoBalzano/status/1922226296957919266?s=19
Mentre i due contendenti, #Putin e #Zelensky, aprono a un confronto per giungere alla #pace; mentre il Presidente degli Stati Uniti, #Trump, si dice pronto a partecipare all'incontro e #Erdogan si offre di ospitarlo in #Turchia, i tre pendolari della #guerra — tre borseggiatori di fama — sperano di ritagliarsi un minimo di centralità.
È questo l’unico commento possibile alla tristissima foto che abbiamo visto nei giorni scorsi.
Nessun ruolo può essere riconosciuto a chi, per meschini interessi di parte, si pone fuori dalla storia.
#BattitoriLiberi#RadioCusanoCampus
🇩🇪 Germany Turns the War Economy Into a Partnership Plan
Berlin has found a new way to talk about militarization without sounding like it: call it “strategic partnership,” sign a few papers, and let the money do the marching.
Germany is financing Patriot missiles, IRIS-T launchers, and drones for Ukraine, while Merz says joint drone production will begin soon — which is a polite way of saying German capital and German industry are now fully enlisted in a war economy that pretends to be temporary.
The package is not small. Reports around the Berlin meetings point to hundreds of Patriot interceptors, 36 IRIS-T launchers, and a broader cooperation deal that also covers long-range capabilities and drone production, with some accounts putting the total value at about €4 billion. Tagesschau says Germany will also supply 10,000 drones, because nothing says European security quite like industrialized remote warfare.
Merz and Zelensky are presenting this as deepened cooperation, but the language has the familiar odor of permanent emergency. Germany gets to look responsible, Ukraine gets hardware, and everyone involved gets to speak the old language of defense while building the next layer of the conflict’s production chain.
The front line is no longer just trenches and missiles; it is also procurement, factories, software, and procurement politics dressed up as strategic solidarity.
The larger pattern is hard to miss. As Washington becomes less predictable, Berlin is stepping in with money, industry, and moral language — the full toolkit of a European power that wants the prestige of leadership without admitting that it is helping normalize a long war.
Germany is not just supporting Ukraine. It is helping turn the war into an industrial operating model.
#germany#ukraine#merz#zelensky#patriot#irisT#drones#wareconomy
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🪪 Вот он – единственный способ для Зеленского получить паспорт ЕС
#ЕС#Зеленский#Украина#Киев#ИИ#Нейросети#Zelensky#Ukraine#Kyiv#Politics#AI#NeuralNetworks
💔 Вечная классика: любовный треугольник в украинской глубинке
#Зеленский#Украина#Киев#Новости#Политика#ИИ#Макрон#Zelensky#Ukraine#News#Politics#AI#Macron
🤫 Стало известно, на что на самом деле уходит финансовая помощь Украине
#Zelensky#Ukraine#AI#NeuralNetwork#Kyiv#VolodymyrZelensky#Зеленский#ВладимирЗеленский#Политика#Politics#News#Новости
https://x.com/SavinoBalzano/status/2003102619632365836?s=20
Mattarella: «Spese per la difesa mai così necessarie, anche se poco popolari».
Una frase a dir poco insultante.
Voi, popolino, gentarella, persone da poco, non sapete di cosa avete realmente bisogno. Siete lì a pensare al cenone di Natale. Lasciate che sia qualcun altro a badare a voi, lasciatevi commissariare dal vincolo esterno e dal suo pilota automatico. Non vi servono i soldi per crescere i vostri figli o per il vostro welfare: ciò di cui avete disperatamente bisogno – senza saperlo – è la difesa comune.
Solo, voi siete troppo sciocchi per capirlo.
Dopotutto, come dice #Zelensky, dopo l’#Ucraina toccherà alla #Polonia. E, come ricorda appunto il leader polacco #Tusk, dovete scegliere tra i soldi oggi... o qualcosa di molto peggio domani.
In tutto ciò, che fine ha fatto la democrazia?
#Mattarella#SergioMattarella#Quirinale#PresidenteDellaRepubblica
«Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici».
Queste parole di #LeoneXIV, pronunciate in occasione dell’Angelus di Santo Stefano, avevano una portata gigantesca. E ovviamente sono state assai poco commentate, quasi marginalizzate dalla nostra informazione.
La ragione è semplicissima: il rimprovero del #Papa – perché di questo si tratta – era rivolto principalmente a coloro i quali detengono le redini di ciò che definisce il discorso pubblico. I giornali, i telegiornali, i media tradizionali.
