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Pubblicato20 feb20/02/2026, 08:33
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#Difesa, #Europa: Abbiamo sempre saputo che l'Amministrazione Trump voleva che i Paesi europei spendessero di più in difesa e che fossero capaci di difendersi. Ora, però, abbiamo la conferma che queste spese aggiuntive e queste capacità difensive devono concretizzarsi acquistando armi statunitensi. Infatti, Washington ha minacciato ritorsioni nel caso in cui l'Unione Europea dovesse decidere di favorire i produttori bellici europei invece di quelli statunitensi. Il Dipartimento della Guerra ha avvertito che precludere alle imprese USA il mercato europeo comporterà una risposta reciproca. All'inizio di febbraio, nel quadro di una richiesta di feedback rivolta dalla Commissione Europea ai Paesi membri e alle industrie del settore, i Dipartimenti di Stato e della Guerra avevano sottolineato l'importanza di "non indebolire la base industriale difensiva, minacciando la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamento per i nostri militari o ponendo rischi per i nostri benefici economici condivisi. Per questo, gli Stati Uniti si oppongono fermamente a ogni cambiamento alla Direttiva che limiterebbe la capacità delle industrie statunitensi di supportare o partecipare al rifornimento della difesa nazionale degli Stati membri". Dopo aver imposto dazi in tutto il mondo, dopo aver dichiaratamente preso a modello William McKinley (uno dei Presidenti più protezionisti), ora gli Stati Uniti si ritrovano a condannare questa stessa postura: "Politiche protezioniste ed escludenti che estromettono le aziende americane dal mercato, quando le principali imprese europee continuano a beneficiare dell'accesso al mercato negli Stati Uniti, sono un corso d'azione sbagliato". Una pressione che è avvenuta anche dal vivo: il Vicesegretario di Stato Christopher Landau, in una riunione a porte chiuse, ha criticato duramente i Paesi europei della NATO per aver pensato di avvantaggiare le proprie industrie belliche rispetto a quelle statunitensi. La Commissione Europea dovrebbe presentare nel terzo trimestre una versione aggiornata della direttiva sull'approvvigionamento emessa inizialmente nel 2009. Il principale aggiornamento dovrebbe riguardare appunto il Buy European, un programma volto a favorire le imprese europee. La posizione non è condivisa all'unanimità; infatti, il Primo Ministro svedese Ulf Kristersson si è detto scettico, poiché cercare di proteggere le catene di approvvigionamento o le imprese dalla competizione internazionale non migliorerebbe la competitività in sé dell'economia europea. Già adesso l'UE incentiva l'acquisto da aziende europee in alcuni programmi come il SAFE, finanziato con 150 miliardi di euro, o l'acquisto di armi per l'Ucraina, finanziato con prestiti da 90 miliardi di euro. E, già adesso, i fondi pubblici possono essere utilizzati per l'acquisto militare solo se il 65% delle componenti chiave è prodotto in Europa. Di fronte a un aumento dei programmi europei, l'Amministrazione Trump ha minacciato la revisione di tutte le deroghe ed eccezioni alle leggi legate al Buy American e questo, nei fatti, chiuderebbe l'accesso alle imprese europee. Attualmente, 19 dei 27 Paesi UE hanno firmato accordi con Washington per permettere alle proprie imprese di competere negli appalti del Pentagono. Quindi, se le deroghe del Buy American dovessero cadere, "ogni futura eccezione sarà considerata contratto per contratto e solo quando sarà ritenuto necessario per supportare l'interoperabilità e la standardizzazione NATO". L'Italia, ad esempio, ha Leonardo che vende negli Stati Uniti. Inoltre, secondo la Casa Bianca, una clausola in questo senso sarebbe contraria all'accordo commerciale siglato la scorsa estate, in cui la Commissione Europea ha promesso l'acquisto di un maggior numero di armi statunitensi. Anche la Camera di Commercio statunitense ha condiviso le proprie preoccupazioni, ma con toni molto più moderati rispetto a quelli del Governo.