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https://x.com/SavinoBalzano/status/1968710660470030519 IL LORO NEMICO NON SONO I RUSSI: SIAMO NOI È DI NOI CHE HANNO PAURA Mi verrebbe da porre un interrogativo davvero semplice: perché #Putin attende? La #Russia, ormai a tutti i livelli istituzionali in #Italia e in #Europa, è descritta come un male assoluto, come una potenza aggressiva animata dalla volontà di espandersi a occidente, recuperando l’antica influenza sovietica, se non addirittura quella zarista. Facciamo che sia così. Allora, mi domando e vi domando: perché il Cremlino non agisce adesso? Il commissario europeo per la difesa, il lituano #Kubilius, afferma che Putin attaccherà tra tre anni. Eppure, stando a quanto la stessa Unione dichiara, oggi noi saremmo assolutamente incapaci di fronteggiare una sua iniziativa. Altrimenti, come si spiegherebbe la necessità di investire centinaia e centinaia di miliardi in armi? E dunque: se lui è già oggi una minaccia tra le peggiori e noi siamo così sguarniti, perché tergiversa? Lo sanno tutti che nella guerra il tempismo è tutto: lo sapeva Napoleone, come lo sapevano i tedeschi con le loro guerre lampo. È proprio un fessacchiotto questo Putin! Questi miliardi su miliardi ci serviranno per farci trovare pronti in tre anni, giusto? E lui attende di trovarci pronti? Davvero non riesco a darmi una risposta logica a questi interrogativi. Oggi i russi dispongono di un esercito infinitamente più numeroso e potente del nostro, e l’arsenale nucleare europeo sembra – dinanzi a quello russo – una scatola di tric trac, le bombette che scoppiano i bambini a Natale. Eppure, stando a quanto ci raccontano ogni giorno, Putin preferirebbe attendere di trovarsi dinanzi un nemico temibile: forse per trovarci più gusto, per non annoiarsi? Anche questa storia dei droni russi che continuano a sconfinare proprio non la capisco. Perché mandarci droni tenuti assieme col nastro adesivo (sic!) se potrebbe mandarci ben altro? Eppure, mandandoceli, si rende conto di metterci in allarme, di renderci guardinghi: la contromossa naturale è innalzare un muro di difesa contro altre incursioni: il muro di droni di cui parla la cotonata, ad esempio. Non sarebbe meglio attaccarci direttamente, senza preavviso? Insomma, a scuola mi hanno insegnato che Stalin non parlò per giorni, tanta fu la sorpresa dell’attacco tedesco. Volutamente mi fermo alla logica: si potrebbe aggiungere molto altro, ma davvero non credo sia necessario. La narrazione propostaci è talmente offensiva e inverosimile che basterebbe un bambino a smontarla. O qualche giornalista serio con il coraggio di fare delle domande. Se solo fosse vero che viviamo in democrazia. Quando, tra tre anni, qualcuno si ricorderà delle dichiarazioni di Kubilius e domanderà che fine abbia fatto l’attacco russo, la #Kallas di turno (o qualche altra invasata) ci risponderà che non c’è stato proprio grazie agli investimenti in armi. Questi cascano sempre in piedi, per chi vuol credere al loro inganno. La narrazione non va interpretata in ottica esterna, ma interna. A questi dei russi non interessa nulla: sanno che Putin non attaccherebbe e che, anche spendendo diecimila miliardi, non avremmo alcuna possibilità di difenderci. I loro nemici non sono i russi: siamo noi. È di noi che hanno paura, di chi (vedi in #Francia) si è stancato di questi autocrati bellicisti e violenti. Sono i maiali della Fattoria degli animali di Orwell: alimentano la narrazione del nemico per controllare tutte le altre creature, che vogliono soggiogare e tenere sotto scacco. C’è solo un rischio, ed è enorme, denunciato molte volte da queste colonne: a lungo andare, dai che ti ridai, qualcuno potrebbe finire col prenderci sul serio e cominciare a vederci come una minaccia. A quel punto, altro che porcospino d’acciaio: i maiali farebbero tutti una brutta fine. E noi con loro, purtroppo.