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Tag: #camera · 15 post

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Pubblicato 12 feb

#Camera: Con 218 voti a favore e 213 contrari, la Camera dei Rappresentanti ha approvato il SAVE Act, una legge che impone la presentazione di un documento d'identità per registrarsi al voto. Hanno votato a favore tutti i repubblicani e un democratico, Henry Cuellar (Texas). La legge era fortemente voluta sia da Donald Trump sia dalla corrente conservatrice del GOP, nel tentativo di galvanizzare la propria base elettorale in vista delle midterm. Si fonda su un principio: bisogna dimostrare di essere cittadini per registrarsi e votare nelle elezioni federali. Un proclama di buon senso, ma che è facilmente smentito dal fatto che non vi sono casi diffusi di non cittadini registrati o che votino alle elezioni con numeri tali da poter capovolgere l'esito elettorale. Questo è stato un punto su cui Donald Trump ha sempre basato la spiegazione delle proprie sconfitte elettorali. Quando nel 2016 Hillary Clinton vinse il voto popolare con un margine di 3 milioni di voti, Trump dichiarò che c'erano 3 milioni di individui non cittadini che avevano votato per la Clinton. Riguardo alle elezioni del 2020, sostiene che siano state vinte da Biden esclusivamente grazie ai brogli elettorali. Il tema, però, è molto più complicato di così, poiché non tutti i cittadini hanno un documento che certifichi la loro cittadinanza o ne possiedono uno aggiornato. Fanno parte di questi documenti, ad esempio, il certificato di nascita, il passaporto, il Consular Report of Birth Abroad (Rapporto consolare di nascita all'estero), il certificato di cittadinanza o di naturalizzazione. I certificati di nascita presentano un problema che spesso riguarda le donne: coloro che si sposano e cambiano il loro nome legale non possono utilizzarlo per certificare di essere cittadine degli Stati Uniti, poiché il 79% delle donne, secondo il Pew Research Center, ha cambiato il proprio nome legale a seguito del matrimonio. Secondo lo studio Survey of the Performance of American Elections del 2024, solo il 56% degli elettori registrati possiede un passaporto, e di questi il 48% lo ha scaduto. Il documento in questione non è molto diffuso: ad esempio, Stati conservatori come West Virginia, Mississippi, Kentucky o Arkansas, per citarne alcuni, hanno pochi cittadini in possesso di un passaporto. I costi per ottenerlo sono alti e si nota una certa correlazione con il titolo di studio: il 56% di chi possiede almeno una laurea afferma di averlo, contro il 30% di chi ha il diploma di scuola superiore o meno. Il 68% di chi ha un reddito familiare di almeno 70mila dollari lo possiede, mentre la percentuale scende al 31% per i redditi inferiori. A livello etnico, latinoamericani e asiatici ne sono provvisti in quota superiore rispetto a bianchi e afroamericani. Dal punto di vista della registrazione politica, il 54% dei democratici possiede un passaporto, contro il 44% dei repubblicani e il 38% degli indipendenti. Ottenere un documento di questo tipo è estremamente difficile. Il Kansas offre una piccola anteprima di quello che potrebbe essere il risultato del SAVE Act se entrasse in vigore, poiché lo Stato ha approvato una legge simile. Prima della normativa, c'era lo 0,002% di non cittadini nelle liste elettorali. Dopo l'adozione, il 12% dei cittadini – circa 31mila persone – non è stato in grado di registrarsi al voto. La legge istituisce inoltre dei reati per cui un funzionario elettorale che registra al voto una persona che non ha presentato la documentazione adeguata rischia sanzioni penali, anche se la persona in questione è un cittadino statunitense. Inoltre, i privati cittadini possono citare in giudizio i funzionari elettorali per le stesse ragioni. Questo porterebbe a un atteggiamento estremamente cauto da parte dei funzionari, che potrebbe condurre all'esclusione di cittadini per il timore di aver registrato un immigrato irregolare. I costi di implementazione sarebbero completamente a carico degli Stati, con tempi troppo ristretti per adattarsi a una riforma elettorale di questa portata: solo 10 giorni.

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Pubblicato 11 feb

#Camera: Con 219 voti a favore e 210 contrari, la Camera dei Rappresentanti approva la risoluzione per bocciare l'applicazione dei dazi sul Canada. Hanno votato a favore 213 democratici e 6 repubblicani. Hanno votato contro 210 repubblicani.

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Pubblicato 11 feb

#Camera: La Casa Bianca è in contatto con i rappresentanti repubblicani per convincerli a non votare a favore della risoluzione presentata dai democratici che boccia l'uso dei dazi da parte di Donald Trump. Tuttavia, le speranze che la maggioranza non vada sotto sono ridotte al minimo o, come detto a POLITICO da un funzionario dell'Amministrazione: "Le nostre aspettative sono che il tentativo non sarà di successo." Anzi, la speranza è che la Casa Bianca non ne esca con le ossa troppo rotte. Quanto rotte? Sperare che voti a favore meno dei due-terzi dell'aula, insomma meno di quello che servirebbe per non rovesciare il veto di Trump, certo su questa materia. "Il nuovo numero è due-terzi, non se riesci o meno ad avere la maggioranza" indice di quanto le cose siano cupe. Fino a questo momento Trump ha piegato e costretto il Partito Repubblicano all'obbedienza assoluta, eppure le cose ora sono molto diverse. Certo, da una parte c'è una fedeltà: "In astratto direi che la vasta maggioranza degli elettori repubblicani preferirebbe che i parlamentari repubblicani appoggino il Presidente", ma dall'altra parte c'è la realtà elettorale. Con la stagione delle midterm alle porte è chiaro che diversi esponenti che si sono candidati al Senato, magari provenienti da Stati agricoli, potrebbero decidere di bocciare le politiche commerciali di Trump.

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Pubblicato 11 feb

#Economia, #Camera: Nella notte, la maggioranza repubblicana è stata sconfitta in aula su un voto procedurale per bloccare la discussione di qualsiasi risoluzione volta a bocciare l'utilizzo dei dazi da parte di Donald Trump. Per un anno, sostanzialmente, la leadership repubblicana ha utilizzato questo escamotage per bloccare qualsiasi risoluzione, anche laddove il Senato si era pronunciato contro le azioni dell'Amministrazione. Il voto è stato di 217 contrari e 214 favorevoli, con tre repubblicani che hanno votato contro insieme ai democratici. Questo apre la strada alla discussione di alcune risoluzioni presentate dai democratici che mirano a bocciare l'applicazione dei dazi nei confronti del Canada. Il Senato, in passato, si era pronunciato allo stesso modo. Poiché si tratta di annullare azioni amministrative, in questi casi si applica la maggioranza semplice e non la soglia di 60 voti necessaria per superare il filibuster. A questo punto, se non ci saranno ripensamenti in entrambe le Aule, sembra che la maggioranza del Congresso sia contraria ai dazi. In ogni caso, Donald Trump potrà porre il proprio veto e a quel punto è difficile che ci sia un rovesciamento dello stesso, in quanto sono necessari i 2/3 dei voti a favore. La questione dei dazi sarà al centro di una pronuncia della Corte Suprema che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

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Pubblicato 3 feb

#Economia, #Camera: Con 217 voti a favore e 214 contrari, la Camera dei rappresentanti approva le leggi di bilancio, mettendo fine allo shutdown. La leadership repubblicana è stata colta di sorpresa dal fatto che una parte consistente dei propri parlamentari, oltre la ventina, abbia votato contro. Essenziale il voto favorevole di una manciata di democratici. Ora la legge attenderà la firma di Trump.

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Pubblicato 3 feb

#Camera, #GOP: Il Rappresentante Rich McCormick (R-Georgia) ha provato a scommette 100 dollari con i colleghi sul fatto che alla fine gli indecisi avrebbero votato a favore. Nessuno ha accettato perché sapevano che avrebbe vinto, come effettivamente è stato.

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Pubblicato 3 feb

#Camera, #GOP: Tutto come previsto, con 217 voti a favore e 215 contrari la Camera approva il regolamento per la discussione delle leggi di bilancio. Hanno votato contro tutti i democratici e Thomas Massie (R-Kentucky).

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Pubblicato 3 feb

#GOP, #Camera: Continuano i problemi di numeri all'interno della Camera dei Rappresentanti. È al momento in corso la votazione procedurale sulle leggi di bilancio. Al momento i no sono in vantaggio con 216 voti, mentre i sì sono a 212 voti. Ci sono 4 repubblicani che non hanno al momento votato e sono tutti parlando con vari dirigenti del gruppo parlamentare. Johnson può permettersi di perdere solamente due repubblicani, cosa che sta già avvenendo e ha bisogno che tutti gli altri votino a favore. Anche un terzo repubblicano contrario farebbe saltare la votazione.

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Pubblicato 22 gen

#Camera: Con 215 voti a favore e 214 contrari, la Camera dei Rappresentanti dovrebbe approvare una mozione sui poteri di guerra del Presidente con riguardo il Venezuela. In realtà però lo Speaker della Camera Mike Johnson ha deciso di tenere la votazione aperta sino all’arrivo di Wesley Hunt (R-Texas) così che possa votare no e bocciare la risoluzione. I democratici stanno protestando e gridando contro Johnson

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Pubblicato 22 gen

#Giustizia, #Camera: Il gruppo parlamentare democratico della Camera dei Rappresentanti sta iniziando ad appoggiare una mozione di impeachment nei confronti della Segretaria alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem, che ha raggiunto oltre 100 firmatari. La mozione accusa Noem di ostruzione al Congresso, violazione della fiducia pubblica e conflitto di interessi. La risoluzione è stata presentata da Robin Kelly (D-Illinois) sulla scia della morte di Renée Good a Minneapolis, in Minnesota. La mozione risponde anche alla richiesta della base democratica di assumere una posizione molto più dura nei confronti dell'Amministrazione. Tuttavia, l'idea non convince i membri centristi del Partito, che la ritengono uno spreco di tempo e di energie. Ogni Congresso decide autonomamente come gestire un processo di impeachment, ma ci sono due passaggi obbligati: il primo è l'approvazione da parte della Camera degli articoli di impeachment, ovvero la messa in stato di accusa. Il secondo passaggio obbligato avviene al Senato, dove i due terzi dei senatori devono votare per la condanna. In passato, la Camera ha votato anche per avviare il procedimento di impeachment prima di dare alle commissioni opportune il mandato di iniziare a raccogliere prove e testimonianze. Attualmente il Partito Repubblicano controlla sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato e nessun repubblicano ha deciso di appoggiare questo impeachment. È la prima volta che una mozione di impeachment raccoglie così tanti firmatari durante il secondo mandato di Donald Trump. Persino Jared Huffman (D-California), piuttosto scettico sui tentativi di impeachment, è ora favorevole: "Non ci illudiamo che questo Congresso approvi la mozione, ma le circostanze sono così estreme che bisogna lanciare un messaggio".

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Pubblicato 15 gen

#GOP, #Camera: I numeri rischiano di non esserci, quindi dovete presentarvi alla Camera a meno che non vi sia una questione di vita o di morte. È il messaggio netto che la leadership repubblicana sta inviando ai propri rappresentanti davanti al continuo assottigliamento della già piccola maggioranza parlamentare, complicata sia dalle dimissioni improvvise di Marjorie Taylor Greene, sia dalla morte di Doug LaMalfa, con una serie di assenze dovute a problemi familiari. La sostanza è sempre quella: i numeri non ci sono e davanti ad alcune materie, come le leggi a favore dei lavoratori, il rischio di defezioni è molto alto, con effetti catastrofici per la reputazione di una maggioranza che andrà al voto il prossimo novembre. Il Capogruppo di Maggioranza Tom Emmer (R-Minnesota) ha confermato la notizia parlando con NBC News: "Al di fuori di circostanze di vita o di morte, ci si aspetta che i membri lavorino per conto del popolo americano". E nemmeno candidarsi per un'altra carica è una motivazione valida per assentarsi. Evidentemente, però, non tutti hanno recepito il messaggio, come Wesley Hunt (R-Texas), ripetutamente assente, tanto da ricevere la telefonata dello Speaker della Camera Mike Johnson (R-Louisiana) per chiedergli la sua presenza a Washington. Ma questo clima di incertezza sta portando anche a rabbia e imbarazzo nei confronti della leadership repubblicana, soprattutto dopo la bruciante sconfitta di martedì, quando i repubblicani sono andati sotto alla Camera su una legge in tema di lavoro, portando a ritirare anche altri due voti. Il Rappresentante Brian Fitzpatrick (R-Pennsylvania) aveva comunicato la propria opposizione e si è chiesto "perché continuino a portare in aula leggi su cui non hanno i voti. Sperano di costringere le persone a votare. Mi domando come facciano i conti". E non è il solo a essere perplesso. A POLITICO, un Rappresentante che ha chiesto di rimanere anonimo ha detto: "Non hanno nemmeno provato a far votare per la cazzo di legge. È stato incredibilmente stupido e incredibilmente avventato". Ed effettivamente il numero delle defezioni è stato notevole: sei Rappresentanti hanno rotto con la maggioranza per votare con i democratici e sembra che il Whip Emmer non avesse capito quanti di questi fossero così contrari. Jeff Van Drew (R-New Jersey) è stato uno di quelli: "La nostra maggioranza è troppo ristretta, è un problema. Avrebbero dovuto convincere le persone a votare, numero uno. Numero due: è stata colpa mia, avrei dovuto avvertirli anche se avessi cambiato idea mezz'ora prima". Il punto è che non gliel'hanno chiesto e, se anche Van Drew avesse avvisato, non sarebbe cambiato assolutamente nulla. La strategia di questa leadership è quella di procedere un po' a tentoni, sperando che tutto vada per il verso giusto. Lo riconosce anche lo Speaker, che mercoledì ha parlato di un "potere magico di essere in grado di convincere tutti alla fine, e di solito funziona". Il Leader di Maggioranza Steve Scalise (R-Louisiana), invece, ha riconosciuto che quando tutti i parlamentari repubblicani all'interno di una commissione danno il via libera a una legge, "allora facciamo del nostro meglio per farla approvare". Insomma, la strategia rimane metterla in discussione e sperare per il meglio. E non c'è esempio migliore di quanto accaduto martedì: Johnson era a conoscenza che ci sarebbero state alcune assenze e che alcuni repubblicani avrebbero votato no, ma pensava di poter persuadere alcuni di loro a cambiare voto. Come si diceva in apertura, su temi sensibili come quello del lavoro la maggioranza è già andata sotto più di una volta. A dicembre un gruppo di repubblicani ha sottoscritto una discharge petition dei democratici per proteggere i sindacati dei lavoratori federali. E davanti a questa spaccatura, i democratici ne potrebbero proporre altre mentre il GOP non è in grado di avanzare le proprie proposte. Quello di martedì potrebbe essere stato l'ultimo tentativo proprio su questo tema.

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Pubblicato 13 gen

#GOP, #Camera: Maggioranza battuta alla Camera dei Rappresentanti dove sei repubblicani hanno votato contro il Flexibility for Worker Education Act. La legge avrebbe permesso di cambiare le leggi federali in materia di lavoro. In sostanza, si tolgono dal computo delle ore lavorate le ore di formazione volontaria legata alla propria mansione che avvengono al di fuori delle ore di lavoro, anche se offerte dal datore di lavoro. La normativa si applica solo se non ci sono conseguenze negative per il dipendente che sceglie di non partecipare e se il dipendente non svolge la propria mansione durante la formazione. A seguito della bocciatura in aula, la leadership repubblicana ha ritirato altre due leggi che voleva portare in votazione oggi. Lo Speaker della Camera Mike Johnson però rassicura: “Siamo in pieno controllo dell’aula, questa è la vita di chi ha una pochi numeri di vantaggio” e poi ai propri parlamentari: “Non fate sport avventurosi, non assumetevi rischi, prendete le vostre vitamine, rimanete in salute e presentatevi.”

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