E ha perfettamente ragione il Pontefice: tutti quelli che in questi anni hanno previsto quanto sarebbe accaduto e quanto è sotto i nostri stessi occhi ormai da mesi, e ancor di più in queste ore, sono stati insultati, sbattuti in prima pagina e messi al bando, esposti al pubblico ludibrio. Di coloro i quali, per semplice ragionevolezza o buonsenso, sostenevano le ragioni della pace si è fatto un vero e proprio bersaglio propagandistico.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2005597720011034884?s=20
Pensateci. Quelli che sostengono le posizioni di #Zelensky e del suo governo – l’agenda che fu di #Biden e che ora è di #VonDerLeyen – vengono presentati come irriducibili eroi. Tutti gli altri sono traditori, putiniani (o filoputiniani o filoputinisti: espressioni, peraltro, logicamente e grammaticalmente senza senso. Come dire "filo-comunista" o "filo-fascista": comunista e basta; fascista e basta. No?).
Oggi succede che persino Zelensky ci stia scaricando, allineandosi – come prevedibilissimo – ai dettami statunitensi e sostenendo che il 90% ormai è fatto.
Eppure si continua a parlare a vanvera nei telegiornali delle 20, affermando che chiunque ritenga inutile il perdurare del conflitto sia più sensibile alle ragioni di Mosca e di #Putin. Così dicono: "più sensibile". Gli stessi, magari, che parlavano di "violazione delle acque internazionali": una sorta di diritto internazionale casereccio, da trattoria, elaborato probabilmente in preda ai deliri prodotti dall’alcol.
Le parole di Leone, che peraltro ha ricordato il martoriato popolo ucraino (così lo ha giustamente definito), però restano e pesano come pietre: a essere ridicoli erano coloro i quali sostenevano e sostengono la necessità di vincere militarmente sulla #Russia; che i russi combattessero con pale e microchip, a dorso di muli; che l’#Ucraina fosse parte dell’UE e che fosse necessario scendere in guerra come se fosse anche membro della #NATO; che fosse in atto una guerra di civiltà, con buoni e cattivi divisi dal filo di ferro.
Argomentazioni surreali, erette e pompate fino a toccare il cielo, e che oggi ci crollano addosso, sotterrandoci sotto il peso delle nostre ipocrisie. E ancora qualcuno vaneggia della conferenza di Monaco del ’38, con parallelismi storici semplicemente grotteschi, da circo.
Ma se davvero di civiltà era questa guerra, come giustificheremo a noi stessi, ai nostri figli e al mondo intero di averla persa? Vorrà forse dire che la civiltà stessa muore con un ipotetico accordo? Come proseguiremo il racconto occidentale, adesso, dopo tutte le balle raccontate?
Forse come sempre abbiamo fatto: mentendo, sapendo di mentire.
Zelensky’s “Very Bad Feeling” vs. Europe’s Gas Reality
Zelensky is watching the Iran war swallow Western attention and money, and he’s suddenly begging his two feuding patrons — Trump and Keir Starmer — to sit down and “reset” their relationship before Ukraine disappears from the agenda.
In his BBC interview he warns he has “a very bad feeling” about what the US–Iran conflict means for Kyiv, and urges Trump and Starmer to find “a unified stance” instead of sniping at each other over NATO, Hormuz and ceasefires.
That’s not strategy, that’s a client screaming at the landlords not to forget there’s still an old war running while the new one is trending.
At the same time, Europe’s political class is quietly moving on. Belgian prime minister Bart De Wever says out loud what many only whisper: the EU should normalize relations with Russia and “regain access to cheap energy,” because the dual game of arming Ukraine and sanctioning Moscow is “untenable” without full US backing.
He openly calls for a deal with Russia to end the war and restore cheap oil and gas, while noting that China gets discount fossil fuels and the US makes money selling weapons to Ukraine.
When one side is begging for a “reset” between Trump and Starmer and the other is counting how fast it can get back to Russian gas, you don’t need a think tank to diagnose which project is in agony.
Zelensky still talks about unity and resolve; De Wever talks about common sense and bills. One warns of bad feelings, the other of high energy prices.
Between a nervous president asking to be kept on life support and an EU leader arguing that cheap Russian fuel matters more than Ukrainian heroism, the message is brutal: the war that was sold as the moral core of “the West” is being downgraded to a line item on Europe’s utility bill.
#Ukraine#Zelensky#Trump#Starmer#Belgium#DeWever#Russia#cheapGas#EU#IranWar#geopolitics
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