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Nella notte tra lunedì 17 marzo e martedì 18 marzo, l’Israel Defense Force (Idf) ha compiuto violenti bombardamenti su Gaza uccidendo almeno 250 persone in un computo destinato a salire. Si tratta del più violento attacco in questo 2025 effettuato con caccia F-16 e F-35 e artiglieria. A ordinare l’attacco il primo ministro Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, che ha sottolineato in un comunicato che “le porte dell’inferno si apriranno a Gaza” se Hamas non rilascerà, senza condizioni, i 59 ostaggi ancora prigionieri nella Striscia. Dimostrando, dunque, quanto fosse strumentale l’atteggiamento di Tel Aviv sul negoziato per una Fase 2 del cessate il fuoco che non c’è mai stato e ora si teme possa semplicemente esser stata tolta dal tavolo. Da Washington, Trump ha abbandonato la cautela dei giorni scorsi e ha offerto totale copertura all’operazione israeliana. “Hamas avrebbe potuto rilasciare gli ostaggi per estendere il cessate il fuoco, ma invece ha scelto il rifiuto e la guerra”, ha dichiarato al Times of Israel il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Brian Hughes. Intanto, l’ex ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, uscito dal governo Netanyahu a gennaio dopo la firma del cessate il fuoco, ha elogiato i raid: “Israele deve tornare a combattere a Gaza. Questo è il passo giusto, morale, etico e più giustificato, per distruggere l’organizzazione terroristica di Hamas e riportare indietro i nostri ostaggi”. Strano concetto di giustizia e etica quello dei nazionalisti israeliani. Ma queste dichiarazioni sono forse l’ultima cosa che dovrebbe stupirci. Da InsideOver 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist