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Pubblicato 17 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2045149510259679712?s=20 Qualcuno davvero pensa che questi siano meglio di #Trump? O che per noi sia meglio un altro bel governo tecnico? #Mattarella, che riceve #Zelensky al Quirinale, garantisce che l’Italia sarà sempre con l’#Ucraina: per procurare altri cessi d’oro e magari ricomprare le armi che gli abbiamo regalato. Non importano i presenti e futuri equilibri politici: basta lui, decide lui. Evviva la democrazia costituzionale… che dovrebbe garantire. #VonDerLeyen ci dice che la soluzione alla crisi energetica è semplicissima: basta non consumare energia. La nostra, non certo quella necessaria ai suoi voli privati sulle nostre teste. Un po’ come le fregnacce sul green. #Draghi riscopre Caffè, la critica al pensiero dominante e gli interventi di Stato nell’economia. Basta, fa già ridere così. Certo, #DonaldTrump si sta dimostrando una speranza vana, ma il resto mi pare molto peggio. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì alle 17 Radio Cusano.

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Pubblicato 16 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2044726723665649859?s=20 Come molti altri, sono profondamente deluso dalla politica estera di #DonaldTrump: continuo a pensare che l’accoppiata Biden-Kamala sarebbe stata peggiore, ma ciò che vediamo non è quello che Donald aveva promesso. Isolazionismo, meno danni in giro, la fine della guerra per procura contro la #Russia sulla pelle degli ucraini e per far felice #Zelensky e i suoi sodali corrotti. Se l’avesse fatto, sarei stato tra quelli felici nel vederlo candidato al Nobel. La prospettiva è oggi tutt’altra e sembra addensarsi l’ipotesi che il presidente #USA non porti nemmeno a termine il suo mandato. Il che però non è una buona notizia per noi, perché poi ci restano gli altri: i democratici e i neocon statunitensi, le élite neoliberali europee, #VonDerLeyen, #Kallas e altri personaggi che si fanno strani tatuaggi anche dalle nostre parti. Avete sentito l’ultima di quel soggetto indecoroso che ancora oggi guida la Commissione europea, Ursula von der Leyen? Ha detto: «L’energia meno costosa è quella che non si usa». Questo sarebbe il loro piano contro il caro energia: staccarvi la spina. Restare a casa, lavoro da remoto, didattica a distanza per i nostri figli. Consumare meno, mentre loro si muovono sopra le nostre teste con i jet privati. Non vi ricorda nulla? Compressione dei nostri diritti: non sanno immaginare nulla di diverso. E già me lo immagino, qualora davvero si arrivasse a tale follia, quanto duro potrebbe essere l’ostracismo riservato a chi osasse ribellarsi. Vi ricordate quel tizio strambo, di sinistra, sedicente amico dei poveri e degli oppressi, che si vantava di occupare il posto esterno di un bar per impedire a chi non aveva la tessera verde di prendere il caffè? Già si sfrega le mani. Ieri, alla Sapienza, #MarioDraghi ha ricordato il suo maestro Caffè (che dubito sia molto orgoglioso, da lassù, del suo allievo): «ci ha abituato a dubitare del pensiero dominante». Ha aggiunto che «quando tutti sembrano pensarla in un modo, Federico Caffè riusciva a richiamarci all’indipendenza di pensiero». #Draghi che ci mette in guardia dal pensiero dominante, dal suo stesso pensiero, in poche parole. Roba da cinepanettone. Ancora: «Fino a poco tempo fa la saggezza dei mercati è stata in un certo senso la guida dell’economia (…). Lo Stato, che per tantissimi anni aveva visto ridurre i suoi poteri, torna a essere l’attore fondamentale». In realtà - al netto della saggezza dei mercati che non abbiamo notata - il suo è un misero espediente retorico: a differenza del liberalismo classico, infatti, il neoliberismo (di cui la sua mentalità e quella delle élite europee sono intrise) non prevede affatto un arretramento dello Stato. Al contrario, esso torna poderosamente in campo, ma solo per tutelare gli interessi del mercato, quando questo fallisce, e dei suoi attori dominanti. Non illudiamoci: per loro lo Stato deve essere forte solo quando il mercato non riesce a infilarcelo in quel posto. #Trump delude, rischia di fallire miseramente su ogni fronte, ma a noi restano questi qui, quelli che da decenni ci affamano: tutto il vecchio di cui volevamo tanto liberarci. Siamo sempre più soli e sempre più disperati.

