#TURCHIA#DIRITTIUMANI
Un’ottima notizia per la Turchia e per chi crede nella giustizia: la Corte di Cassazione ha ordinato l’immediata scarcerazione dell’avvocato attivista per i diritti umani Aytac Unsal, in sciopero della fame da 213 giorni. L’uomo stava conducendo la stessa battaglia di Ebru Timtik, la collega morta in carcere dopo 238 giorni di digiuno. Secondo i giudici della Corte, Aytac “deve essere immediatamente liberato a causa del pericolo che rappresenta per la sua vita la permanenza in prigione”.
La decisione arriva in seguito alle proteste del mondo del diritto, trainato nel caso di specie dalle organizzazioni dei penalisti disseminate nel continente e nel mondo.
Un ringraziamento sincero nei confronti degli avvocati come Aytac e Timtik, che rischiano la propria vita per un ideale, quello del rispetto dei diritti inalienabili della persona umana.
👉@giurisprudentia
📢 RPDC respinge risoluzione ONU sui diritti umani: “È una provocazione politica”
Pyongyang ha duramente condannato la nuova risoluzione del Consiglio ONU per i diritti umani, definendola un atto ostile e una grave provocazione contro la propria sovranità.
Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano, il documento si basa su “dati falsi” e distorce la reale situazione del Paese, dove i diritti del popolo sarebbero garantiti in piena coerenza con gli interessi delle masse lavoratrici.
La RPDC denuncia da anni quella che definisce una “caccia alle streghe” politicamente orchestrata da potenze egemoniche, con doppi standard e selettività. Pyongyang invita il Consiglio a occuparsi invece di violazioni reali e gravissime, come i crimini in Medio Oriente, dove – sottolinea – anche i bambini diventano bersagli di armi moderne.
“Difendere la sovranità nazionale significa difendere i diritti umani”, conclude la nota.
La Corea del Nord ribadisce la propria linea: nessuna ingerenza esterna, nessuna concessione sulle proprie istituzioni. E chi segue acriticamente le manovre ostili contro Pyongyang “sarà tenuto in considerazione”.
🔁 Cosa ne pensi?
#CoreaDelNord#DirittiUmani#ONU#Geopolitica
https://www.marx21.it/internazionale/la-rpdc-respinge-la-risoluzione-onu-sui-diritti-umani-e-denuncia-la-politicizzazione-del-consiglio/
Mekhti Logunov ha 85 anni ed è il più anziano tra i prigionieri politici attualmente detenuti nelle carceri ucraine. Respingendo il teorema che lo descriverebbe con un “agente russo”, Mekhti Logunov anche da detenuto ha ribadito con durezza le critiche da lui mai risparmiate alla deriva politica che ha caratterizzato l’Ucraina degli ultimi anni. Ne parlo su Il Faro di Roma.
#ucraina#carcere#dirittiumani#democrazia#europa
http://www.farodiroma.it/hanno-paura-di-me-un-prigioniero-politico-di-85-anni-nelle-galere-ucraine-di-m-vezzosi/
Recentemente un ex deputato del parlamento ucraino ha pubblicato queste foto scattate in una struttura detentiva nella regione di #Odessa. Stando a quanto riportato dall'ex parlamentare, le foto sarebbero state a lui fornite da un detenuto riuscito ad introdurre un cellulare all'interno della struttura. Ciò che le foto mostrano è la realtà che vivono non solo i detenuti per reati generici, ma centinaia di prigionieri - con cittadinanza ucraina - che il governo ucraino continua a detenere per ragioni esclusivamente politiche.
#ucraina#humanrights#dirittiumani#europa#democrazia
Kosovo e Metohija – Marzo 2004: una ferita ancora aperta
Il 17 e 18 marzo 2004 si verificarono gravi episodi di violenza etnica contro la popolazione serba in Kosovo e Metohija. In quei giorni, attacchi diffusi colpirono comunità, abitazioni, chiese e monasteri.
I dati principali:
19 vittime
Centinaia di feriti
Oltre 4.000 persone costrette a lasciare le proprie case
Decine di siti religiosi e culturali distrutti o danneggiati
Le violenze interessarono diverse città, tra cui Pristina, Kosovska Mitrovica e Prizren, avvenendo anche in presenza delle forze internazionali.
