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Pubblicato10 mar10/03/2026, 15:39
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#Iran, #Ucraina: Sono passati sette mesi da quel 18 agosto, quando il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si presentò alla Casa Bianca con una proposta: cedere una tecnologia capace di intercettare i droni Shahed, realizzati dall’Iran. Zelensky e i suoi collaboratori illustrarono l'idea tramite una presentazione PowerPoint. L’Amministrazione Trump la rigettò: pur essendo nata per intensificare i rapporti tra i due Paesi e mostrare gratitudine, fu percepita dagli Stati Uniti come un eccesso di autopromozione da parte di Zelensky e come una mancanza di rispetto da parte dell’Ucraina. Giovedì, invece, gli Stati Uniti hanno contattato Kiev, mostrandosi interessati alla tecnologia. Si è trattato di uno “sbaglio”, come ora riconoscono alcuni funzionari sentiti da Axios, o di “un errore tattico”, ma la sostanza non cambia. Si ritiene, infatti, che almeno 7 delle 8 vittime statunitensi in questa guerra siano state causate dai droni iraniani Shahed. L’Iran ha venduto i propri droni Shahed alla Russia, che li ha riprodotti, ribattezzati Geran e li usa abitualmente nella sua guerra d’aggressione contro l’Ucraina. Nella presentazione, gli ucraini hanno anche mostrato una mappa del Medio Oriente che ipotizzava l’istituzione di alcuni “drone combat hub” in Turchia, in Giordania e negli Stati del Golfo (dove sono localizzate le basi statunitensi), con l’idea di creare un “muro” contro i droni, costituito anche da radar e da altri componenti necessari per intercettare i mezzi. Il costo di produzione dei droni Shahed è relativamente contenuto: varia da 20mila a 50mila dollari a seconda del modello. Il sistema ucraino è molto più economico. La presentazione ucraina era stata strutturata come un vero e proprio business plan per far leva sulla mentalità imprenditoriale di Trump, e conteneva la promessa di creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Prevedeva inoltre uno scambio: gli Stati Uniti avrebbero avuto accesso ai droni di produzione ucraina e al sistema anti-drone, mentre l’Ucraina avrebbe acquistato armi statunitensi. “Il nostro problema era finanziario: le nostre risorse permettevano di finanziare solo il 50% della nostra capacità produttiva. Quindi volevamo che gli USA investissero l’altro 50%, mantenendo una quota della produzione”, ha dichiarato ad Axios un funzionario ucraino. Qualche giorno fa un funzionario statunitense aveva riconosciuto che la risposta degli USA alla minaccia dei droni era stata deludente; venerdì, infine, il Pentagono ha annunciato il dispiegamento di una propria tecnologia per abbattere gli Shahed, chiamata Merops.