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Uso corretto di “piuttosto che": un fenomeno sociolinguistico🤓 Oggi affronto un argomento spinoso, che fa saltare sulla sedia linguisti e accademici della Crusca, provoca dubbi in parecchie persone e si vede dedicata persino una voce di Wikipedia, che lo definisce un “fenomeno sociolinguistico” nato negli ambienti agiati del Settentrione d’Italia tra gli anni ’80 e ’90 del 1900 e poi estesosi a tutto il resto della Penisola. Sto parlando dell’uso corretto di “piuttosto che”. In grammatica “piuttosto che” è una locuzione congiuntiva avversativa o comparativa, questo significa che sottintende una contrapposizione o un paragone fra due o più elementi e una preferenza dell’uno/degli uni sull’altro/altri. Non ha dunque un significato disgiuntivo e non deve essere usato in questo senso. Chi lo fa, sbaglia. Il problema è che, purtroppo, da qualche tempo in qua, lo fanno in molti sia nel parlato sia nello scritto e anche autorevoli firme giornalistiche sono cadute e continuano a cadere nel tranello. Se si usa l’espressione con il significato sbagliato di “o, oppure” (disgiuntivo) e non nel senso corretto di “invece di, anziché” (comparativo/avversativo) si possono generare equivoci nel modo in cui intendere le frasi. Facciamo un esempio: - Preferisci andare a piedi piuttosto che in auto? – chiese lui. - Sì - rispose lei. In questo scambio di battute lei può rispondere “Sì”, e noi capiamo che preferisce andare a piedi, perché il “piuttosto che” è usato nel modo corretto. La domanda di lui potrebbe essere resa, con parole diverse, in questo modo: - Ma davvero preferisci andare a piedi invece che in auto? Se invece il “piuttosto che” avesse il significato (sbagliato) di “o, oppure”, lei non potrebbe rispondere solo “Sì”, ma sarebbe costretta a esprimere una preferenza. Allora state attenti e piuttosto che sbagliare, cambiate la frase. #grammarbreak#scrivere#scrittura 👩💼@AlessandraPerotti