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Pubblicato 14 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2044007012782985488?s=20 Con Francesco Borgonovo, ospite del suo Calibro 9, ho commentato le ultime carnevalate della nostra politica nazionale. A sinistra festeggiano la sconfitta di #Orban, sostituito alla guida dell’#Ungheria da un uomo… di destra. La fine della “democratura”, della “capocrazia”, della “democrazia illiberale”, della torsione istituzionale ungherese sarebbe dunque avvenuta, pacificamente, con un voto popolare: alla faccia della dittatura! Festeggia, ovviamente, anche la privilegiata #Salis, alla quale della sinistra ungherese non frega una mazza.

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Pubblicato 13 apr

Le reazioni della nostra politichetta di sinistrucola al risultato elettorale ungherese raccontano molto di noi e ci fanno capire tante cose. Se uno arrivasse oggi in Italia da Marte e osservasse le reazioni dei nostri, penserebbe che a vincere sia stato come minimo un socialista. Andrebbe bene anche uno di questi riformisti che non trovano spazio a destra e fingono di essere di sinistra: che so, un #Renzi ungherese, un Renzi Máté. Qualcosa del genere. Paolo #Gentiloni non sta più nella pelle: «Inno alla gioia», per commentare un video in cui si vede una spianata di bandiere ungheresi e una piccola bandiera #UE, che viene zoomata fino all’estremo. Prima aveva scritto: «l’Europa è più forte delle autocrazie. Grazie Magyar. I love Hungary». Se la ama tanto, perché non ci fa il favore di trasferircisi per sempre? Poi c’è la dolce Elly, la #Schlein (non l'hanno vista arrivare, ma manco dopo), che commento poco per due ragioni: non amo sparare sulla croce rossa; conta praticamente nulla dentro e fuori dal suo partito. Lei: «Il tempo dei sovranisti è finito». Vedremo. Péter #Magyar è stato nel partito di #Orban (#Fidesz) dal 2002 al 2024: la bellezza di 22 anni, ed era uno dei suoi collaboratori più stretti. Poi ha aderito (a seguito di un percorso piuttosto controverso) a #TISZA, un partito conservatore di (centro)destra. I nostri tuttavia esultano, ed esultano perché destra e sinistra non c’entrano assolutamente nulla: dopotutto loro di sinistra non lo sono mai stati, ammesso che abbia ancora un senso. Esultano per le ragioni che spiega benissimo Enrico #Letta: «L’Europa è più forte. L’Ucraina è più forte». Al netto della politica interna, della corruzione, dello scellerato sostegno a #Netanyahu, #Orban ha rappresentato un ostacolo ai piani neoliberali eurounitari e al grande partito della guerra europeo e del clown di Kiev: chiunque lo sia rischia grosso, e lo abbiamo visto. Lo stesso Orban, nel 2024, fu vittima di uno stranissimo incidente in Germania, dove perse la vita un poliziotto addetto alla sua scorta. Poi ci fu l’attentato allo slovacco #Fico (socialdemocratico, ma sulla guerra in Ucraina ostile ai servi europei dei neocon e dei democratici statunitensi) e quello a #Trump. I nostri festeggiano perché così desiderano quelli che tengono il guinzaglio. Hillary #Clinton: «La fine del regime autocratico di Viktor Orbán è una vittoria non solo per l’Ungheria, ma per tutte le persone nel mondo che danno valore alla democrazia». I nostri semplicemente obbediscono. Occhio però ai false friends, che in queste fasi si riconoscono benissimo: parliamo un momento di Giuseppe #Conte. Il camaleonte si supera: «Ha perso chi ha condotto le Istituzioni verso una svolta autoritaria e illiberale, chi in Europa ha ostacolato misure che avrebbero offerto soluzioni e risposte anche al nostro Paese. (...) Auguriamoci che in Ungheria vengano definitivamente superate la deriva illiberale e le politiche incentrate sulle paure dei cittadini». Orban perde le elezioni, lo riconosce quasi immediatamente (non così scontato dalle nostre parti), e secondo il Professore è la fine dell’autoritarismo illiberale. Già qui ci sarebbe da smetterla e da chiamare uno bravo, ma poi va avanti. Quali sarebbero, infatti, le misure che Orban avrebbe ostacolato e che erano nel nostro interesse? Il PNRR, forse, vanto del governo Conte? Ricordo a tutti che si trattava (e si tratta, lo vedremo purtroppo) di un enorme prestito condizionato, che ci costerà tantissimo nei prossimi anni. Conte ha ottenuto che l’UE ci “prestasse” soldi nostri per fare ciò che vuole lei. Contento lui. Poi però c’è l’aspetto più importante che riguarda l’avvocato: dovrebbe essere grato a Orban perché, in effetti, ha saputo rappresentare al meglio le istanze che proprio il M5S sostiene di avere a cuore. Si è frequentemente messo di traverso sul riarmo all’#Ucraina e sui soldi (ancora nostri) da mandare a #Zelensky per acquistare altri sanitari d’oro. Conte, a ben vedere, dovrebbe essere un sostenitore di... CONTINUA: https://x.com/SavinoBalzano/status/2043610521190973841?s=20