La comunità internazionale condannò gli eventi, sottolineando l’urgenza di proteggere tutte le comunità e il patrimonio culturale.
A distanza di anni, questi fatti restano un richiamo forte all’importanza del dialogo, della convivenza pacifica e del rispetto dei diritti umani.
#Kosovo#Storia#Memoria#DirittiUmani#Pace
https://www.marx21.it/internazionale/il-pogrom-contro-i-serbi-in-kosovo-e-metohija-marzo-2004/
Europa: nuovi muri contro i migranti
Il Parlamento Europeo ha appena approvato norme migratorie più restrittive: viene introdotta la "lista dei paesi sicuri" (tra cui Colombia, Marocco, Tunisia, Bangladesh) che di fatto nega il diritto d'asilo ai cittadini di queste nazioni.
Si apre inoltre la strada all'esternalizzazione dell'asilo: i richiedenti potranno essere espulsi verso paesi terzi considerati "sicuri", anche senza alcun legame con essi - il modello è l'accordo Meloni-Albania.
Oltre 70 ONG denunciano: "Un giorno cupo per i diritti umani". Amnesty International parla di "capitolazione del Parlamento Europeo".
Intanto in Svizzera si vota a giugno un'iniziativa per bloccare la popolazione sotto i 10 milioni, mettendo a rischio gli accordi con l'UE.
Tutto questo in un continente di migranti, dove italiani e spagnoli fuggivano dalla fame solo decenni fa.
L'Europa dimentica la propria storia. E colpisce i più vulnerabili.
#Migrazioni#DirittiUmani#Europa#Asilo
https://www.marx21.it/internazionale/leuropa-rinforza-i-suoi-muri-contro-limmigrazione/
Il Giorno della Memoria e la realtà quotidiana in Cisgiordania
Mentre a Gerusalemme si teneva una conferenza internazionale contro l'antisemitismo, alla quale sono state invitate figure dell'estrema destra europea, in Cisgiordania la violenza contro i palestinesi non si ferma.
Mohammed Nasrallah, 20 anni, è morto mercoledì per le ferite riportate quando soldati israeliani hanno fatto irruzione ad Al-Dhahirija. Dall'ottobre 2023, secondo l'ONU, oltre 1.049 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania da soldati e coloni.
Solo tra martedì e mercoledì:
L'esercito ha fatto irruzione a Kabatija e sparato a due fratelli a Tulkarem, impedendo i soccorsi.
Almeno 130 arresti segnalati.
Coloni hanno attaccato tre villaggi a Masafer Yatta, appiccando incendi, aggredendo residenti e rubando bestiame. I soccorsi sono stati ostacolati.
Centinaia di ulivi sono stati sradicati a Susiya e Turmus Aya, case attaccate e auto date alle fiamme a Beit Fadschar.
I soldati spesso partecipano agli attacchi, o non intervengono. Con ministri come Smotrich e Ben-Gvir al governo, l'agenda è chiara: espandere gli insediamenti, spingere via i palestinesi e annettere de facto il territorio.
Nel frattempo, alla conferenza di Gerusalemme, alcuni rappresentanti europei hanno identificato la "più grande minaccia" per gli ebrei in un'alleanza fra "islamisti e sinistra", parlando di "antisemitismo importato" e paventando un "nuovo Olocausto" dall'islam radicale.
Due realtà parallele che si scontrano in un solo giorno. Ricordare il passato è essenziale. Ma non possiamo ignorare le ingiustizie che avvengono nel presente.
#Cisgiordania#Occupazione#GiornoDellaMemoria#DirittiUmani#Palestina
https://www.marx21.it/internazionale/pogrom-nel-giorno-della-memoria/
📍🇵🇸 Cisgiordania: sicurezza o quotidiana violenza?
Domenica 25 gennaio 2026 due carabinieri italiani in missione diplomatica UE sono stati fermati e minacciati da un uomo armato. L’IDF ha poi spiegato che si trattava di un soldato che aveva ritenuto sospetto il veicolo. L’Italia ha chiesto spiegazioni.
