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#Camera: Con 218 voti a favore e 213 contrari, la Camera dei Rappresentanti ha approvato il SAVE Act, una legge che impone la presentazione di un documento d'identità per registrarsi al voto. Hanno votato a favore tutti i repubblicani e un democratico, Henry Cuellar (Texas). La legge era fortemente voluta sia da Donald Trump sia dalla corrente conservatrice del GOP, nel tentativo di galvanizzare la propria base elettorale in vista delle midterm. Si fonda su un principio: bisogna dimostrare di essere cittadini per registrarsi e votare nelle elezioni federali. Un proclama di buon senso, ma che è facilmente smentito dal fatto che non vi sono casi diffusi di non cittadini registrati o che votino alle elezioni con numeri tali da poter capovolgere l'esito elettorale. Questo è stato un punto su cui Donald Trump ha sempre basato la spiegazione delle proprie sconfitte elettorali. Quando nel 2016 Hillary Clinton vinse il voto popolare con un margine di 3 milioni di voti, Trump dichiarò che c'erano 3 milioni di individui non cittadini che avevano votato per la Clinton. Riguardo alle elezioni del 2020, sostiene che siano state vinte da Biden esclusivamente grazie ai brogli elettorali. Il tema, però, è molto più complicato di così, poiché non tutti i cittadini hanno un documento che certifichi la loro cittadinanza o ne possiedono uno aggiornato. Fanno parte di questi documenti, ad esempio, il certificato di nascita, il passaporto, il Consular Report of Birth Abroad (Rapporto consolare di nascita all'estero), il certificato di cittadinanza o di naturalizzazione. I certificati di nascita presentano un problema che spesso riguarda le donne: coloro che si sposano e cambiano il loro nome legale non possono utilizzarlo per certificare di essere cittadine degli Stati Uniti, poiché il 79% delle donne, secondo il Pew Research Center, ha cambiato il proprio nome legale a seguito del matrimonio. Secondo lo studio Survey of the Performance of American Elections del 2024, solo il 56% degli elettori registrati possiede un passaporto, e di questi il 48% lo ha scaduto. Il documento in questione non è molto diffuso: ad esempio, Stati conservatori come West Virginia, Mississippi, Kentucky o Arkansas, per citarne alcuni, hanno pochi cittadini in possesso di un passaporto. I costi per ottenerlo sono alti e si nota una certa correlazione con il titolo di studio: il 56% di chi possiede almeno una laurea afferma di averlo, contro il 30% di chi ha il diploma di scuola superiore o meno. Il 68% di chi ha un reddito familiare di almeno 70mila dollari lo possiede, mentre la percentuale scende al 31% per i redditi inferiori. A livello etnico, latinoamericani e asiatici ne sono provvisti in quota superiore rispetto a bianchi e afroamericani. Dal punto di vista della registrazione politica, il 54% dei democratici possiede un passaporto, contro il 44% dei repubblicani e il 38% degli indipendenti. Ottenere un documento di questo tipo è estremamente difficile. Il Kansas offre una piccola anteprima di quello che potrebbe essere il risultato del SAVE Act se entrasse in vigore, poiché lo Stato ha approvato una legge simile. Prima della normativa, c'era lo 0,002% di non cittadini nelle liste elettorali. Dopo l'adozione, il 12% dei cittadini – circa 31mila persone – non è stato in grado di registrarsi al voto. La legge istituisce inoltre dei reati per cui un funzionario elettorale che registra al voto una persona che non ha presentato la documentazione adeguata rischia sanzioni penali, anche se la persona in questione è un cittadino statunitense. Inoltre, i privati cittadini possono citare in giudizio i funzionari elettorali per le stesse ragioni. Questo porterebbe a un atteggiamento estremamente cauto da parte dei funzionari, che potrebbe condurre all'esclusione di cittadini per il timore di aver registrato un immigrato irregolare. I costi di implementazione sarebbero completamente a carico degli Stati, con tempi troppo ristretti per adattarsi a una riforma elettorale di questa portata: solo 10 giorni.