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Pubblicato 12 apr

https://x.com/i/status/2043289147830399207 Al netto della politica interna — rispetto alla quale comunque sono state scritte e dette innumerevoli bufale (a partire dalla strumentalizzazione del concetto di “democrazia illiberale”) — non c’è dubbio che #Orban abbia rappresentato un ostacolo fastidiosissimo per le élite unionali favorevoli alla guerra. Si è più volte messo di traverso sul finanziamento economico al governo corrotto di Kiev e sull'invio di armi a #Zelensky. Non ha voluto sostenere una guerra per procura voluta dai neocon statunitensi e dai democratici di #Biden e #Harris. A volte lo avrà fatto anche strumentalmente, per massimizzare i vantaggi ungheresi: questo dovrebbe essere un demerito? La verità è che chiunque si opponga alla fallimentare strategia della guerra e del riarmo, quantomeno per quanto riguarda il vecchio continente, non può che sperare in una vittoria di #ViktorOrban. Tutti gli altri sono con #VonDerLeyen e #Kallas.

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Pubblicato 12 apr

https://x.com/i/status/2043240338878300522 Ci vediamo oggi pomeriggio, a Cesena, al Festival della Libertà. Parleremo di democrazia e di intelligenza artificiale. Due temi incredibilmente interconnessi. Ringraziò Francesco Giubilei e tutti gli organizzatori per questo invito. A più tardi!

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Pubblicato 10 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2042679465403387947?s=20 Ieri sera è andata in onda una puntata di #OttoeMezzo estremamente significativa: #LilliGruber ha intervistato #CarloDeBenedetti. A mio avviso, a dir poco inquietante, soprattutto in due passaggi. Sapete cosa #DeBenedetti salva di questo #governo? Ciò che dovrebbe far rizzare le antenne agli elettori della destra, ma anche a quelli che sperano in un cambiamento. Ascoltate! E sapete cosa auspica l’ingegnere? Questa è la parte ancora più spaventosa: che arrivi qualcuno a farci capire che sono "giuste" le lacrime (e non solo!) per il Paese. Ascoltate! E, indovinate un po’, chi avrà il compito di individuare questa persona? Che ve lo dico a fare. Ascoltate! Svegliatevi! #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 10 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2042515588799443248?s=20 Una mia consulenza al dott. Mimmo Blaze. Contesto: interviene in diretta dal CPR di Gradisca, in attesa di una possibile espulsione verso il Ghana. Lamenta un trattamento inadeguato nella struttura e, in ogni caso, sta cercando di evitare il provvedimento di allontanamento. Ho fornito la mia consulenza gratuita allo scopo, proponendo: a) di dichiararsi omosessuale; b) di proporsi come prossimo candidato di AVS alle prossime politiche, previa approvazione del compagno Fratoianni; c) di verificare la disponibilità alla nomina come assistente parlamentare di Ilaria Salis (la quale, ultimamente, pare offra dimora agli amici); d) di verificare la disponibilità delle famiglie Parenzo o Boldrini per un’assunzione come collaboratore domestico. Io più di così... Ieri, ospite di Cruciani, La Zanzara.

