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@lafionda

la fionda📗

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Pubblicato8 apr08/04/2026, 08:51
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2041786112729809120?s=20 Meloni vive il momento di maggior difficoltà dalla nascita del suo governo. La ragione è una e una soltanto: non c’entrano niente le vicende giudiziarie dei membri del suo governo (erano lì anche quando aveva il vento in poppa), le amanti, le sconfitte referendarie. Il governo è in crisi per l’economia, ovviamente. Francamente, ammetto che mi ha sorpreso quanto abbia retto sulla cresta: immaginavo e scrivevo che il consenso sarebbe crollato molto prima. È l’economia a erodere il consenso: se la gente se la passa male, ti volta le spalle. E invece, nonostante le difficoltà degli italiani, lei teneva: teneva perché l’agenda internazionale si è mangiata praticamente tutto, mettendo in ombra e creando alibi a un governo la cui politica economica è semplicemente drammatica. Il taglio pesante del deficit, il ritorno dell’avanzo primario, l’aumento della pressione fiscale: sembrano scelte made in Mario Monti. E, difatti, la crescita latita, ma soprattutto aumenta il rapporto debito-PIL, a dimostrazione del fatto che il rigore nella gestione dei conti pubblici è tutto fuorché “virtuoso”. Altro che fascisti: erano sfascisti! Ci applaude l’Unione Europea, ci applaudono le agenzie di rating, la BCE, e il ministro dell’Economia è contento: per lui questa strategia era un «dovere morale». E io che credevo lo fosse dar da mangiare agli affamati. Insomma, il governo dell’Italia first è diventato quello dell’austerity first. Questa è la verità, e questa è la vera ragione della scoppola al referendum. Un altro enorme vantaggio di #GiorgiaMeloni è l’armata Brancaleone che vorrebbe candidarsi a soppiantarla: per anni la criticavano sul fascismo, apprezzando tuttavia la "tenuta" dei conti pubblici. L’attaccavano su cose che non esistono e la rispettavano per ciò che di davvero infausto realizzava. Questo per il semplice motivo che, se fossero stati loro a governare, in politica economica avrebbero fatto esattamente la stessa cosa: perché sempre questo hanno fatto. Anche peggio, a dire la verità. Ciò che fiacca la #Meloni è la stessa identica malattia che ha toccato i suoi predecessori: si candidano per cambiare tutto, ma poi si “normalizzano”, si piegano al pilota automatico, al vincolo esterno, al whatever it takes. Occhio a Giuseppe #Conte: pensa di avere qualche possibilità di arrivare a Palazzo Chigi e la prima cosa che tiene a precisare, per tranquillizzare magari chi vigila dal colle più importante di Roma, è che non intende assolutamente discutere un’eventuale riapertura dei ponti energetici con la #Russia. Casomai qualcuno pensi di avere ancora davanti l’avvocato del popolo. Mette le mani avanti, chiarisce, precisa di non essere un problema o una minaccia per gli interessi che la nostra politica è tenuta sempre a preservare, a prescindere da chi vinca le elezioni. E allora è il momento di aprire gli occhi una volta per tutte: mentre ci scanniamo tra destra e sinistra, tifando per un lato o per l’altro di un bipolarismo assolutamente di facciata, qualcuno ride alle nostre spalle e si fa beffe di noi. La nostra democrazia è una vite spanata e, finché qualcuno non avrà il coraggio di mettere radicalmente in discussione il sistema nel suo complesso, saremo qui a parlare ancora del nulla.