Первая директория в sys.path
🔸 Когда вы запускаете Python-интерпретатор в интерактивном режиме, в системные пути (sys.path) в самое начало добавляется текущая рабочая директория
>>> for path in sys.path:
... print(f'"{path}"')
""
"/usr/lib/python37.zip"
"/usr/lib/python3.7"
...
Первая строка пустая, что и означает текущую рабочую директорию.
🔸 Если вы запускаете интерпретатор передавая скрипт как аргумент, то история получается иная. На первом месте будет директория в которой располагается скрипт. А текущая рабочая директория игнорируется.
Пишем скрипт с таким содержанием:
# script.py
import sys
for path in sys.path:
print(f'"{path}"')
Запускаем
python3 /home/user/dev/script.py
Получаем
"/home/user/dev"
"/usr/lib/python37.zip"
"/usr/lib/python3.7"
...
🔸 Если вы запускаете скрипт по имени модуля то на первом месте будет домашняя директория текущего юзера
python3 -m script
"/home/user"
"/usr/lib/python37.zip"
"/usr/lib/python3.7"
...
Скрипт должен быть доступен для импорта
На что это влияет?
На видимость модулей для импорта. Если вы ждёте, что, запустив скрипт по пути, сможете импортировать модули из текущей рабочей директории, то вы ошибаетесь. Придётся добавлять путь os.getcwd() в sys.path самостоятельно или заранее объявлять переменную PYTHONPATH.
#basic
Secondo agenzie di stampa internazionali, la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, potrebbe essere stata uccisa nel corso degli attacchi militari lanciati oggi dagli Stati Uniti e da Israele contro obiettivi in Iran, tra cui la sua residenza a Teheran. Fonti israeliane citate da alcuni media affermano che vi sarebbero “segnali” della sua morte dopo i bombardamenti e che immagini del corpo sarebbero state mostrate ai vertici israeliani.
La situazione rimane in evoluzione, ma l’eventuale morte di una figura di rilievo mondiale come la Guida Suprema dell’Iran, a poche ore dall’inizio della guerra, potrebbe aprire molti scenari inaspettati.
#cronaca#politica#notizie#notizia#iran
Camminando in questo quartiere la prima sensazione è di un luogo sospeso. Un'arteria storica di Milano, un tempo vivace e multiculturale, oggi percepita da molti dei suoi stessi abitanti come una terra di nessuno.
Questa è Milano senza filtri.
Questa è Via Padova.
Un laboratorio sociale diventato, agli occhi di chi lo vive ogni giorno, un esempio di degrado e abbandono. Il dato demografico racconta una realtà precisa: sette residenti su dieci sono di origine straniera.
A questa complessa situazione si aggiunge il progetto di una nuova moschea. Un’opera pubblica che per l’amministrazione è un passo verso l’inclusione, ma che molti residenti – italiani e non – guardano con scetticismo, chiedendosi se non sia l’ennesimo paravento per non affrontare i veri, urgenti problemi: sicurezza, legalità e vivibilità.
E tu? Cosa ne pensi?
Faccelo sapere nei commenti!
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Si cammina guardando oltre le spalle. Si parla a voce bassa. Si sceglie di rientrare prima che il sole tramonti.
In via Padova, la normalità ha smesso da tempo di essere un diritto e si è trasformata in un calcolo, in una strategia di sopravvivenza quotidiana.
Questo non è solo un quartiere, è una ferita aperta nella periferia di una città che troppo spesso distoglie lo sguardo.
Questa è "Milano senza filtri".
Siamo tornati in via Padova, tra negozi chiusi e grate abbassate, e i residenti ci aprono le loro porte non solo per raccontare, ma per testimoniare.
Le loro voci, un coro stanco e rabbioso, dipingono un quadro allarmante: una violenza che non è più un'eccezione, ma lo sfondo costante delle loro giornate. Aggressioni, spaccio in pieno giorno, liti che sfociano in minacce.
L'ordine del giorno, ormai, ha un unico, triste punto fisso: l'insicurezza.
Guarda il video e scopri di più!
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Beppe Sala dichiara che «le nostre strade sono ancora piene di fascismo». Un’affermazione roboante, buona per i comizi e per i social, ma del tutto scollegata dalla realtà quotidiana dei milanesi. Nelle strade di Milano non sfilano camicie nere: si vedono invece scippi, violenza, spaccio e degrado crescente. Questo è il problema vero, ed è sotto gli occhi di tutti.
Da sindaco, Sala dovrebbe occuparsi della sicurezza concreta dei cittadini, soprattutto dei lavoratori e dei più deboli, invece di attaccarsi a vecchie ossessioni ideologiche utili solo a distrarre dall’incapacità amministrativa. La prassi é chiara: l’antifascismo come alibi per non governare. Milano ha bisogno di ordine, protezione sociale e serietà, non di slogan fuori tempo massimo.
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Uscire dal carcere non significa lasciarsi alle spalle la condanna, spesso, è solo l'inizio di un'altra forma di pena.
In Italia, il sistema penitenziario continua a mostrare numeri allarmanti: sovraffollamento, su*cidi, carcerazione preventiva e disuguaglianze che raccontano molto più di quanto immaginiamo.
In questo carosello trovi alcuni dati aggiornati (DAP, ISTAT, CNEL) che fotografano la realtà delle carceri italiane nel 2025.
Parlarne è il primo passo per cambiare le cose.
Tu cosa ne pensi?
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#roma
Una storia che interpella tutti: una famiglia che sceglie un'educazione alternativa, una comunità che li sostiene, una decisione del tribunale che rischia di separarli.
Dov'è il confine tra libertà familiare e intervento dello Stato?
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Marco Travaglio ha commentato il rapporto tra Donald Trump e l'Europa sottolineando la sudditanza che l'Europa oggi soffre rispetto agli USA.
Emblematica la frase "noi siamo servi e i padroni non discuto coi servi"
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