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Pubblicato 9 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2042211325137355193?s=20 Che ci sia da rivedere nell’azione di governo lo dicono anche esponenti della maggioranza. Una coalizione non è un clan, come non lo è un partito o una comunità politica che germoglia al suo interno. Le criticità si devono denunciare e Claudio Borghi lo fa. Ovviamente direi. Il Patto di Stabilità deve essere messo in discussione — con buona pace del #Quirinale — e bisogna sostenere chiunque si faccia portavoce di questa istanza: non è accettabile che l’Italia resti soffocata dal cappio tecnocratico europeo. Come accade adesso. E che accade - lo dico agli sciocchi che convulsano sulla tastiera credendo di essere a volto coperto - è ovvio: altrimenti perché agire contro #Bruxelles? E dunque, ai piccoli viscidi mitomani (dei quali i loro beniamini, nella stragrande maggioranza dei casi, non conoscono nemmeno l’esistenza, giustamente), ai poveretti che vengono a insultare, ritenendosi (fessi!) protetti dall’anonimato della peggiore pavidità, rivolgo l’invito a distinguere la politica dal settarismo, i politici dai profeti del Verbo. Tra amici le cose si possono dire serenamente, si può pungolare e talvolta dissentire: si resta amici. C’è però chi del social ha fatto una ragione di vita — pensa che disperazione alla Napalm 51 — e allora dovrebbe avviare un percorso di cura, facendosi seguire da un ottimo analista, prima che sia troppo tardi. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 8 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2041786112729809120?s=20 Meloni vive il momento di maggior difficoltà dalla nascita del suo governo. La ragione è una e una soltanto: non c’entrano niente le vicende giudiziarie dei membri del suo governo (erano lì anche quando aveva il vento in poppa), le amanti, le sconfitte referendarie. Il governo è in crisi per l’economia, ovviamente. Francamente, ammetto che mi ha sorpreso quanto abbia retto sulla cresta: immaginavo e scrivevo che il consenso sarebbe crollato molto prima. È l’economia a erodere il consenso: se la gente se la passa male, ti volta le spalle. E invece, nonostante le difficoltà degli italiani, lei teneva: teneva perché l’agenda internazionale si è mangiata praticamente tutto, mettendo in ombra e creando alibi a un governo la cui politica economica è semplicemente drammatica. Il taglio pesante del deficit, il ritorno dell’avanzo primario, l’aumento della pressione fiscale: sembrano scelte made in Mario Monti. E, difatti, la crescita latita, ma soprattutto aumenta il rapporto debito-PIL, a dimostrazione del fatto che il rigore nella gestione dei conti pubblici è tutto fuorché “virtuoso”. Altro che fascisti: erano sfascisti! Ci applaude l’Unione Europea, ci applaudono le agenzie di rating, la BCE, e il ministro dell’Economia è contento: per lui questa strategia era un «dovere morale». E io che credevo lo fosse dar da mangiare agli affamati. Insomma, il governo dell’Italia first è diventato quello dell’austerity first. Questa è la verità, e questa è la vera ragione della scoppola al referendum. Un altro enorme vantaggio di #GiorgiaMeloni è l’armata Brancaleone che vorrebbe candidarsi a soppiantarla: per anni la criticavano sul fascismo, apprezzando tuttavia la "tenuta" dei conti pubblici. L’attaccavano su cose che non esistono e la rispettavano per ciò che di davvero infausto realizzava. Questo per il semplice motivo che, se fossero stati loro a governare, in politica economica avrebbero fatto esattamente la stessa cosa: perché sempre questo hanno fatto. Anche peggio, a dire la verità. Ciò che fiacca la #Meloni è la stessa identica malattia che ha toccato i suoi predecessori: si candidano per cambiare tutto, ma poi si “normalizzano”, si piegano al pilota automatico, al vincolo esterno, al whatever it takes. Occhio a Giuseppe #Conte: pensa di avere qualche possibilità di arrivare a Palazzo Chigi e la prima cosa che tiene a precisare, per tranquillizzare magari chi vigila dal colle più importante di Roma, è che non intende assolutamente discutere un’eventuale riapertura dei ponti energetici con la #Russia. Casomai qualcuno pensi di avere ancora davanti l’avvocato del popolo. Mette le mani avanti, chiarisce, precisa di non essere un problema o una minaccia per gli interessi che la nostra politica è tenuta sempre a preservare, a prescindere da chi vinca le elezioni. E allora è il momento di aprire gli occhi una volta per tutte: mentre ci scanniamo tra destra e sinistra, tifando per un lato o per l’altro di un bipolarismo assolutamente di facciata, qualcuno ride alle nostre spalle e si fa beffe di noi. La nostra democrazia è una vite spanata e, finché qualcuno non avrà il coraggio di mettere radicalmente in discussione il sistema nel suo complesso, saremo qui a parlare ancora del nulla.

