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Изворен канал @pythonotes · Post #121 · 20 јул.

Регулярно требуется преобразовать какой-либо текст в максимально совместимый текст для URL, имени файла, имени объекта в каком-то софте и тд. Требования совместимости простые: в тексте должны быть только допустимые символы. Обычно это a-z, 0-9 и "_" или "-". То есть, только прописные буквы латинского алфавита и цифры (как пример). Допустим, нам нужно название статьи в блоге преобразовать в slug для добавления его в URL этой статьи. Как это лучше всего сделать? В Django по умолчанию есть готовая функция slugify для таких случаев. Но я её никогда не использую. Почему? Потому что её недостаточно! Приведём пример >>> from django.utils.text import slugify >>> slugify('This is a Title') 'this-is-a-title' Пока всё отлично >>> slugify('This is a "Title!"') 'this-is-a-title' Спец символы удалились, всё хорошо. >>> slugify('Это заголовок статьи') '' Вот и приехали 😢. Если текст не английский то буквы просто игнорируются. Можно это поправить >>> slugify('Это заголовок статьи', allow_unicode=True) 'это-заголовок-статьи' Но тогда мы не вписываемся в условие. У нас появилась кириллица в тексте. Так как я часто пишу сайты для русскоязычных пользователей эта проблема весьма актуальна. Я не использую стандартную функцию и всегда пишу свою. Оригинал я не беру в расчёт и пишу полностью свою функцию. И так, по порядку: 🔸1. Исходный текст: >>> text = 'Мой заголовок №10 😁!' Взял специально посложней со специальными символами. 🔸2. Транслит Необходимо сделать транслит всех символов в латиницу. Здесь очень выручает библиотека unidecode. Помимо простого транслита кириллицы в латиницу она умеет преобразовывать спец символы и иероглифы в текстовые аналоги. from unidecode import unidecode >>> unidecode("Ñ Σ ® µ ¶ ¼ 月 山") 'N S (r) u P 1/4 Yue Shan' Очень крутая библиотека, советую👍 В нашем случае получаем такое преобразование: >>> text = unidecode(text) >>> print(text) 'Moi zagolovok No. 10 !' Отличный транслит. Смайл просто удалился, хотя я ждал что-то вроде :). Ну и ладно, всë равно невалидные символы. А еще наш код уже поддерживает любой язык, будь то хинди или корейский. 🔸4. Фильтр символов Unidecode не занимается фильтрацией по недопустимым символам. Это мы делаем в следующем шаге через regex. Просто заменим все символы на "_" если они вне указанного диапазона. >>> text = re.sub(r'[^a-zA-Z0-9]+', '_', text) >>> print(text) 'Moi_zagolovok_No_10_' Символ "+" в паттерне выручает когда несколько недопустимых символов идут рядом. Все они заменяются на один символ "_". 🔸5. Slugify Осталось удалить лишние символы по краям и сделать нижний регистр >>> text = text.strip('_').lower() >>> print(text) 'moi_zagolovok_no_10' Получаем отличный slug! 😎 🌎 Полный код в виде функции. ______________ PS. Проверку что в строке остался хоть один допустимый символ я бы вынес в отдельную функцию. #libs#tricks#django

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Пронајдени 7 слични објави

Пребарај: #stoltenberg

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Libertà è ragione

@libertaeragione · Post #3873 · 04.07.2023 г., 11:24

#NATO Jens #Stoltenberg (#Ap|S&D): “Onorato dalla decisione degli Stati NATO di estendere il mio mandato come Segretario Generale fino al 1° ottobre 2024. Il legame transatlantico tra Europa e Nord America ha garantito la nostra libertà e sicurezza per quasi 75 anni e, in un mondo più pericoloso, la nostra Alleanza è più importante che mai.” @OsservatorioEsteri

Libertà è ragione

@libertaeragione · Post #4201 · 26.06.2024 г., 09:04

#NATO il Consiglio Nord Atlantico ha deciso di nominare il Primo Ministro olandese Mark #Rutte (#VVD|RE) come prossimo Segretario generale della NATO, succedendo a Jens #Stoltenberg (#Ap|S&D). Rutte assumerà le funzioni di Segretario generale dal 1° ottobre 2024, quando scadrà il mandato di Stoltenberg dopo dieci anni alla guida dell'Alleanza. @OsservatorioEsteri

Ultimora.net - POLITICS

@ultimoraPOLITICS · Post #40019 · 16.06.2022 г., 19:08

#NATO#Turchia#Svezia#Finlandia Segretario Generale della NATO Jens #Stoltenberg (#Ap|S&D): "Miriamo a trovare una soluzione alle preoccupazioni della Turchia il più rapidamente possibile. Troveremo presto una soluzione. Vorrei ricordare che ci sono 30 membri nella NATO che non sempre sono d'accordo su tutto. Risolvere i disaccordi e raggiungere un consenso è un luogo comune per l'alleanza di difesa." @UltimoraPolitics

Savino Balzano

@savinobalzano · Post #1121 · 21.08.2025 г., 09:36

https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1 È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.

la fionda📗

@lafionda · Post #6500 · 21.08.2025 г., 09:37

https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1 È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.