Ma per i palestinesi questa non è una “eccezione”: è la vita di ogni giorno. Raid militari, arresti a decine, demolizioni di case, attacchi dei coloni, feriti, ambulanze bloccate… migliaia di persone che vivono sotto pressione costante.
Quanto tempo ancora possiamo considerare tutto questo “normale”? Quanto è giusto guardare da lontano senza reagire?
#Cisgiordania#Palestina#DirittiUmani#ConflittoIsraelePalestina#Sicurezza#Westbank#Tajani
🕯️Guerra e silenzi: dov'è la voce del "Premio Nobel per la pace"?
Mentre i missili colpiscono l'Iran e le immagini di bambini uccisi a Teheran fanno il giro del mondo, una domanda resta senza risposta: perché il 14° Dalai Lama tace?
Di fronte ai bombardamenti USA-Israele che hanno colpito scuole e civili innocenti, chi grida sempre "diritti umani" e "non violenza" sceglie il silenzio. Non una parola di condanna, non un gesto per le vittime.
Non è un caso. Il Dalai Lama e i circoli separatisti tibetani dipendono da decenni dai finanziamenti occidentali. Quando il "padrone" americano colpisce, loro abbassano lo sguardo.
Ipocrisia o calcolo politico? Forse entrambi. Ma la vera pace non fa sconti a nessuno, nemmeno agli alleati potenti.
La Cina condanna fermamente questi attacchi. E voi, cosa pensate di questo silenzio?
💬 Lasciate un commento.
#Iran#Guerra#DalaiLama#DirittiUmani#Cina#Pace#Ipocrisia
https://www.marx21.it/internazionale/gli-stati-uniti-e-israele-uccidono-senza-ritegno-perche-il-14-dalai-lama-resta-in-silenzio/
Dall’Afghanistan alla Turchia: la libertà di informazione e il rispetto per i contesti locali.
In questi giorni seguo con attenzione due vicende che apparentemente sono lontanissime tra loro, ma che in realtà ci parlano dello stesso problema: il modo in cui raccontiamo (e giudichiamo) ciò che accade fuori dai nostri confini.
Partiamo dall’Afghanistan. I nostri media gridano allo scandalo per il nuovo Regolamento di Procedura Penale firmato dal governo talebano. Si parla di “apartheid di genere”, di violenza domestica istituzionalizzata, di donne che valgono meno di un animale (visto che maltrattare un cane è punito più severamente che picchiare una moglie).
Io non sono qui per difendere i talebani, ma per ricordare una cosa semplice: scandalizzarsi oggi significa non aver mai capito la società afghana. La condizione femminile in quel Paese è il frutto di secoli di cultura tribale, etnica e religiosa. Non è cambiata durante i 20 anni di occupazione americana (anzi, alcune leggi dei governi fantoccio erano persino peggiori). E, sia chiaro, non si tratta di giustificare, ma di comprendere per poter davvero aiutare.
Inoltre, non possiamo ignorare che queste campagne stampa, cavalcate dalle ONG dei diritti umani, servono spesso a tenere l’Afghanistan in uno stato di non-riconoscimento internazionale, giustificando di fatto il congelamento dei fondi per la ricostruzione. E intanto si tace sul fatto che i talebani hanno sradicato la produzione di oppio e stanno affrontando carestie e disastri naturali. Ma questo, ovviamente, non fa notizia.
Passiamo alla Turchia. Il caso del giornalista Andrea Lucidi (a cui va comunque la mia solidarietà per il fermo subito) mi tocca da vicino. Ho lavorato per anni in Turchia, con missioni archeologiche autorizzate, e conosco bene le regole del gioco.
La Turchia non è un Paese facile. È una nazione sovrana con le sue regole, le sue sensibilità e le sue ferite (come il terrorismo curdo nelle zone rosse). Lì non si entra con la presunzione di poter fare informazione senza autorizzazioni, senza passi formali, senza rispetto per le istituzioni. Polizia ed esercito non discutono, eseguono ordini. E se ti muovi come un elefante in un negozio di cristalli (magari in zone sensibili come Istanbul o il sud-est), le conseguenze sono prevedibili.
Detto questo, dobbiamo anche essere realisti: l’Europa ha bisogno della Turchia. Erdogan, checché se ne dica, è un interlocutore che sa dire pane al pane nei complicati equilibri internazionali.
