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Tag: #conte · 2 post
Pubblicato 8 apr
https://x.com/SavinoBalzano/status/2041786112729809120?s=20 Meloni vive il momento di maggior difficoltà dalla nascita del suo governo. La ragione è una e una soltanto: non c’entrano niente le vicende giudiziarie dei membri del suo governo (erano lì anche quando aveva il vento in poppa), le amanti, le sconfitte referendarie. Il governo è in crisi per l’economia, ovviamente. Francamente, ammetto che mi ha sorpreso quanto abbia retto sulla cresta: immaginavo e scrivevo che il consenso sarebbe crollato molto prima. È l’economia a erodere il consenso: se la gente se la passa male, ti volta le spalle. E invece, nonostante le difficoltà degli italiani, lei teneva: teneva perché l’agenda internazionale si è mangiata praticamente tutto, mettendo in ombra e creando alibi a un governo la cui politica economica è semplicemente drammatica. Il taglio pesante del deficit, il ritorno dell’avanzo primario, l’aumento della pressione fiscale: sembrano scelte made in Mario Monti. E, difatti, la crescita latita, ma soprattutto aumenta il rapporto debito-PIL, a dimostrazione del fatto che il rigore nella gestione dei conti pubblici è tutto fuorché “virtuoso”. Altro che fascisti: erano sfascisti! Ci applaude l’Unione Europea, ci applaudono le agenzie di rating, la BCE, e il ministro dell’Economia è contento: per lui questa strategia era un «dovere morale». E io che credevo lo fosse dar da mangiare agli affamati. Insomma, il governo dell’Italia first è diventato quello dell’austerity first. Questa è la verità, e questa è la vera ragione della scoppola al referendum. Un altro enorme vantaggio di #GiorgiaMeloni è l’armata Brancaleone che vorrebbe candidarsi a soppiantarla: per anni la criticavano sul fascismo, apprezzando tuttavia la "tenuta" dei conti pubblici. L’attaccavano su cose che non esistono e la rispettavano per ciò che di davvero infausto realizzava. Questo per il semplice motivo che, se fossero stati loro a governare, in politica economica avrebbero fatto esattamente la stessa cosa: perché sempre questo hanno fatto. Anche peggio, a dire la verità. Ciò che fiacca la #Meloni è la stessa identica malattia che ha toccato i suoi predecessori: si candidano per cambiare tutto, ma poi si “normalizzano”, si piegano al pilota automatico, al vincolo esterno, al whatever it takes. Occhio a Giuseppe #Conte: pensa di avere qualche possibilità di arrivare a Palazzo Chigi e la prima cosa che tiene a precisare, per tranquillizzare magari chi vigila dal colle più importante di Roma, è che non intende assolutamente discutere un’eventuale riapertura dei ponti energetici con la #Russia. Casomai qualcuno pensi di avere ancora davanti l’avvocato del popolo. Mette le mani avanti, chiarisce, precisa di non essere un problema o una minaccia per gli interessi che la nostra politica è tenuta sempre a preservare, a prescindere da chi vinca le elezioni. E allora è il momento di aprire gli occhi una volta per tutte: mentre ci scanniamo tra destra e sinistra, tifando per un lato o per l’altro di un bipolarismo assolutamente di facciata, qualcuno ride alle nostre spalle e si fa beffe di noi. La nostra democrazia è una vite spanata e, finché qualcuno non avrà il coraggio di mettere radicalmente in discussione il sistema nel suo complesso, saremo qui a parlare ancora del nulla.
Pubblicato 31 lug
https://x.com/SavinoBalzano/status/1950799845070938377?t=fuBIu6-gsFVRQtSYqxo0Qg&s=19 Non oso nemmeno immaginare lo sguardo di puro sgomento dell’ambasciatore russo, raggiunto dalla notizia della convocazione alla Farnesina da parte di Antonio #Tajani. Il nostro autorevole Ministro degli Esteri vuole chiedergli conto della recente iniziativa russa, che ha inserito #Mattarella nella lista dei russofobi. Me lo immagino, l’ambasciatore, con la gocciolina di sudore gelato che gli cola lungo le tempie. Come uno scolaretto dalla direttrice, dopo averla combinata grossa. Speriamo solo che qualcuno abbia informato Tajani della fine dell’#UnioneSovietica: non vorrei che la propaganda l’abbia confuso anche su questo punto. Più o meno in quegli anni, l’Olp – e dunque l’Anp – riconosceva #Israele, e qualche giorno fa il dettaglio gli è sfuggito. Mi spiacerebbe che gli fosse scappato di mano tutto quel capitoletto del Bignami di storia contemporanea, che avrà acquistato prima di accettare l’incarico, per raggranellare i rudimenti del mestiere. Non si offenda, si scherza! Ora, per entrare un istante nel merito – giusto quanto basta – cosa ci aspettavamo? Questi decidono di fare una lista dei russofobi e arrivano al momento di scegliere se inserirvi o meno il nostro Capo dello Stato. Immagino il loro dialogo. Il primo fa: «E questo #SergioMattarella? Perché ce lo dovremmo infilare? Che ha fatto?». E il secondo: «Mah, sai, a febbraio da Marsiglia ci ha paragonato alla Germania del 1939». E quell’altro: «Oh bella! La stessa Germania che ci è costata più di venti milioni di caduti, circa venticinque, tra militari e civili, quando ci chiamavamo ancora Urss? Quella che noi abbiamo fermato, nonostante nessuno ce lo riconosca per davvero?». Risponde: «Eh sì, proprio quella...». A quel punto la decisione è parsa di mero buon senso ed è stata assunta all’unanimità. Da russo, avrei fatto lo stesso. Una provocazione? Direi che a subirne, e da mesi, sono principalmente loro. Le prese di posizione dei politici italiani che si stracciano le vesti – a partire da quella del camaleontico Giuseppe #Conte – fanno ridere. Apprezzabile il silenzio di #Salvini. Poi, proprio noi vogliamo dare lezioni ai russi? Noi che avevamo le liste di proscrizione dei putiniani sulla prima pagina del più grosso giornale nazionale? Noi che non facciamo esibire gli artisti russi? C’è poco da scandalizzarsi. Volete dipingerli come brutti e cattivi, secondo la narrazione impostaci dal Colle per mesi e mesi? Fate pure, ma chi semina vento raccoglie tempesta.