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Pubblicato 1 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2039310431722905995?s=20 Il governo nasceva con la promessa di un grande cambiamento: sul piano dell'economica e delle politiche sociali, su quello della sicurezza, della gestione dei fenomeni migratori, del rapporto con l'UE e la finanza internazionale (che sono la stessa cosa). Purtroppo quasi tutte le attese sono state deluse e il #referendum costituzionale ha registrato un epilogo che non può ignorare questa grave inattuazione di fondo. Ne abbiamo parlato con Mario Giordano, che di certo non le manda a dire. È in libreria, con Rizzoli, il suo nuovo libro: "I re di denari. Intrighi, segreti e potere dei signori delle banche. Alle spalle dei risparmiatori". Leggetelo e capirete molte molte cose: non mancano nomi e cognomi. Il tema di cui tratta è enorme: tanto grosso, da non sentirne ovviamente quasi parlare. Interroghiamici, anche per questo, sulla qualità della nostra democrazia. Eppure, certi poteri, del tutto privi di legittimazione democratica e per nulla sottoposti al controllo di una politica debolissima, incidono drammaticamente sulla vita di ognuno di noi. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 31 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2038917225424244758?s=20 Il Cardinale #PierbattistaPizzaballa ha confermato, ancora una volta, tutta la sua misura e il suo incredibile senso di responsabilità: «Ci sono stati dei fraintendimenti con Israele, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto». Parla di fraintendimenti e lo fa, a mio modestissimo avviso, sapendo benissimo che non c’è alcun fraintendimento. Quella di #Israele è stata una ritorsione, una rappresaglia alle parole che il Patriarca di Gerusalemme ha pronunciato in diverse circostanze. Luglio 2025: «Quello che il governo di Israele sta facendo a #Gaza non è giustificabile. Non riusciamo a capire le ragioni di tutto questo (...). Abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza». Ancora: «Quello che sta accadendo nella Striscia è moralmente inaccettabile (...). Non c’è giustificazione alcuna per lo sfollamento di massa deliberato e forzato di civili. Non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta». Settembre 2025: «Israele oggi si percepisce come unica vittima, e questo impedisce di avere una visione lucida e libera del futuro». Febbraio 2026: «La comunità internazionale permette a Israele di fare a Gaza quello che la Russia non può fare in Ucraina». Le critiche del Cardinale sono state espresse poi relativamente ai crimini in #Cisgiordania, anche nei confronti dei villaggi cristiani. #Pizzaballa ha inoltre precisato, qualora ce ne fosse bisogno, di non avere nulla «contro il mondo ebraico» e persino di non essere «contro la società israeliana». Quest’ultima affermazione è probabilmente fin troppo cauta: fino a che punto è scindibile l’operato di un governo dal popolo di quel Paese? La precisazione sull’ebraismo è necessaria laddove ogni critica a Israele viene subdolamente ascritta all’antisemitismo: un giochetto noto, cui si presta la nostra politica, che recentemente in Senato (contrari 5 Stelle e AVS) ha dato via libera a un disegno di legge che prova a mettere il bavaglio a ogni critica possibile allo Stato di Israele. Eppure è davvero interessante che proprio chi fa la vittima, denunciando ogni giorno il montare di un sentimento antisemita — che in primis Israele sta purtroppo alimentando — poi si renda responsabile di un gravissimo attacco alla cristianità, come quello che abbiamo visto nelle scorse ore, impedendo al Patriarca di Gerusalemme di accedere alla chiesa del Santo Sepolcro. E a indignare ancor di più è il coro dei servi nostrani - tra commentatori e giornalisti - che arrivano persino a prendere le distanze dal nostro governo, che una volta tanto ha il coraggio di protestare seriamente contro il governo di gerarchi di Tel Aviv. Una certa informazione prova addirittura ad attribuire la colpa alla Chiesa cattolica: si arriva a scrivere che certe cose si potevano organizzare per tempo, con un minimo di preavviso insomma. Da non crederci. Da secoli non accadeva e parliamo della Domenica delle Palme: di quale preavviso aveva bisogno Benjamin #Netanyahu? Lo dovremmo avvertire ogni anno circa una ricorrenza che si ripete da tempo immemore? Chi lo sostiene dovrebbe farsi vedere da un luminare della psichiatria. Di quale rischio per la sicurezza farneticano, poi, considerando che Pizzaballa era praticamente solo? Dobbiamo ammirare la compostezza del Cardinale che, anche in questa circostanza, evita un inasprimento della crisi, pur essendo consapevole della gravità inaudita di quanto accaduto: il suo obiettivo resta proteggere i deboli, i palestinesi e i cristiani, sottoposti al terrore di Israele. Uno Stato del tutto fuori controllo, che ha recentemente approvato alla Knesset una legge che prevede, di fatto per i soli palestinesi della Cisgiordania — per i quali interviene il tribunale militare — la pena di morte come misura ordinaria (“the rule is the death penalty”). Chi ha ruoli così delicati è chiamato alla moderazione per non esporre gli innocenti a ulteriori... CONTINUA SU X

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