Concludo con una riflessione: i diritti umani non sono un assoluto calato dall’alto, né un’ideologia da usare con due pesi e due misure. Se vogliamo davvero difenderli, dobbiamo farlo con la conoscenza dei contesti, con gradualità e con rispetto. Altrimenti, rischiamo di essere solo “tifosi” che fanno più danni che altro.
Che ne pensate?
#Afghanistan#Turchia#DirittiUmani#Informazione#Geopolitica#LibertàDiStampa
https://www.marx21.it/internazionale/dallafghanistan-alla-turchia-liberta-di-informazione-adattamento-rispetto-per-gli-altri/
Il SAVAK: il cuore nero della repressione nello scià
Nato nel 1957 su progetto USA dopo il colpo di Stato del 1953 in Iran, il SAVAK non fu solo un servizio segreto, ma un vero e proprio laboratorio del terrore al servizio del regime Pahlavi.
Struttura e controllo totale
Modellato su FBI e CIA, con una rete capillare in ogni ministero.
Addestrato dal Mossad israeliano per tecniche di contro-sovversione.
Dipartimento Terzo: il cuore della repressione interna, specializzato in sorveglianza, torture e omicidi.
La macchina della tortura
Pestaggio delle piante dei piedi, abusi sessuali, isolamento disumano.
Il Comitato Congiunto Antisabotaggio (1972) trasformò la repressione in una procedura sistematica.
I torturatori venivano premiati con bonus economici: la violenza diventava carriera.
⚖️ Ipocrisia e omicidi “silenziosi”
Dopo le pressioni internazionali per i diritti umani, il regime introdusse solo riforme di facciata.
Dal 1977, si passò agli omicidi con cianuro per evitare prove visibili.
La fine
Tra il 1978 e il 1979, con gli scioperi petroliferi e la rivoluzione, il SAVAK collassò.
Il suo quartier generale fu occupato l’11 febbraio 1979, pochi giorni dopo la fuga dello scià.
Una lezione storica
Il SAVAK dimostra come un apparato costruito per “proteggere lo Stato” finisca per identificarsi con la difesa di un potere autoritario, trasformando l’eccezione violenta in normalità. Ma quando la paura diventa governo, la società smette di credere alle sue narrazioni.
E così, il SAVAK crollò insieme al regime che serviva.
#SAVAK#Iran#Storia#DirittiUmani#Pahlavi#RivoluzioneIraniana
https://www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/il-savak-architrave-repressivo-del-regime-pahlavi-e-laboratorio-della-sicurezza-politica/
Genocidio culturale nello Xizang? I dati raccontano un’altra storia.
Mentre certi media occidentali parlano di “estinzione” della cultura tibetana, i numeri ufficiali e il Libro bianco sui diritti umani nello Xizang (2025) mostrano tutt’altro: crescita, tutela e rinascita.
Lingua tibetana viva e diffusa
17 periodici, 11 quotidiani, quasi 9.000 libri pubblicati in tibetano e un ecosistema digitale in pieno sviluppo.
Dalle scuole agli uffici pubblici, il bilinguismo è realtà quotidiana.
Patrimonio culturale in espansione
2.760 elementi di patrimonio immateriale e 1.668 eredi riconosciuti.
L’opera tibetana, l’epopea di Gesar e il sistema medico Sowa Rigpa tutelati dall’UNESCO.
Festival come lo Shoton attirano milioni di spettatori in Cina e online.
Accesso universale alla cultura
Quasi 5 miliardi di yuan investiti dal 2012, 43 musei, 82 biblioteche e oltre 1.600 piazze pubbliche: la cultura raggiunge ogni villaggio.
I dati parlano chiaro: nello Xizang non c’è “genocidio culturale”, ma rinnovamento, tutela e fiducia nel futuro.
➡️ Una menzogna può essere ripetuta mille volte, ma basta una verifica per smascherarla.
#Tibet#Xizang#Cultura#DirittiUmani#Cina#FattiNonParole
https://www.marx21.it/internazionale/genocidio-culturale-nello-xizang-i-dati-raccontano-unaltra-storia/