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https://x.com/SavinoBalzano/status/1833458900886294939?t=ktOX6UAOpZWWjmxjMzIXrA&s=19 Se davvero fossimo una #democrazia compiuta, se davvero l'#occidente fosse ciò che professa di essere, il rapporto di #Draghi sarebbe stato accolto con sdegno unanime, sbigottimento, con un "pernacchio" alla #DeFilippo. Ne "L'oro di Napoli", Don Ersilio Miccio (il personaggio che interpreta) spiega bene quale sia la differenza tra pernacchio e pernacchia, enfatizzando la forza del primo e la volgare inefficacia della seconda. Precisa come esso possa essere di testa e di petto: la sua versione più potente ne unisce entrambe le anime. Qui non abbiamo il Duca Alfonso Maria di sant'Agata dei Fornari: con #MarioDraghi è tutto più semplice. E allora dovrebbe essere facile, pressappoco così: «Mario Draghi! PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!». Il pernacchio avrebbe dovuto rivolgerglielo la politica, tutta, e l'informazione, tutta: invece molti tacciono, altri ancora esultano fantozzianamente «è un bel Direttore!». Servi. Nel suo rapporto, ci racconta come l'economia europea sia andata a scatafascio dal 2000 in poi, senza far alcun riferimento alle politiche monetarie imposte auroritariamente agli stati membri, a dispetto di quanto si sostenga ancora dalle parti del #Quirinale. Insiste sul disastro della politica energetica, senza menzionare minimamente la strategia ottusa e autolesionista che abbiamo perseguito contro la #Russia, spinti da un vento bellicista e pericolosissimo che ha soffiato e soffia sull'#Europa: altro che polulismi che avanzano! Nessun riferimento al fatto che di tutte le peggiori scelte assunte in seno all'#UE lui è stato tra i registi, tra gli ispiratori. Niente di tutto questo: come se parlasse a degli ubriachi. Dopotutto, forte sarà ancora nella sua testa l'eco degli applausi che i giornalisti gli rivolgevano in sala stampa al posto delle domande, prima del ritorno del #fascismo. Credo sia davvero risibile il fatto che, a fronte del fallimento totale delle politiche unionali (eccezion fatta per l'arricchimento spropositato dei soliti noti, tra gli obiettivi primari delle scelte intraprese), come soluzione si proponga di insistere sulla stessa identica strada. Vi ripropongo una metafora che ho utilizzato tempo fa: prendi a schiaffi uno e, quando quello si ribella urlandoti il suo dolore, gli rispondi «non ti fa male perché ti schiaffeggio: ti fa male perché non te ne do abbastanza». E dopotutto per il Paese girano ancora individui curiosi che raccontano come il problema non sia nell'integrazione europea, ma nel fatto che ci sia troppa poca Europa: ce ne vorrebbe di più e così, magicamente, i danni che produce diverrebbero benefici. Vai dallo pneumologo e quello ti dice: «hai il catarro perché fumi 20 sigarette al giorno! Prova a fumarne 40 e vedrai che andrà meglio». E cosa propone Draghi? Ulteriore cessione di sovranità (ben diversa peraltro dalla limitazione di sovranità ex. art. 11 Cost.), investimenti in armi, supporto alle multinazionali. Ovviamente, laddove le strategie unionali insistono sul contenimento della spesa, questo non può che voler dire tagliare altrove, lo stato sociale in primis. Capite quanto sia assurdo? Questo ci dice che si rischia "l'agonia", che è tutto un fallimento, e consiglia di fare esattamente quanto ha contribuito lui stesso a realizzare negli ultimi vent'anni, solo con più intensità. Ormai siamo oltre il limite, oltre l'immaginabile, davvero al di là dei confini della decenza. Ma che lui lo dica ci sta: fa il suo gioco. Ciò che resta inaccettabile e la totale assenza di reazione nel dibatto pubblico, la totale assenza di vera e propria condanna: 'sto personaggio viene ancora descritto come eletto, migliore, come fonte di orgoglio nazionale. Draghi è uno dei più grandi e potenti alfieri del vincolo esterno, della tecnocrazia: persegue strategie che sono in netto contrasto col nostro programma costituzionale, quel programma che "qualcuno", dalle nostre parti, sarebbe tenuto a "garantire". (...) CONTINUA SU X